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COLLEGIO DOCENTI: me ne sono andata a respirare. - Centro Studi per la Scuola Pubblica di Padova
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COLLEGIO DOCENTI: me ne sono andata a respirare.

di G.P. un insegnante irresponsabile

venerdì 2 settembre 2016

1° COLLEGIO DOCENTI: me ne sono andata a respirare.

di G.P. un insegnante irresponsabile

Con il collegio docenti, oggi è riiniziato il mio conflitto con la buona scuola … Lo confesso, mi ero preparata a intervenire, per dar voce alla collegialità, per aiutare questa generazione di giovani così confusa e demotivata e per difendere la nostra attività, così complessa, delicata e alquanto giudicata. Ho pensato ai pendolari, a chi ha molte classi, ai precari e chi lavora su più scuole distanti , ma anche a quella farinosa propaganda ideologica di cui la scuola si sta nutrendo per agevolare i giovani.

Una dirigenza che condanna le nostre mancanze perché a giugno ci sono state bocciature e troppi studenti con il giudizio sospensivo a settembre, sono un esempio. Oltre ad essere offensivo per i docenti non si comprende che gli insegnanti non sono ragionieri e non cambia in meglio aumentando loro il carico di lavoro. La vera questione è che bisognerà continuare a falsificare e mentire per promuovere tutti e ciò per assuefazione o per sentirsi riconosciuti e remunerati. Io non ci riesco … Sorry! Ci saranno sempre casi in cui c’è bisogno di fare appello ai limiti del dovere e della volontà, oltre ai quali non si può superare… siamo o no educatori?

Ecco il perché della mia reazione. Sì, è così, sono un caso “contrastivo” termine coniato per dare mano libera alla dirigenza nei confronti dei docenti ribelli. Comprendo il perché oggi, solo rari docenti, osano confutare al collegio. La libertà di critica è soffocata dalla paura verso chi ha mano libera di decidere la sorte di chi lavora. Ormai le mansioni della dirigenza sono cresciute in eccesso. La dirigenza si fa carico di applicare le disposizioni ministeriali e di migliorare la didattica, ma a nulla servono le prove Invalsi, l’aumento dei consigli di classe, delle riunioni, il registro elettronico, l’espansione delle terze prove o la riduzione del programma per far crescere questi adolescenti o migliorare la qualità della scuola. Nell’era della buona scuola passano la competizione e le buone parole, quelle che sognano un futuro migliore, che mira al merito personale e all’apparire migliori di altri, ma le motivazioni addotte sono semplicemente inconsistenti se non si ricollegano alla realtà del presente. La professione dell’insegnante sta cambiando in modo talmente rapido da lasciare sconvolti, tanto che, gradualmente, stiamo perdendo la libertà d’insegnamento. Sarà il nuovo mercato che indirizzerà la nuova generazione d’insegnanti “a chi, a come e quanto educare”.

Ecco il perché del mio intervento iniziale che è stato ostacolato dalla dirigenza che, microfono in mano, amplificava la sua voce, soffocando la mia. Così è iniziato il mio urlo di disapprovazione verso chi mi biasimava di non agire per il bene degli studenti, con tesi che, oltretutto approvavo, quando qualcuno raccontava l’esperienza intrapresa verso un disagio riscontrato. La scuola è un singolare mercato, ci vogliono sempre più come produttori di materiali didattici informatici, dove la corsa alle certificazioni ha ampliato un masterificio senza precedenti. Che ne sarà della responsabilità del ruolo studente? Che ne sarà dell’elaborazione personale, dello studio impegnativo, disciplinato di un testo, in una scuola che va verso un mondo digitale? Sono anziana, questa non è più la scuola dove si educa! Sono un’irresponsabile e dannosa per gli studenti. Mia colpa certamente, il caldo in quella stanza affollata, nonostante le decine di ventagli in movimento, ha fatto il resto. Me ne sono andata a respirare.

(pubblico qui, a scuola verrebbe stracciato)