Home Centro studi per la Scuola Pubblica - CESP Padova Home

10 marzo protesta a Roma - Centro Studi per la Scuola Pubblica di Padova
Home > news > 10 marzo protesta a Roma

tagli & ritagli

10 marzo protesta a Roma

di Roberto Ciccarelli - il manifesto

giovedì 5 marzo 2015

Mar­tedì 10 marzo il Con­si­glio dei mini­stri ren­derà noti i numeri esatti delle assun­zioni dei pre­cari nella scuola. Sem­bra ormai certa la rinun­cia del governo al decreto legge e la scelta di un dise­gno di legge. Il pre­mier Mat­teo Renzi ha assi­cu­rato che i tempi saranno rispet­tati dal Par­la­mento. Resta da capire se il Par­la­mento è d’accordo con lui.

Anche nel caso in cui le aule appro­vas­sero la legge entro giu­gno, i tempi tec­nici per le assun­zioni rischiano di non essere rispet­tati, tenendo conto che il Miur ha biso­gno di tempo per avviare le pro­ce­dure neces­sa­rie. Il Comi­tato per la legge di ini­zia­tiva popo­lare sulla «Buona scuola per la Repub­blica» (Lip) ha indi­cato il pro­blema creato dal repen­tino cam­bio di stra­te­gia di Renzi: «È un ricatto al Par­la­mento – si legge in un comu­ni­cato – il governo stru­men­ta­lizza l’assunzione dei pre­cari al fine di otte­nere una appro­va­zione, senza ade­guato con­fronto par­la­men­tare, su tutti gli altri capi­toli della riforma, non solo non urgenti, ma spesso dan­nosi per la scuola pub­blica sta­tale». La strada resta quella di «un imme­diato decreto legge».

Il mini­stro dell’Istruzione Ste­fa­nia Gian­nini non ha escluso il ricorso a un decreto d’urgenza. «Obiet­tivo ine­lu­di­bile è la coper­tura di tutti i posti vacanti, le cat­te­dre, con per­so­nale di ruolo e non con sup­plenti annuali», ha detto. Un’ipotesi simile è stata avan­zata anche da Pier­luigi Ber­sani (Pd).

Dopo giorni di divi­sioni, reali o pre­sunte, e di un’alluvione di indi­scre­zioni che pun­tual­mente non hanno tro­vato con­ferma, il governo resta incerto sulla scelta del dispo­si­tivo legi­sla­tivo da adot­tare. Né si cono­scono le cifre esatte dei pre­cari iscritti alle gra­dua­to­rie in esau­ri­mento (Gae) da assu­mere a set­tem­bre. Le cifre ondeg­giano dai 95 mila ai 120 mila. L’unica cer­tezza è che i pre­cari non sono più 148 mila, diver­sa­mente da quanto ripe­tuto per mesi, e che il Cdm del 3 marzo ha appro­vato solo la coper­tina della «Buona scuola».

I docenti pre­cari iscritti alle Gae hanno nel frat­tempo letto la bozza del decreto che il Cdm si appre­ste­rebbe a tra­sfor­mare in dise­gno di legge. L’articolato con­ferma l’abolizione delle Gae. Stessa sorte dovrebbe toc­care al cosid­detto “dop­pio canale” creato a suo tempo. La metà era reclu­tata dalle gra­dua­to­rie, l’altra dal con­corso come pre­vede la Costi­tu­zione. Con la «Buona scuola» non sarà più così. I 40 mila circa che non rien­tre­ranno nel piano assun­zioni dovranno par­te­ci­pare al con­corso che verrà ban­dito a breve. Per gli iscritti alle Gae sarà una pesante discri­mi­na­zione dopo avere atteso anni per l’immissione in ruolo, gua­da­gnando ottime posi­zioni in gra­dua­to­ria, con pun­teggi esor­bi­tanti. Docenti che hanno garan­tito il cor­retto fun­zio­na­mento della scuola saranno costretti a rifare un con­corso già fatto. Con il rischio di essere nuo­va­mente esclusi e finire disoccupati.

Per abo­lire il pre­ca­riato, Renzi rischia di can­cel­lare l’esistenza dei pre­cari. Senza con­tare tutti gli abi­li­tati nelle gra­dua­to­rie di isti­tuto e coloro che hanno lavo­rato più di 36 mesi negli ultimi cin­que anni. Di que­sti solo poche migliaia saranno i pre­scelti. Per Ales­sio Cala­brese, docente di filo­so­fia e sto­ria iscritto alle Gae di Napoli dal 2007 que­sto è il «trucco» nasco­sto dalla «buona scuola». «Mi sem­bra chiaro che non vogliono risol­vere il pro­blema del pre­ca­riato sto­rico nella scuola, ma pun­tano alla sua abo­li­zione ex lege – afferma — Ciò che si appre­stano a fare, chie­dendo la com­pli­cità del Par­la­mento, è un atto ille­git­timo e illegale».

Se que­ste sono le pre­messe, è pre­ve­di­bile che una mon­ta­gna di ricorsi som­mer­gerà il governo. Tra i più pena­liz­zati ci saranno i docenti che inse­gnano filo­so­fia e sto­ria, disci­pline fon­da­men­tali nell’insegnamento dei saperi uma­ni­stici. Il mini­stro dell’Istruzione Gian­nini ha annun­ciato l’intenzione di poten­ziare disci­pline come la sto­ria dell’arte, l’economia o il diritto, ma non filo­so­fia e sto­ria. Una classe di con­corso non par­ti­co­lar­mente affol­lata (circa 4 mila docenti) rischia di essere spaz­zata via.

«Dopo l’ennesima fumata nera, si può vedere quali frutti sta dando la pre­sun­zione del governo di fare tutto da solo: il nulla più totale – sostiene Fran­ce­sco Scrima (Cisl) – l’unica prio­rità è l’assunzione dei pre­cari».
I Cobas annun­ciano una mani­fe­sta­zione sotto il Par­la­mento mar­tedì 10 dalle 16 e uno scio­pero gene­rale il 5, 6 e 12 mag­gio: «Tutto l’armamentario della scuola-azienda e della misera scuola-quiz è stato con­fer­mato – sostiene Piero Ber­noc­chi — Come il blocco dei con­tratti e il ten­ta­tivo di aggi­rare la Costi­tu­zione aumen­tando i finan­zia­menti alle scuole pri­vate». «I prov­ve­di­menti annun­ciati dal governo sono un ulte­riore attacco alla scuola pub­blica– sostiene Dome­nico Pan­ta­leo (Flc Cgil) – Ridu­cono i salari e affer­mano un potere discre­zio­nale dei diri­genti in tema di valutazione».

http://ilmanifesto.info/scuola-renzi-non-risolve-il-rebus-dei-precari/