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FRANCIA, scuola in sciopero, contro confusione e oneri COVID

di Anna Maria Merlo

venerdì 14 gennaio 2022, di cesppadova

FRANCIA, scuola in sciopero, contro confusione e oneri COVID

di Anna Maria Merlo dal ilmanifesto.it

Troppi “protocolli”, decisioni in continuo cambiamento, informazioni all’ultimo momento, un carico di lavoro eccessivo senza ricevere la corrispondente considerazione, confusione nelle famiglie per adeguarsi agli obblighi: dopo due anni di Covid, la variante Omicron ha finito per mettere in ginocchio la “scuola aperta”, la scelta francese di far funzionare l’istruzione malgrado la pandemia, per evitare di aggravare le diseguaglianze tra allievi.

Così ieri la scuola ha scioperato, tutti i sindacati, tutte le categorie (dagli insegnanti al personale di inquadramento, persino i presidi e gli ispettori scolastici) hanno protestato contro il governo e soprattutto il ministro dell’Educazione nazionale, Jean-Michel Blanquer, il responsabile della scuola che ha battuto tutti i record di tempo nella carica (è ministro dall’inizio della presidenza Macron). Nel tardo pomeriggio di ieri il primo ministro, Jean Castex, ha ricevuto i sindacati della scuola, in presenza di Blanquer e in video il ministro della Sanità, Olivier Véran (che ha il Covid).

CI SONO STATI CORTEI nelle principali città. I dati della partecipazione allo sciopero del ministero e quelli dei sindacati, come al solito, sono diversi: per la rue de Grenelle, il 38,5% ha scioperato nelle elementari, il 75% per la Fsu, il principale sindacato, nella scuola secondaria le cifre sono rispettivamente del 23,7% e del 62%. Gli slogan nei cortei: «Blanquer + Covid: due flagelli per l’Educazione nazionale»; «soldi per l’Educazione nazionale»; «attesto sull’onore di essere mal pagato e disprezzato dal ministro»; il manifesto del film Le mépris utilizzato per denunciare «il disprezzo» verso gli 860mila insegnanti di Francia da parte di Blanquer.
Il corteo parigino è stato molto “presidenziale”, a tre mesi dal primo turno delle elezioni per l’Eliseo.

Appoggiano il malessere della scuola i numerosi candidati della sinistra, da Jean-Luc Mélenchon (France Insoumise) a Fabiel Roussel (Pcf) e Christiane Taubira (radicale di sinistra). Mélenchon è stato sprezzante contro Blanquer: «Un cretino così è utile, bisogna lasciare delle possibilità ai buoni a nulla». Nel corteo parigino era presente anche la candidata socialista, Anne Hidalgo, che ieri ha presentato il suo programma per l’Eliseo, ma l’accoglienza è stata più che fredda: «traditrice», «via», hanno urlato alcuni manifestanti, che denunciano ancora l’effetto della presidenza Hollande sulla scuola, a nulla sembra essere servito l’annuncio di voler aumentare gli stipendi degli insegnanti, tradizionale elettorato socialista. Il candidato di Europa Ecologia, Yannick Jadot, era a Grenoble (città con un sindaco verde) e ha chiesto le dimissioni di Blanquer, per il «disprezzo» verso gli insegnanti e «l’improvvisazione» dei protocolli.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso del malessere della scuola è stata la sequenza di tre protocolli dal 3 gennaio, al rientro dopo le vacanze di Natale: prima un annuncio, fatto nel tardo pomeriggio di domenica 2 gennaio (diffuso dal quotidiano Le Parisien) dell’obbligo di tre test per gli allievi contagiati, poi delle semplificazioni, con gli auto-test e la «dichiarazione sull’onore» delle famiglie, per evitare le code in farmacia.

EMMANUEL MACRON ha chiesto al governo più anticipazione, di dare più tempo ai rettorati per comunicare le decisioni. La “scuola aperta” è difatti considerata un argomento elettorale, ma la confusione rischia di tradursi in un calo di consensi. Blanquer deride «uno sciopero contro il virus» e si difende: «Non sono io che decido su un angolo di un tavolo, ma ci sono le indicazioni dell’Alta autorità della salute». Alcuni sindacati, ma non tutti, chiedono un ritorno al primo protocollo: un contagiato, una classe chiusa. Ma con Omicron significherebbe mettere fine alla “scuola aperta”, principio che anche l’opposizione di sinistra ha difficoltà a mettere in causa. Gli insegnanti chiedono la distribuzione di mascherine FFP2, al posto delle chirurgiche. Denunciano la «confusione indescrivibile» che regna e che, nei fatti, porta alla chiusura delle classi, ignorata da Blanquer.

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