Home Centro studi per la Scuola Pubblica - CESP Padova Home

UNA STAGIONE CALDA PER LA SCUOLA. - Centro Studi per la Scuola Pubblica di Padova
Home > cobas scuola di padova > UNA STAGIONE CALDA PER LA SCUOLA.

articolo

UNA STAGIONE CALDA PER LA SCUOLA.

Dal tritacarne mediatico alla riscoperta del piacere del lottare.

venerdì 6 agosto 2010

Il blocco degli scrutini è stato uno strumento di lotta che il movimento degli insegnanti ha utilizzato dalla fine degli anni 70 a quella degli anni 90, sempre osteggiato dai sindacati confederali, ma che li ha - spesso - travolti, riuscendo a concretizzare gli obiettivi più sostanziosi che stavano nel piatto in quelle determinate fasi: stabilizzazione dei precari, certezza nel reclutamento, gli unici sostanziosi aumenti salariali; su queste conquiste sono nati e cresciuti i sindacati di base, in particolare Gilda e ì Cobas della scuola.

UNA STAGIONE CALDA PER LA SCUOLA.
Dal tritacarne mediatico alla riscoperta del piacere del lottare.

Erano più di 10 anni che la conclusione dell’anno scolastico non vedeva delle iniziative di agitazione e lotta di un certo rilievo, anche questa volta per poterlo fare abbiamo rispolverato il blocco degli scrutini quale strumento per attirare l’attenzione sul mondo dell’educazione, istruzione e formazione.
Il blocco degli scrutini è stato uno strumento di lotta che il movimento degli insegnanti ha utilizzato dalla fine degli anni 70 a quella degli anni 90, sempre osteggiato dai sindacati confederali, ma che li ha - spesso - travolti, riuscendo a concretizzare gli obiettivi più sostanziosi che stavano nel piatto in quelle determinate fasi: stabilizzazione dei precari, certezza nel reclutamento, gli unici sostanziosi aumenti salariali; su queste conquiste sono nati e cresciuti i sindacati di base, in particolare Gilda e ì Cobas della scuola.
Poi è venuta la L.146/90, che ha regolamentato gli scioperi nel Pubblico Impiego e nei Servizi - detta legge anti cobas anche perchè fortemente voluta dai sindacati ufficiali che vedevano erosa la loro credibilità dall’interno dei settori - e, di fatto, le lotte autonome e di base si trovarono con le armi spuntate.
Oggi dopo una discussione che è durata anni e che ha attraversato tutto il sindacalismo di base della scuola, trovando resistenze anche inaspettate – ricordiamoci che alla forma sindacato è connaturata la mediazione sociale - questa forma di lotta, sollecitata e sospinta dall’area cobas scuola e coordinamento precari del veneto ha trovato una sua rinnovata applicazione, grazie ai Cobas della Scuola che ne hanno assunto il significato, il carico e gestito la fase di indizione e preparatoria, nell’unica forma possibile – rispettando le norme vigenti - di soli 2 giorni articolati regionalmente: il risultato è stato clamoroso, aldilà delle aspettative, un vero e proprio successo dell’iniziativa sia per la diffusione che ha avuto sia per le forme che ha assunto.
Uno sciopero che ci ha permesso di richiamare l’attenzione sociale e collettiva – è stato presente sui media locali e nazionali per oltre 10 giorni - sulla smantellamento della funzione pubblica della scuola, in atto da almeno 10 anni, che ci ha permesso di rilanciare il concetto di Scuola Bene Comune e sul fatto contingente - la manovra finanziaria - che ci penalizza con un taglieggiamento medio annuo di 1.600 € ma che arriva alla bella somma complessiva di 30.000 € per gli insegnanti a fine carriera.
Le riviste del settore – vedi Tuttoscuola e La Tecnica della Scuola – confermano i dati diffusi dai Cobas della Scuola che riferiscono di almeno 25.000 classi non scrutinate nei giorni dello sciopero, ma, quello che più importa, dal nostro punto di vista, è la formazione in migliaia di Istituti delle casse di mutuo soccorso o di resistenza, che hanno coinvolto sicuramente oltre 100.00 lavoratori della scuola, permettendo si di sostenere economicamente gli scioperanti ma dimostrando anche fattivamente una larga disponibilità all’iniziativa, quando questa assume una dimensione concreta ed efficace, almeno sul piano simbolico, abbandonando la stantia ritualità di uno sciopero settoriale o generale dietro l’altro. Va aggiunta un’ulteriore considerazione sul piano della prospettiva di lotta contro la destrutturazione della scuola pubblica e del forsennato attacco alla qualità della vita: per la prima volta – dopo troppi anni – si vede la disponibilità collettiva a riformare comitati di agitazione e lotta nelle singole scuole, aldilà e oltre le sigle sindacali, lavoratori della scuola che rendono disponibili a lavorare in rete, per ottenere informazioni e non perdere i contatti in un lavoro – da sempre nella scuola ma oggi ancor di più – flessibile, mobile e precario.
