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QUOTA 96

Quota 96 : oltre il danno la beffa

lunedì 23 settembre 2013

Quota 96 : oltre il danno la beffa

E’ proprio il caso di dirlo per l’odissea che circa 3500 Docenti e ATA stanno vivendo da circa 21 mesi , da quando la riforma Fornero sulle pensioni del dicembre 2011 ha bloccato i pensionandi del comparto scuola annullando il diritto già acquisito di andare in pensione il 1 settembre 2012 e rinviandolo di 3, 4, 5 anni ed anche oltre. A provocare lo slittamento di tutti questi anni, è stato il mancato riferimento nell’art.24 della riforma Fornero al comma 9 dell’art.59 della legge 449 del dicembre del 97 che riconosce la specificità del comparto scuola. Lo specifico comma recita che il Comparto ha una sola finestra d’uscita il 1 settembre di ogni anno e che di conseguenza i requisiti per l’accesso alla pensione si maturano entro il 31 dicembre dell’anno in corso, 2/3 del personale lavora, rispetto al parametro anagrafico, qualche mese in più, quelli nati dal 1/1 al 31/8 mentre i nati nell’ultimo quadrimestre o coloro che maturano l’anzianità contributiva dopo il 1° settembre guadagnano qualcosa. Si è gridato all’errore, all’omissione, ma ad oggi la classe politica ha riconosciuto l’errore e fatto solo promesse fumose per risolverlo. Era pronto a fine luglio un disegno di legge di correzione della Fornero, licenziato dalle commissioni Lavoro e Cultura, ma non è mai diventato decreto legge, con scuse ridicole e vergognose della Ragioneria dello stato in commissione bilancio sul numero degli aventi diritto e sulla copertura finanziaria. I lavoratori di "quota 96" continuano a essere danneggiati e beffati dalla cialtroneria, ignoranza e incompetenza di una classe politica a cui paghiamo lauti stipendi e pensioni.
A bloccare l’iter del disegno di legge, il balletto dei numeri tra i 9000 dell’INPS , i 3500 del MIUR , e la delirante relazione tecnica della Ragioneria dello stato che finge di scambiare la deroga per la scuola per una modifica alla riforma, paventando effetti emulativi per tutto il pubblico impiego e il falso allarmismo sui conti pubblici che lieviterebbero per gli oneri aggiuntivi TFS/TFR , quando è vero tutto il contrario.
Il pensionamento genera un risparmio, perché l’assegno pensionistico è inferiore rispetto allo stipendio mediamente del 20% ed è anche inferiore di oltre il 30% lo stipendio dei neoassunti che manterranno il livello 0 per 9 anni rispetto ad un lavoratore a fine carriera.
Colpevole anche, l’immobilismo del MIUR che ancora non ha esperito alcuna procedura per verificare la reale platea da contrapporre ai dati INPS, che secondo alti funzionari del MIUR stesso sono gonfiati. Colpevole, inoltre, per aver taciuto la notizia che due docenti romane di "quota 96" hanno vinto un ricorso al GdL contro il MIUR appellatosi dopo i termini e costretto dal giudice a collocare a riposo le ricorrenti nel novembre 2012. Il MIUR quindi avrebbe nelle mani una fonte giuridica per agire indipendentemente dalle altre istituzioni, ignora migliaia di ricorsi pendenti e il ricorso per incostituzionalità alla Corte Costituzionale che si pronuncerà il 19 novembre 2013. La Ministra Carrozza prima annuncia il suo impegno a sanare tempestivamente l’ingiustizia per poi fare marcia indietro in modo pilatesco appellandosi alle difficoltà economiche in cui versa l’amministrazione Pubblica, mentre avrebbe potuto, dando dei segnali di discontinuità con i suoi predecessori e coerenza con il suo programma di svecchiamento della classe docente, recuperare risorse tagliando sprechi come l’Invalsi e i concorsi cattedra, contestati dalla stragrande maggioranza dei precari, docenti, genitori, studenti.
Restituire il diritto alla pensione a chi è rimasto impigliato con la riforma Fornero per l’attuale classe dirigente non è una priorità, né un’urgenza come l’IMU di Berlusconi o altri provvedimenti utili solamente a tenere in piedi questo governo che continua come il precedente a rastrellare soldi dai lavoratori, esodati, precari e disoccupati per dare fiato alle lobby della speculazione finanziaria, del cemento o a “onorare” gli impegni con l’industria bellica acquistando i cacciabombardieri F35 il cui costo è di 12 miliardi stimati senza considerare l’altissimo costo per la manutenzione.
La mobilitazione non solo dei "quota 96" ma anche delle migliaia di precari a cui è stata sottratta la possibilità di essere immessi in ruolo sui posti che si sarebbero liberati con il pensionamento, è la sola strategia che ci far vincere.
Uniti dobbiamo incalzare i ministri e tutta la classe dirigente a trovare la copertura finanziaria.

Continuiamo con i presidi di piazza e con l’assedio dei palazzi del potere decisionale, perché è ora che dobbiamo esigere dal governo di andare in pensione entro il 2013.

Partecipiamo al presidio nazionale al MIUR, Viale Trastevere Roma martedì 24 settembre dalle 14:00 - 18:00