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SCUOLA, DAD. DIGITAL DIVIDE

di Andrea Capocci - rapporto ’con i bambini’ di OpenPolis

giovedì 16 luglio 2020, di cesppadova

SCUOLA, DAD. DIGITAL DIVIDE

di Andra Capocci da ilmanifesto.it

Molte scuole stanno predisponendo in questi giorni, prima delle ferie agostane, le modalità con cui ricominciare l’anno scolastico. Complici l’incertezza sul contagio e la scarsa attenzione per il tema da parte del governo, gli istituti si preparano allo scenario peggiore e mettono in conto di rientrare a scuola solo a scaglioni. Una parte importante della didattica, soprattutto nelle scuole superiori, sarà ancora svolta a distanza, è il dato che emerge da molte riunioni. Come se l’assaggio della «Dad» della scorsa primavera non abbia evidenziato tutte le carenze di questo approccio all’educazione. A mettere in fila i numeri del problema arriva un rapporto (non il primo) elaborato dall’impresa sociale «Con i Bambini» e dalla fondazione OpenPolis.

Difficile affrontare la didattica a distanza se «il 12,3% dei minori in età scolastica non ha un computer a casa, quota che sfiora il 20% nel mezzogiorno», come scrive il rapporto. «Parliamo di circa 850mila giovani tra 6 e 17 anni. Il 57%, pur in presenza di un pc in casa, non ha un suo dispositivo personale, e deve condividerlo con gli altri componenti della famiglia». E non tutti possono rimediare al problema per garantire il diritto all’istruzione ai propri figli. «Sono il 5,3% le famiglie con un figlio che dichiarano di non potersi permettere l’acquisto di un pc». Secondo i dati Istat «Soltanto il 6,1% dei ragazzi tra 6 e 17 anni vive in famiglie dove è disponibile almeno un computer per componente».

Ma spesso quello del dispositivo è un problema secondario per gli alunni che studiano a distanza, perché il «41,9% dei minori vive in una abitazione sovraffollata. Il 7% affronta anche un disagio abitativo (problemi strutturali, poca luminosità)». Affollamento domestico e povertà sono ovviamente correlati: vive in povertà assoluta il 20,2% delle famiglie con tre figli, mentre il problema tocca solo il 6,5% delle famiglie con un figlio unico.

«Il divario digitale si va a sommare ai fattori di disuguaglianza già esistenti: dalla condizione sociale al luogo di residenza», scrive il rapporto intitolato non a caso «Disuguaglianze digitali». Fattori che nel complesso pongono l’Italia al 25 posto su 28 nella classifica Desi, l’«indice di digitalizzazione dell’economia e della società» con cui la Commissione Europea monitora il progresso digitale degli stati membri dell’Unione Europea. Stessa posizione per la percentuale di famiglie con figli dotate di accesso a Internet. Il divario tra Italia e Ue si riproduce anche tra una regione e l’altra: si va dall’80% di famiglie connesse del Trentino Alto-Adige al 70% della Calabria.

Ma per quanto riguarda la strumentazione delle scuole, la disuguaglianza digitale dipende più dall’utilizzo dei fondi strutturali messi a disposizione dall’Unione Europea che dal contesto socio-economico. Tra le regioni con il maggior numero di lavagne interattive e tablet c’è ad esempio la Sardegna, seconda dopo la Lombardia, con la Calabria al quarto posto, mentre in fondo alla classifica troviamo Abruzzo, Lazio e Molise