Lo sciopero con il blocco degli scrutini è stato anche un atto d’orgoglio professionale: il canto del cigno di una funzione/mestiere – quella dell’insegnante - tecnologicamente obsoleta?
Può essere certo, come si può negare che la rivoluzione informatica e comunicativa non stravolga una professione che ha il suo senso nella comunicazione e nella trasmissione di informazioni e valori socialmente acquisiti in forma dominante o critica. Difficile e fuori tempo massimo è l’abbarbicarsi sull’insostituibile bisogno/necessità della figura dell’insegnante specificatamente qualificato, anche qui stiamo per diventare tutti jolly, insegnanti buoni per un’ampia fascia di materie, pronti a coprire un buco nella catena dell’educazione/formazione e soggetti ad essere sostituiti alla bisogna. Quei sindacati – pensiamo alla Gilda – che 15 anni fa ne hanno fatto la loro bandiera, ci devono seriamente ripensare altrimenti continueranno ad essere sempre più fuori dal tempo e dallo spazio reale.
Si registra un male di vivere nella scuola, uno spaesamento soggettivo che si prova quotidianamente, che rende difficoltosi i rapporti, la comunicazione, la lotta anche per la difesa del proprio status sociale, tanto che il tritacarne mediatico ci ha ridotto a fannulloni o a reduci del generazione 68/77. Un atto d’orgoglio, quindi o un possibile salto di qualità nel prendersi in mano il proprio destino e ruolo sociale? Lo potremo vedere già da settembre, qui nel Veneto ci abbiamo creduto da sempre e i risultati sono andati oltre le aspettative sopratutto nel ritrovato senso di solidarietà, di trasversalità e di condivisione, tra il personale, gli studenti, con gli spaesati genitori sulle cui spalle graveranno tutti gli oneri economici della ristrutturazione del sistema scolastico e che determinerà la qualità dell’insegnamento a cui ciascuno potrà avere accesso.
E’ stato una esperienza complicata, complessa, un work in progress, un arricchimento soggettivo ed un riconoscimento sociale diffuso che rimane nel nostro bagaglio e ci permetterà di la nuova stagione con una grinta che ci eravamo scordati da tempo.
Si può profilare una nuova stagione di protagonismo sociale nella scuola a partire proprio dalle esigenze, necessità, istanze, deficienze oggettive dei singoli Istituti e territori. Certo non un processo automatico e lineare ma piuttosto caotico e diffuso a macchia di leopardo nei territori, situazione che viene determinata dalle forme della mediazione politica e sociale ormai assai differenziata, dalla presenza di una soggettività che si sappia muovere in sintonia con la contraddittorietà di questa fase politica e sindacale caratterizzata da un diffuso disorientamento che consegue al venir meno della dialettica politica tra le nostre esigenze di rinnovamento e avanzamento sociale e la gestione politica della Cosa Pubblica nell’epoca del dominio della Tecnica di Governo e dell’imposizione dei parametri di compatibilità economica della Globalizzazione, che hanno spazzato le presunte diversità tra una gestione della Politica di Governo di destra o di sinistra.
Dentro una fase politica, sociale e sindacale così complessa, frammentata, dislocata su vari piani, spesso senza comunicazione tra loro, si è data una positiva novità: la composizione in un nuovo un soggetto sindacale - l’USB - Unione Sindacale di Base – che racchiude diverse esperienze sindacali di base e territoriali anche molto distanti tra loro come origine, accomunate proprio dalla lettura delle necessità che la fase impone, per dare una risposta alle spinte che vengono dalla società: costruire la forma sindacale che serve che più è utile alle nuove forme della conflittualità.
Questi presupposti – aldilà da ogni ipoteca sul futuro – ci sembrano interessanti ed importanti, una vera novità nel panorama un po’ stantio del sindacalismo di base, a cui è utile prestare attenzione e che ci auguriamo siano in grado di rompere gli steccati entro cui spesso ci muoviamo e di levare i paraocchi con cui spesso ci guardiamo attorno.

Cobas scuola di Padova

Giugno 2010