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discussione

Ma cosa si è deciso alla c26 di Glasgow?

di AA.VV.

lunedì 15 novembre 2021, di cesppadova

Ma cosa si è deciso alla fine in due settimane di conferenza sul clima a Glasgow?

ONU/economia globalizzata
Sul fronte del documento finale, la novità più rilevante è i che paesi del mondo puntano adesso a mantenere il riscaldamento globale sotto 1,5 gradi dai livelli pre-industriali. L’Accordo di Parigi del 2015 metteva come obiettivo principale i 2 gradi, e 1 grado e mezzo come quello ottimale. Con Glasgow, 1,5 gradi diventa l’obiettivo principale, e 2 gradi soltanto il Piano B.

Il documento fissa anche l’obiettivo minimo di decarbonizzazione per tutti gli stati firmatari: un taglio del 45% delle emissioni di anidride carbonica al 2030 rispetto al 2010, e zero emissioni nette intorno alla metà del secolo. Il testo invita i paesi a tagliare drasticamente anche gli altri gas serra (metano e protossido di azoto) e a presentare nuovi obiettivi di decarbonizzazione (Ndc, National Determined Contributions) entro la fine del 2022.

Il documento invita i paesi ad accelerare sull’installazione di fonti energetiche rinnovabili e sulla riduzione delle centrali a carbone e dei sussidi alle fonti fossili. La Cop26 riconosce l’importanza di giovani, donne e comunità indigene nella lotta alla crisi climatica, e stabilisce che la transizione ecologica debba essere giusta ed equa.

Altro risultato importante della Cop26 è aver finalmente varato le linee guida per tre previsioni dell’Accordo di Parigi che finora erano rimaste inattuate: il mercato globale delle emissioni di carbonio (articolo 6), il reporting format con le norme con cui gli stati comunicano i loro risultati nella decarbonizzazione (trasparenza) e le norme per l’attuazione dell’Accordo di Parigi (Paris Rulebook).

Dove la Cop26 ha mancato totalmemte l’obiettivo è sugli aiuti ai paesi meno sviluppati per affrontare la crisi climatica. Il documento invita i paesi ricchi a raddoppiare i loro stanziamenti, e prevede un nuovo obiettivo di finanza climatica per il 2024. Ma nel testo non è fissata una data per attivare il fondo da 100 miliardi di dollari all’anno in aiuti per la decarbonizzazione. Uno strumento previsto dall’Accordo di Parigi e mai realizzato, visto che i paesi ricchi non vogliono tirare fuori i soldi. Anche dopo Glasgow, il fondo rimane una promessa.

Il documento finale non prevede poi un fondo apposito per ristorare le perdite e i danni del cambiamento climatico nei paesi vulnerabili. Uno strumento chiesto a gran voce a Glasgow dagli stati più poveri. Il testo prevede solo che si avvii un dialogo per istituirlo.

Poi ci sono l’accordo fra 134 paesi (compresi Brasile, Russia e Cina) per fermare la deforestazione al 2030, con uno stanziamento di 19,2 miliardi di dollari, e quello per ridurre del 30% le emissioni di metano al 2030 (ma senza Cina, India e Russia). Venticinque paesi (fra i quali l’Italia) hanno deciso di fermare il finanziamento di centrali a carbone all’estero, e altri 23 di cominciare a dismettere il carbone per la produzione elettrica.

Oltre 450 aziende, che rappresentano 130.000 miliardi di dollari di asset, hanno aderito alla coalizione Gfanz, che si impegna a dimezzare le emissioni al 2030 e ad arrivare a zero emissioni nette al 2050. Una trentina di paesi e 11 produttori di auto (ma non ci sono né l’Italia né Stellantis) si sono impegnati a vendere solo auto e furgoni a zero emissioni entro il 2035 nei paesi piu’ sviluppati, ed entro il 2040 nel resto del mondo.

Ecologia/movimenti sociali e climatici
In sostanza, all’interno della COP, si è vista la mancanza di volontà politica nell’affrontare le varie cause che originano la crisi climatica, muovendosi in maniera da evitare di modificare radicalmente i modelli di produzione energetica e agricola e cercando di riformare il sistema attuale. D’altronde, potevamo mai pensare che la governance capitalista agisse contro se stessa?!!

Quello che ci interessa mettere alla luce è quanto si è mosso nei giorni scorsi all’esterno della COP, nelle strade e nelle piazze di Glasgow dove si è data una moltitudine di singoli, organizzazioni, Ong, movimenti che ha animato il corteo di sabato per il Global Day of Action.

Gli spezzoni di questo corteo moltitudinario rappresentano bene come la questione climatica abbia travalicato le rivendicazioni strettamente ambientali e sia a tutti gli effetti uno spazio politico in cui convergono molte lotte sociali.

Ecco alcuni di questi spezzoni: il blocco dei popoli originari; il blocco giovanile/studentesco, con al suo interno Fridays For Future e molte altre sigle; il blocco per il diritto alla casa; un blocco sindacale e dei lavoratori (connessi ad una lotta per il trasporto pubblico, nello specifico); Extinction Rebellion e il blocco giustizia climatica; uno spezzone femminista per la giustizia climatica; il blocco indipendentista scozzese; il blocco piccoli agricoltori.