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Diritti a scuola

PER UNA SCUOLA INCLUSIVA E CONTRO OGNI DISCRIMINAZIONE

di Cobas - Comitati di base della Scuola di Napoli

martedì 17 settembre 2019, di cesppadova

PER UNA SCUOLA INCLUSIVA E CONTRO OGNI DISCRIMINAZIONE

I Cobas della scuola ritengono che l’alunno della Alpi-Levi debba essere immediatamente riammesso in classe qualsiasi sia l’acconciatura dei suoi capelli ed esprimono la loro solidarietà al ragazzo e alla sua famiglia.

A parte che ad Oxford notoriamente ognuno/a si veste e si pettina come gli/le pare, l’ultima cosa di cui ha bisogno Scampia è di essere paragonata alla sede della antica università inglese.

Il dress code dell’IC Alpi-Levi, oltre ad essere nel nome immediatamente tradotto in italiano, non può richiedere altro, in un quartiere dove ancora altissima è l’evasione scolastica, proprio per il “decoro” della scuola pubblica, che di essere quanto più inclusivo possibile.

Fatta salva l’autonomia scolastica, contro la quale sempre sono stati critici i Cobas della Scuola, possibile che l’USR Campania e l’UST della provincia di Napoli, non abbiano nessun “suggerimento” da indirizzare alla DS dell’IC Alpi-Levi?

La vicenda dell’alunno dell’I.C. Alpi-Levi di Scampia a cui è stato impedito di entrare a scuola a causa delle treccine blu, che a detta della DS non rispetterebbero il dress code previsto dal regolamento scolastico, oltre che essere di dubbia legalità, al di là dell’apparente “ragionevolezza” ha i tratti del ridicolo e dell’inquietante, e solleva non pochi interrogativi.

Innanzitutto, formalmente, non è chiaro sulla base di quale procedimento sarebbe stata comminata una sanzione né quale sia la sanzione comminata (sospensione?) all’alunno, prima ancora che sia mai entrato a scuola.
È scritto nel regolamento scolastico che sono vietate le treccine colorate? O forse si parla solo – come in molti regolamenti scolastici – di un abbigliamento “consono all’ambiente”? A chi spetta definire la vaga nozione di “consono all’ambiente”? Nel regolamento sono anche precisate la tipologia e l’entità della sanzione prevista in caso di violazione del dress code?

In secondo luogo, si tratta di scuola dell’obbligo e una sospensione dalla frequenza scolastica (si presume fino a che l’acconciatura incriminata non venga cambiata e sostituita da una più “consona”, quindi potenzialmente si tratta di un’esclusione anche di molti giorni) appare enormemente sproporzionata rispetto alla presunta violazione e si configura come una gravissima violazione del diritto allo studio.

Veniamo poi al dress code. La Dirigente dell’Istituto afferma in un’intervista che “qui si viene vestiti in un certo modo” e che “per fare gli architetti, gli avvocati, per realizzarsi, bisogna abituarsi ad essere vestiti in una certa maniera”. Vuole forse affermare, la Dirigente, che ci si realizza solo con le professioni da lei citate? Che a queste professioni, o più in generale alla realizzazione professionale e personale, si può accedere solo conformandosi ad un certo modo di apparire? Queste parole sono un concentrato di classismo e di perbenismo ed esprimono una concezione della scuola intesa come istituzione disciplinante e repressiva.
Più avanti la Dirigente, parlando della filosofia educativa di quella che lei definisce la “Oxford di Scampia”, scomoda addirittura le teorie di Howard Gardner e l’ispirazione al bello: è l’ennesimo caso in cui una teoria progressista viene piegata e ribaltata per legittimare un’operazione conservatrice, se non autoritaria. Le teorie di H. Gardner promuovono ed incoraggiano la differenza, non certo l’uniformità! E la bellezza, questo concetto spesso manipolato in malafede e reso più simile al “decoro” di quelle città dai cui centri storici si vuole espellere la povertà per ricacciarla nel degrado delle periferie, non può derivare dalla soppressione, dallo schiacciamento della creatività individuale in nome di una non meglio definita “certa maniera”; la bellezza – l’arte lo insegna – si arricchisce, si feconda, si definisce grazie alla contaminazione, alle differenze, ai “picchi” che eccedono la norma e la normatività. In età preadolescenziale e adolescenziale, la creatività individuale ha massimamente bisogno di esprimersi in ogni manifestazione esteriore, proprio perché si è impegnati nella ricerca e nella costruzione della propria identità.

Che la scuola debba porre dei limiti, in teoria siamo tutti/e d’accordo, ma di preciso qual è l’attitudine che si vuole disincentivare con il divieto di treccine blu: l’anticonformismo? E inoltre, le treccine colorate sono vietate sia ai maschi che alle femmine, o solo ai maschi? Nel secondo caso si aggiungerebbe l’adesione a vecchissimi stereotipi di genere, polverosi già cinquant’anni fa.

E infine: in una città e in un territorio in cui la dispersione scolastica è ancora una piaga con la quale combattiamo tutti i giorni; in un Sud dove la mancata frequenza dell’asilo nido inasprisce le diseguaglianze sociali ed aumenta la povertà educativa già prima dell’ingresso dei bambini e delle bambine nella scuola dell’obbligo; dove la disoccupazione giovanile e il fenomeno dei neet è a livelli preoccupanti; dove non esistono il tempo pieno e il tempo prolungato nelle scuole; è grottesco e molto, molto pericoloso preoccuparsi del dress code e per questo escludere un alunno dalla frequenza scolastica.

16 settembre 2019

COBAS NAPOLI