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FOIBA ROSSA in Piemonte, e non solo. - Centro Studi per la Scuola Pubblica di Padova
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comunicato

FOIBA ROSSA in Piemonte, e non solo.

di cobas - cub - usb della scuola

sabato 15 febbraio 2020, di cesppadova

Raccontiamo la storia, raccontiamola bene.

No alla propaganda neofascista con soldi pubblici

Elena Chiorino, assessora all’Istruzione, al Lavoro e alla Formazione della Regione Piemonte, ha annunciato ai giornali la volontà di distribuire alle studentesse e agli studenti un fumetto dal titolo “Foiba Rossa”: una pubblicazione di infima qualità, basata su fonti storiche approssimative e in larga parte inesatte e che ha acquisito notorietà tra gli storici che si occupano di revisionismo, proprio a causa della visione strumentale degli eventi che pretende di raccontare. È un prodotto dozzinale, edito dalla casa editrice Ferrogallico, vicina ad ambienti dell’estrema destra, il cui catalogo è infarcito di propaganda neofascista basata sul binomio “sangue e terra”.
L’assessora di Fratelli d’Italia non perde occasione per ricordarci la sua provenienza politica: quel mondo, incompatibile con la Costituzione nata dalla Resistenza, che oggi pretende di usare la scuola della Repubblica per riscrivere la storia. Col suo operato contribuisce a creare il clima in cui si inseriscono i gravi tentativi di intimidazione verso storici, giornalisti e artisti messi in opera da giovani attivisti del suo partito: ne sono un esempio le minacce rivolte allo storico Eric Gobetti da parte del gruppo di estrema destra Aliud legato all’ex assessore Rosso, arresato per voto di scambio politico-mafioso e compagno di partito dell’assessora, e il tentativo di impedire una conferenza dell’ANPI sulle foibe con Moni Ovadia e Stojan Spetič all’Università di Torino da parte del Fuan.
La distribuzione del fumetto è uno dei numerosi tentativi che la galassia della destra mette in campo per riabilitare il fascismo e denigrarne gli oppositori. In questo caso si vogliono presentare ai nostri giovani le complesse vicende verificatesi, in territori da sempre multiculturali, come quelli posti a cavallo del confine orientale italiano, senza tenere conto delle violenze che il fascismo vi perpetrò per un ventennio portando avanti la politica di “bonifica etnica” teorizzata da Mussolini.

“Foiba rossa” si adagia su una ricostruzione martirologica della storia e ignora del tutto lo statuto epistemologico della disciplina, poiché rifiuta la verifica delle fonti, la contestualizzazione dei fatti e adotta un punto di vista spudoratamente parziale, quello del nazionalismo fascista. Non è casuale che gli storici, i docenti e i ricercatori siano stati esclusi da questa iniziativa che non ha nulla a che vedere con il confronto fondato su fatti documentati e testimonianze veridiche. La sua distribuzione alle scuole è un’operazione che asserve le istituzioni ad una precisa parte politica, la quale pretende di imporre la sua “verità” malgrado e contro l’art. 33 della Costituzione che tutela la libertà di insegnamento.
Le questioni legate all’istituzione del “giorno del ricordo” vanno affrontate evitando semplificazioni, falsificazioni e senza indugiare scompostamente su alcuni aspetti truculenti accuratamente selezionati. Esistono studi solidi e accettati dalla comunità degli storici ai quali fare riferimento, se si vuole davvero insegnare la storia e non fare semplice propaganda. E poi l’amministrazione regionale dovrebbe fare ben altro per l’istruzione: maggiori finanziamenti, buoni libro, contributi per i trasporti degli studenti. Inoltre, viste le recrudescenze fasciste, omofobe e antisemite che sono avvenute in Piemonte recentemente, dovrebbe distribuire copie della Costituzione e promuovere campagne contro le discriminazioni e il razzismo. Invece ci troviamo davanti alla scelta paradossale di finanziare una minuscola casa editrice neofascista mentre si attacca la scuola pubblica con gli ennesimi tagli alle borse di studio e negando fondi all’edilizia scolastica.

Ogni tentativo di riscrivere la storia va respinto. Ricordiamo all’assessora Chiorino che il fascismo ha rappresentato violenza, morti, guerra, leggi razziali, deportazioni e privazioni e che contro tutto questo il nostro Paese e il Piemonte in particolare è insorto con forza e determinazione. La invitiamo pertanto a ritirare la distribuzione di quel libello così come
invitiamo tutti i colleghi e le colleghe, studenti e studentesse a rifiutare la propaganda neofascista. Siamo pronti a costruire una mobilitazione ampia che veda tutte le forze sinceramente democratiche e antifasciste unite contro questa ignobile riscrittura della storia a partire da un primo appuntamento martedì 18 febbraio sotto la sede dell’ufficio scolastico regionale (Corso Vittorio Emanuele II, 70, metro Umberto I.) alle ore 17.00. Chiederemo di essere ricevuti dai dirigenti regionali e porteremo le istanze della scuola democratica e antifascista.

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