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Diritti a scuola

TOGLIERE IL CROCEFISSO

dall’Espresso on line

mercoledì 18 febbraio 2015

"Punite il professore che toglie il crocefisso"

Franco Coppoli ha rimosso il simbolo religioso durante le sue lezioni in classe a Terni e ora rischia una sospensione. La seconda dopo quella del 2008 finita con un mese senza stipendio e ora davanti al Tribunale. A dicembre un docente triestino per lo stesso motivo ha ricevuto una censura

DI MICHELE SASSO

Un altro crocefisso rimosso e il rischio di un’altra sospensione. La colpa del professore Franco Coppoli: ha tolto l’immagine di Cristo e della cristianità in una scuola pubblica.

È accaduto all’istituto tecnico industriale e geometri “Allievi-Da Sangallo” di Terni e l’ufficio scolastico regionale per l’Umbria ha deciso di convocarlo per giovedì 5 febbraio per il contraddittorio in sua difesa.

Ecco l’accusa nel procedimento disciplinare a suo nome: «Il fatto che abbia divelto dalle pareti di quattro aule in cui fa lezione i crocefissi fissati con una vite a pressione e con la colla provocando danni alle pareti durante le ore di lezione e che successivamente sempre durante le attività didattiche abbia proceduto personalmente a chiudere i fori».

Ma c’è di più. Nella comunicazione si «evidenzia che i fatti che si contestano, la rimozione dalle aule, sono stati oggetto di precedente procedimento disciplinare a suo carico e che pertanto rappresentano una recidiva».

Otto anni fa al trasferimento da Bologna a Terni per insegnare italiano e storia entra in classe e decide di staccarlo dal muro durante le sue lezioni.

«Non esiste alcuna norma che impone o legittima il crocefisso nelle scuole superiori. Ed io avevo semplicemente rivendicato la libertà di non fare lezione sotto un simbolo appeso di una specifica confessione religiosa, invocando la libertà di insegnamento, la libertà religiosa e la laicità dello Stato e della scuola pubblica previste dagli articoli costituzionali» racconta Franco Coppoli.

All’inizio la cosa non sembra creare problemi, ma dopo qualche settimana gli studenti si riuniscono in assemblea e “a maggioranza” decidono che nelle classi il simbolo deve stare alla parete.

Lui non si arrende e continua a staccarlo dal muro per rimetterlo al proprio posto prima di uscire dalla classe. Risultato: un mese senza insegnamento e stipendio.

Dai banchi della classe al tribunale.

La Corte d’Appello di Perugia il 15 ottobre scorso ha respinto il ricorso presentato dal docente contro la sentenza che ha ritenuto insussistente la discriminazione denunciata e legittima la sospensione di trenta giorni.

«Ricevere un provvedimento disciplinare per la pretesa di insegnare in ambienti che siano inclusivi e laici è assurdo. C’è un ipocrisia di chi scende in piazza per la libertà di parola del settimanale “Charlie Hebdo” mentre si straccia le vesti per i simboli cattolici presenti nelle nostre aule», commenta Coppoli.

Oggi il rischio è ancora più alto: la dirigente ha chiesto un lungo allontanamento e perfino il licenziamento. Un caso-limite che fa il paio con la vicenda di Davide Zotti, il professore di filosofia triestino sottoposto a indagine disciplinare per lo stesso motivo.

Per Zotti è arrivata una "censura", la sanzione stabilita dall’ufficio scolastico che, verificato il curriculum del docente ha rinunciato alla sospensione optando per una sorta di ammonizione, una nota di demerito. Ma sempre di una sanzione si tratta.

«Mi è stato spiegato che il mio gesto sarebbe stato da sospensione - dice Davide Zotti - ma non avendo altre "macchie" sul curriculum, si sono limitati alla censura. Per me rimane sempre una sanzione ed è grave comunque perché ne va del mio ruolo di insegnante e di quella che è una battaglia di civiltà che ritengo ancora legittima».

La sentenza del 2011 della Corte europea dei diritti dell’uomo non aiuta certo, dopo che ha stabilito che il crocefisso può restare appeso nelle aule delle scuole pubbliche italiane perché questo simbolo non lede né il diritto dei genitori a educare i figli secondo le proprie convinzioni, né il diritto degli alunni alla libertà di pensiero, di coscienza o di religione.

«Ancora oggi – è il commento di Raffaele Carcano, segretario dell’unione degli atei e dei razionalisti – cercare di insegnare o esercitare la propria attività lavorativa in luoghi pubblici non connotati da alcun simbolo religioso è difficile e pesante. Basti pensare alla vicenda del giudice Luigi Tosti (Assolto ma licenziato per motivi disciplinari) e le raffiche di provvedimenti contro questi docenti: il cammino per i diritti civili e la laicità dello Stato è ancora in salita».