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dalla Repubblica

lunedì 13 giugno 2016

Premi ai docenti scoppia il caos "Criteri inaccettabili"

di CLAUDIA BRUNETTO

All’istituto comprensivo Padre Pino Puglisi di Brancaccio l’assemblea dei docenti, con tutte le sigle sindacali compatte, ha bocciato i criteri decisi dal comitato di valutazione proponendone altri. Al liceo scientifico Cannizzaro di via Arimondi circa trenta docenti hanno sottoscritto un documento rifiutandosi di fatto di essere "giudicati". La stessa cosa all’artistico Damiani Almeyda di via Vivaldi. L’assegnazione del "bonus di merito", previsto dalla riforma della Buona scuola e i relativi criteri decisi dai comitati di valutazione di ogni istituto che dovrebbero dividere i docenti tra "meritevoli e no", in molti casi, stanno mandando in tilt gli equilibri fra i docenti e fra il corpo docente e i dirigenti scolastici. In tante scuole è ancora il caos. Sul banco degli imputati c’è una questione di principio, certo, ma anche i criteri scelti dai comitati (dirigente, tre docenti, due rappresentanti dei genitori, alle superiori uno dei genitori e uno degli studenti e un componente esterno nominato dall’ufficio scolastico regionale) che pur riferendosi ai tre ambiti fissati dalla legge, alla fine godono di una certa autonomia. In alcuni casi i più meritevoli sarebbero gli insegnanti che si offrono di accompagnare i ragazzi in gita, che non hanno messo note agli studenti nel registro di classe e che sono stati presenti non solo in aula, ma anche negli organi collegiali. Come accade al liceo linguistico Ninni Cassarà. «Sono criteri condivisi — dice Daniela Crimi, preside del Cassarà — Sono piccoli elementi che concorrono a una valutazione più generale dell’insegnante. Per esempio, il prof che mette meno note, in qualche modo dimostra di saper gestire bene la classe». In altri istituti si premia chi fa meno assenze come al liceo classico Garibaldi e in alcune scuole chi si mostra più collaborativo. Ma nell’ambito della "collaborazione" viene inserita anche quella con il dirigente e la disponibilità, per esempio, a sostituirlo durante le vacanze estive. Accade al Turistico Marco Polo. A Brancaccio, i prof si sono opposti perché per il lavoro in classe, per esempio, veniva attribuito un punteggio basso, mentre per la collaborazione con il dirigente erano previsti più punti. «Ci è sembrato mortificante per la professionalità dei docenti — dice Domenico Buccheri, professore dell’istituto Padre Pino Puglisi — ma soprattutto non rispondente allo spirito della nostra scuola e a quello di Padre Puglisi a cui ci ispiriamo. Per questo abbiamo fatto una controproposta dove invece del punteggio si parla di "indicatori" come per esempio, curare il rapporto fra la scuola e la famiglia che da noi è fondamentale, oppure fare attenzione al coinvolgimento emotivo degli alunni». Se il comitato non accetterà la controproposta, scatterà il ricorso al Tar. Come è avvenuto da parte di un docente dell’istituto Tecnico industriale Vittorio Emanuele III che si è opposto al modo in cui è stato costituito il comitato. «Da noi il comitato è stato eletto a fatica — dice Nanni Alliata, professore dell’Almeyda — Abbiamo sottoscritto un documento per non essere valutati. Questi soldi potrebbero finire nel fondo di istituto». Di certo non è una questione di soldi. Si tratta, infatti, di circa 24 mila euro a scuola. Se verrà premiato il 30 per cento dell’intero corpo docente, a ogni prof meritevole toccheranno circa 300 euro. Cifra che si raddoppierà se il premio andrà al 15 per cento degli insegnanti e che triplicherà se a essere premiato sarà il 10 per cento. «Una logica premiale di questo tipo — dice Piero Li Causi, professore di Italiano e latino del Cannizzaro — non fa altro che inquinare la didattica e il rapporto fra i docenti. Non migliora in alcun modo l’impegno dei professori. Da noi si parla di prof che arrivano puntuali, correggono i compiti e fanno le verifiche che dovrebbero essere scontate, o prof che riescono a premiare tutti gli studenti. Non credo che sia indicativo del merito ». In tanti al Cannizzaro si sono rifiutati di compilare l’autocertificazione per essere valutati. «Abbiamo chiesto a ciascuno di certificare il suo percorso e il suo lavoro — dice la preside Anna Maria Catalano — proprio per seguire un criterio di equità. I nostri criteri rispondono a quanto previsto dalla legge».