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scheda

Informare, criticare, narrare: la scuola da rifare di Caliceti

da la poesia e lo spirito

mercoledì 5 ottobre 2011

Informare, criticare, narrare: la scuola da rifare di Caliceti

di Alessandro Cartoni da la poesia e lo spirito

Era forse venuto il momento che qualcuno assolvesse a un pubblico e necessario servizio: informare i genitori italiani su quello che sta accadendo alla scuola del paese. Lo fa con intensità di militante, con passione di maestro e grande forza narrativa Giuseppe Caliceti nel suo Una scuola da rifare. Lettera ai genitori.

Il libro raccoglie come in un abecedario oppure, se vogliamo, un diario di bordo, gli articoli che l’autore è venuto pubblicando negli ultimi anni su importanti siti web o sui quotidiani. Quello che costituisce il nocciolo di tali interventi, nati nella diversità dei tempi e delle occasioni, è comunque la cronaca puntuale, persino giornaliera di quello che potremo chiamare, con un termine di Franco Frabboni, “l’assalto finale” alla migliore scuola italiana.

Caliceti in uno stile indignato ma responsabilmente volto agli utenti della scuola, racconta ai genitori come si è avviato, come si è sviluppato, con quali giustificazioni ideologiche è proseguito e infine come è deflagrato, nel silenzio politico e civile, lo smantellamento della scuola primaria italiana, anche quella emiliana, che di questo paese era la punta di diamante. La cronaca della disfatta parte ovviamente da lontano ma è seguita passo passo, in una fenomenologia della fine, che ha lo scopo di ricordarci quanto sia facile distruggere quello che è stato fatto in anni di esperienze e di lavoro collettivo, ma come sia poi difficile ricostruire dopo il disastro.

In questo libro vi parlerò di cosa fanno i vostri figli a scuola. E di come la scuola oggi… è cambiata in peggio: a tal punto che si è messo a repentaglio il suo normale funzionamento. Ma vi parlerò anche della scuola che abbiamo abbandonato. E di quella che vorrei.

Quello che emerge dal libro in effetti non è solo la cronaca di una morte annunciata, ma anche la narrazione della vita scolastica di ogni giorno, fatta di condivisione, complessità delle esperienze, crescita dell’autonomia, dello spirito critico e della cittadinanza. E’ facile ammettere dunque che la parte più bella del libro è quella che racconta il vissuto scolastico dei bambini, che dà loro la voce, i gesti, la corporalità e sopratutto l’inesausto domandare che della scuola primaria è la sostanza ineludibile.

Di fronte a questa scuola che si fa di giorno in giorno, che accosta saperi pluridisciplinari, che unisce il metodo, la scienza e la creatività, che mette in relazione adulti e bambini, testo e contesto, aule e città, la scuola di Gelmini appare per quello che è: una pallida farsa. Per altro tenuta in piedi solo dalla bieca necessità di far quadrare i conti. Sulla retorica del maestro unico o prevalente ci sono righe sarcastiche e lucide di Caliceti che vale la pena citare:

Ho conosciuto un maestro unico che faceva lavare la lingua ai suoi alunni col sapone se dicevano parolacce. Ho conosciuto una maestra unica che da anni salta regolarmente le pagine del sussidiario in cui si parla di come l’uomo è disceso dalle scimmie, perché secondo lei è volgare. Con più docenti, l’alunno è più protetto. E la visione del bambino restituita ai genitori è più complessa, ma anche più veritiera.
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