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Diritti a scuola

POTERE DISCIPLINARE DEL DS

di Cobas scuola Terni

sabato 25 marzo 2017

POTERE DISCIPLINARE DEL DS.

Al dirigente non compete sanzionare il lavoratore oltre alla censura.

A Terni abbiamo ottenuto un’importante sentenza sulla competenza disciplinare dei ds che spunta l’arma della ritorsione disciplinare limitandola alla censura.
Da tempo il delirio autoritario caratterizza le pratiche di presidi-podestà che tentano di intimidire chi, tra i docenti e gli ATA, pratica e rivendica libertà di insegnamento e diritti nella scuola pubblica e contrasta le derive aziendaliste ed il ritorno alla peggiore scuola classista.
La vertenza riguarda 2 insegnanti che si sono rifiutati di seguire i corsi di formazione sulla sicurezza extra orario di servizio, la dirigente (la solita, area ANP+CL) ci ha sanzionati con 10 giorni di sospensione cadauno, da scontare alla ripresa dell’a.s. a settembre 2016.

E’ di mercoledì (anche se notificata ieri) la sentenza della giudice che, pur non entrando nel merito ha stabilito, come ormai sembra prassi condivisa da altre sentenze (richiamate nell’impianto) che le competenze disciplinari dei ds si debbano limitare alla sola censura.


La sentenza n. 7331/2016 del Tribunale di Foggia, Sezione Lavoro, offre lo spunto per una riflessione significativa per i lavoratori dell’amministrazione scolastica.

Nello specifico, una docente di un istituto comprensivo ha impugnato la sanzione disciplinare della sospensione dal servizio e dalla retribuzione per 10 giorni, irrogatale dal dirigente dell’istituto, con provvedimento disciplinare, chiedendone la sospensione e l’annullamento.
Dinanzi al Tribunale di Foggia, dopo la discussione avvenuta alla prima udienza e senza ulteriore assunzione di prove, il Giudice di merito definiva il procedimento dichiarando:

– il difetto di legittimazione passivo dell’USP;
– l’illegittimità della sanzione disciplinare della sospensione dall’insegnamento per 10 giorni ordinando la cancellazione dal fascicolo personale della ricorrente;
– la condanna al MIUR a rimborsare alla ricorrente le spese di giudizio.

Nel merito della sentenza si legge che “il Dirigente ha agito quale organo periferico della P.A. scolastica, e non può considerarsi datore di lavoro della docente che, invece, è il Ministero con il quale la stessa ha stipulato il rapporto di lavoro” sia, circa la illegittimità della sanzione disciplinare nella parte in cui “per il personale docente, a differenza di quanto disposto per il personale ATA, non è prevista la sanzione della sospensione sino a 10 giorni poiché l’art. 492 del d.lgs. 297/1994 prevede unicamente la sanzione interdittiva minima della sospensione dall’insegnamento fino ad un mese, previsione che radica la competenza dell’ufficio dell’Amministrazione scolastica”.
Secondo quanto sin qui sostenuto, i dirigenti scolastici non hanno il potere di sospendere i docenti dal servizio e dalla retribuzione sia perché la sanzione della sospensione dall’insegnamento fino a 10 giorni non è prevista dall’ordinamento scolastico sia, perché l’organo competente a sanzionare è l’ufficio per i provvedimenti disciplinari costituito presso l’ufficio scolastico territorialmente competente e non il dirigente, la cui competenza è limitata solo alle infrazioni di minore gravità.
Ai sensi della normativa vigente in materia di pubblico impiego per il personale scolastico docente, D.Lgs. n. 297/1994, è prevista la sola sospensione dall’insegnamento fino ad un mese con competenza dell’Ufficio dell’Amministrazione scolastica escludendone, in tal modo, la possibilità al dirigente.

Questo è l’iter logico seguito dal giudice foggiano che, indirettamente, contrasta con le linee guida, contenute nella circolare Ministeriale n. 88/2010, che ha di fatto equiparato il potere disciplinare dei dirigenti scolastici con quello attribuito agli U.P.D., nel momento in cui ha aperto la strada a possibili disapplicazioni della normativa speciale in favore di quella generale novellata con la riforma Brunetta.

Secondo il MIUR, infatti, la normativa sulla responsabilità disciplinare, diversamente dal passato, si dovrebbe applicare a tutte le categorie di pubblici dipendenti, comprese quelle con qualifica dirigenziale, senza distinzioni o eccezioni riferite a singoli comparti di appartenenza.
In buona sostanza la giurisprudenza di merito, ripresa dalla sentenza in esame, contrasta con le indicazioni ministeriali in quanto sostiene che fino a quando l’ordinamento non prevederà esplicitamente anche per i docenti la sanzione della sospensione dal servizio (che è cosa diversa dalla sospensione dall’insegnamento prevista nel contratto), i dirigenti non avranno competenza in materia.

Anche il tribunale di Terni si era espresso in 2 occasioni in termini analoghi

Dopo la prima ordinanza del 2 settembre con la quale il giudice Aitano del Tribunale di Terni ha sospeso a ****** il provvedimento disciplinare riconoscendo l’illegittimità da parte dei dirigenti scolastici a sanzionare il lavoratore oltre la censura, ora è arrivata la seconda ordinanza del giudice Piantadosi sempre del Tribunale di Terni che ha ordinato la sospensione del provvedimento disciplinare. La motivazione della sospensiva si bada ancora una volta sull’incompetenza da parte del dirigente a sanzionare il lavoratore oltre alla censura.

Il tribunale di Rovigo analogamente si era espresso con una sentenza emessa nel febbraio 2015.