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FATE I CATTIVI - Centro Studi per la Scuola Pubblica di Padova
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discussione

FATE I CATTIVI

di AAVV

mercoledì 21 settembre 2016

Il giornale il Manifesto ieri in edicola ha proposto uno speciale scuola titolato FATE I CATTIVI. Ci sono molti spunti e riflessioni utili, molte delle quali hanno fatto occhiolino anche nelle rubiche del nostro sito. Vale la pena richiederlo in edicola. Qui proponiamo l’articolo di Roberto Ciccarelli che lo introduce.

La scuola al tempo di Uber. Quando un algoritmo cambia la vita

di Roberto Ciccarelli

Fate i Cattivi. Da oggi in edicola con il Manifesto un dossier speciale dedicato all’istruzione. Il nuovo regime dell’istruzione: così l’impresa ha sostituito la fabbrica, la formazione permanente pervade fino in fondo le biografie, la valutazione continua sussume l’esame, la burocrazia sostituisce la ricerca e l’insegnamento

Se la scuola di massa era unistituzione della società disciplinare con la fabbrica, la caserma, la prigione e lospedale, la “Buona scuola” è unistituzione del controllo che organizza la vita degli uomini e delle donne indebitate attraverso gli algoritmi, la meritocrazia, lautodisciplinamento. È già realtà: listruzione è sempre meno un ambito chiuso e, nella crisi permanente indotta dal regime delle riforme continue, sarà progressivamente sostituita dal dispositivo della formazione permanente e dellapprendistato professionalizzante, da un controllo continuo operato sugli studenti, mentre i docenti sono già oggi valutati e puniti in base alle prestazioni e alle competenze, ai bonus elargiti dal governo e dalla sua propaggine aziendale: il “preside-manager”.
Il docente, il vero obiettivo disciplinare della caotica ma impietosamente incalzante riforma renziana, è trasformato in un burocrate della didattica delle competenze. Il reale contenuto della sua professionalità è conformato alla nuova precettistica dellautomazione, mentre la relazione con lo studente – ciò che costituisce la scuola – è un accessorio. Si può prevedere, in un prossimo e non lontanissimo futuro, una nuova “riforma”: la trasformazione di questa relazione secondo i parametri di una governance di cui i test Invalsi, e lidea del portfolio delle competenze degli studenti, è solo una piccola anticipazione.
Se la scuola di massa voleva costituire il cittadino, la “Buona Scuola” crea limprenditore che risponde in tempo reale a schemi algoritmici e logiche performative del capitale umano. Lalgoritmo usato dal ministero dellistruzione per collocare i docenti questestate ha suscitato proteste e indignazione. Per lo più, soprattutto nella scuola primaria, si è trattato di contestazioni per unirrazionale applicazione dei dati rispetto a un accordo sindacale sulla mobilità. Il ministero ha ammesso alcuni errori e si cercherà un rimedio. Ma è del tutto sfuggita la principale innovazione che sopravviverà alla Buona Scuola e, presto o tardi, sarà applicata ovunque, a partire dalla pubblica amministrazione: lalgoritmo, ha detto la ministra Giannini, “è la traduzione informatica di un contratto tra governo e sindacati con tutte le variabili del caso”, la formula equivale alla traduzione matematico-informatica del contratto sindacale di lavoro.
Ciò non esclude il contratto di lavoro, ma lo assoggetta al livello superiore del governo dei dati e dei numeri. È l’«uberizzazione» della scuola. Il noleggio auto con conducente avviene attraverso una piattaforma gestita da una multinazionale. Il salario è legato alla valutazione dei clienti e dellazienda. Questo uso dellalgoritmo trasforma in maniera radicale la contrattazione e gli stessi contenuti della relazione tra lavoratore e datore di lavoro. I numeri sono inappellabili, lerrore è solo un episodio. La razionalità messa in campo non sbaglia mai. È il nuovo dogma teologico-informazionale. L’apparente oggettività in realtà nasconde arbitrii sui quali il governo non intende intervenire. I docenti sono le cavie di un nuovo modo di governare la vita. Questultimo aspetto della “buona scuola” è il più grande esperimento di massa effettuato da un governo, non da una multinazionale, e produrrà effetti a catena nella società del controllo.
In questa svolta la scuola non prepara gli individui alla fabbrica o allufficio, ma allimpresa, concetto
da intendere non solo come “azienda”, ma come itinerario esistenziale in cui si sperimenta e subisce una rivalità inestinguibile, motivazioni proprietarie che oppongono studenti e docenti tra di loro, e attraversano ciascuno, dividendoli nel loro intimo. La nuova istruzione non è meno disciplinare di quella precedente, prevede sanzioni e promozioni, oltre a uno spiccato senso dellautorità identificato nel mitologema del manager. In questo modello si introduce il principio del salario secondo il merito, la stella polare di tutte le politiche del lavoro, e non solo.
Così limpresa ha sostituito la fabbrica, la formazione permanente pervaderà fino in fondo la scuola, la valutazione continua sussume lesame, la burocrazia sostituisce la ricerca e linsegnamento. Il nuovo regime dellistruzione, in via di perfezionamento, spiega perché il lavoro è stato assorbito e rovesciato nello stage permanente e dal lavoro gratuito per i feudatari delle piattaforme in rete. Sta a chi vive nella piattaforma interconnessa 24 ore su 24, sette giorni su sette, scoprire di cosa siamo diventati servi, così come i nostri padri e madri hanno scoperto, non senza dolori e conflitti, la resistenza alle discipline. Non è il caso né di avere paura né di sperare, bisogna cercare nuove armi, ha scritto Gilles Deleuze nel 1990 all’inizio della trasformazione. Quella ricerca non è ancora, mai, finita.