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Una Buona Scuola per tutti e di tutti

La «fase due» della «Buona Scuola»

di Roberto Ciccarelli

mercoledì 7 gennaio 2015

La «fase due» della «Buona Scuola»

di Roberto Ciccarelli - dal Manifesto del 7 gennaio 2015

Il governo ema­nerà un decreto e pre­sen­terà un dise­gno di legge per l’attuazione della riforma deno­mi­nata «Buona scuola» il pros­simo 28 feb­braio. La data sem­bra essere quella defi­ni­tiva per­ché è stata comu­ni­cata in un video-messaggio dal pre­si­dente del Con­si­glio Mat­teo Renzi a poche ore dalla fine delle vacanze nata­li­zie. All’origine i prov­ve­di­menti dove­vano essere pre­sen­tati in que­sti giorni,. Poi il ter­mine è pro­gres­si­va­mente slit­tato. Prima al 22 feb­braio (Renzi aveva scan­dito: «Segna­tevi la data»). Il pro­blema è che il 22 feb­braio è dome­nica. Un giorno impro­ba­bile per orga­niz­zare un con­si­glio dei mini­stri dove, di solito, si varano decreti o dise­gni di legge. Spul­ciando l’agenda, allora è spun­tato il sabato suc­ces­sivo dove è pre­su­mi­bile che verrà con­vo­cata una riu­nione dei ministri.

Non si esclu­dono altre sor­prese e la con­sueta appen­dice fatta di indi­scre­zioni, marce indie­tro, ritrat­ta­zioni. Cioè, la nor­male ammi­ni­stra­zione per un ese­cu­tivo che mostra uno stato con­fu­sio­nale sin dall’estate scorsa, quando l’allora sot­to­se­gre­ta­rio all’istruzione Roberto Reggi, l’ex sin­daco di Pia­cenza ora pro­mosso all’agenzia del Dema­nio, rila­sciò ad un noto quo­ti­diano un’intervista che fu costretto a smen­tire poche ore dopo.

Da allora nes­suno dei nodi della scuola è stato sciolto: la car­riera dei docenti, il loro sta­tus giu­ri­dico, il blocco dei con­tratti. In com­penso è stata decisa l’assunzione di 148 mila inse­gnanti pre­cari, ma non del per­so­nale Ata, inse­riti nelle gra­dua­to­rie ad esau­ri­mento (Gae). I primi 900 milioni di euro sono stati messi nella legge di sta­bi­lità. Ci sono altri 3,7 miliardi di euro. Ma anche su que­sto punto sem­bra che ci siano scuole di pen­siero diverse nel governo e nella mag­gio­ranza. Sono indi­scre­zioni che lasciano il tempo che tro­vano, ma sem­bra che a qual­cuno nel palazzo non sia sfug­gito l’esclusione di circa circa 100 mila pre­cari, aventi titolo, ma inse­riti nelle gra­dua­to­rie di isti­tuto (Gi). Ne è nato il tur­bine di nuove voci che vor­reb­bero l’assunzione di 100 mila pre­cari dalle Gae e 48 mila dalle Gi. Se così fosse, i canali del reclu­ta­mento diven­te­rebbe addi­rit­tura tre. Al momento, chi resterà fuori, anche se con anni di inse­gna­mento alle spalle, dovrà spe­rare di supe­rare un nuovo con­corso a cattedra.

Il 28 feb­braio dovrebbe dun­que scat­tare la «fase due» di una riforma che il pre­si­dente del Con­si­glio con­ce­pi­sce come «la più grande con­sul­ta­zione dal basso mai effet­tuata in Europa». Con que­sto lin­guag­gio enfa­tico Renzi allude in realtà al flop della con­sul­ta­zione online sulla «Buona scuola» alla quale vale la pena di ricor­darlo hanno par­te­ci­pato solo 10.500 stu­denti, vale a dire il 5,15% del totale. Una con­sul­ta­zione che certo non ha bril­lato né per tra­spa­renza, né per demo­cra­zia dato che si chie­deva al pub­blico di espri­mersi su domande pre­con­fe­zio­nate dall’alto. Ma un dato è emerso con chiarezza.

Il mondo della scuola ha boc­ciato Renzi e le sue vel­leità «meri­to­cra­ti­che» sulla car­riera degli inse­gnanti. Que­sto «merito» era, in realtà, un mero arbi­trio deciso dal governo che pre­miava solo il 66% dei docenti capaci di cumu­lare cre­diti didat­tici, for­ma­tivi legati agli inca­ri­chi e alla loro capa­cità di essere più «pro­dut­tivi» dei col­le­ghi. Una pro­po­sta inde­cente respinta insieme a quella che dovrebbe costrin­gere i docenti «migliori» a spo­starsi nelle scuole «a ren­di­mento più basso» per con­ti­nuare ad avere gli aumenti di sti­pen­dio. La mag­gio­ranza si è espressa a favore di una pro­gres­sione di car­riera basata su un mix di anzia­nità e lavoro. Il risul­tato della con­sul­ta­zione è tal­mente vago che in que­ste ore sta pro­du­cendo una serie di anti­ci­pa­zioni aber­ranti che non tar­de­ranno a riac­cen­dere gli animi. Sem­bra infatti che, a dispetto del risul­tato chiaro della con­sul­ta­zione voluta dal governo, gli aumenti degli sti­pendi var­ranno solo per il 20% dagli «scatti di anzia­nità» e per l’80% da quelli di «merito». Su que­sto punto il governo è in dif­fi­coltà. E manca ancora un mese e mezzo alla nuova scadenza.

Dalla nebu­losa creata dall’esecutivo bril­lano altre stelle minac­ciose. In par­ti­co­lare quella sull’«anno di prova» a cui saranno sot­to­po­sti i docenti neoas­sunti. Una con­di­zione pre­vi­sta per legge che tut­ta­via verrà fune­stata dal chiaro intento della poli­tica di sot­to­porli ad una «cer­ti­fi­ca­zione» delle com­pe­tenze infor­ma­ti­che e linguistiche.

Docenti con espe­rienza plu­rien­nale, con una o più abi­li­ta­zioni, e una mon­ta­gna di titoli, dovranno sot­to­porsi ad una «valu­ta­zione». E così’ per tutta la vita.