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riforma nella scuola

17 febbraio: al Tar del Lazio il ricorso

di Marina Boscaino

lunedì 14 febbraio 2011

17 febbraio: al Tar del Lazio il ricorso sulle illegittimità della “riforma”

di Marina Boscaino
http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2011/02/14/vivalascuola-70/

Credo sia utile, per tutti coloro che seguono La poesia e lo spirito – cittadini consapevoli, insegnanti e non – ripercorrere le tappe di una vicenda incresciosa (una delle tante) che ha accompagnato la politica di taglieggio ai danni della scuola pubblica inaugurata da Gelmini due anni fa. In totale controtendenza rispetto agli atteggiamenti degli altri paesi membri UE sulle politiche dell’istruzione, che, in questa e per questa crisi economica, hanno continuato ad investire in educazione. La singolarità del nostro Paese non sta solo in questo volgare e miope disinvestimento sul futuro. Ma anche – e forse più significativamente – nelle modalità quantomeno improprie attraverso le quali è stata in pratica condotta l’operazione “distruzione della scuola pubblica”.

Proviamo a rivedere insieme lo strano modo in cui sono nate le “riforme” della scuola italiana. Non si tratta di un esercizio di nostalgia, ma della necessità di comprendere un fenomeno allarmante che – misteriosamente – continua a non trovare spazio sui media, né attenzione da parte della parte politica che dovrebbe rappresentare una parte consistente della scuola italiana. Un fenomeno che è paradigmatico di procedure che potrebbero ripetersi, in questo e in altri settori, amplificando l’emergenza democratica in cui viviamo.

Il ricorso
Un gruppo di docenti, genitori, studenti e personale della scuola, con la collaborazione dei Comitati per La Scuola della Repubblica ha impugnato con ricorsi al TAR del Lazio i provvedimenti attuativi dell’art. 64 D.L. n. 112/08 convertito in L. n. 133/08, in particolare i tagli agli organici del personale della scuola statale. Il 17 febbraio, tra pochi giorni, questi ricorsi saranno discussi al Tar del Lazio.

Perché? Procedure “atipiche” (ma sono in vena di eufemismi).
L’art. 64 della legge 133 dell’agosto 2008 (“Contenimento di spesa per il pubblico impiego, disposizioni in materia scolastica”) al comma 3 recita:

“Per la realizzazione delle finalità previste dal presente articolo il ministro dell’Istruzione e quello dell’Economia predispongono un piano programmatico di interventi” per l’attuazione del quale “devono essere adottati entro 12 mesi “uno o più regolamenti” (c. 4).

La legge confluì nella Finanziaria Tremonti 2008; il “contenimento di spesa” ammonta ai 7,5 mld di euro, tagliati sulla scuola pubblica nel triennio 2009-11, con relativa perdita di 140.000 posti di lavoro, tra docenti e Ata. L’“uno o più regolamenti” sono, appunto, le “epocali riforme” che hanno colpito prima la scuola primaria (maestro unico, via le compresenze, attacco al tempo pieno) e poi, lo scorso anno, la scuola superiore.

Il taglio delle spese: ecco da dove parte il “progetto culturale” e l’idea di rinnovamento della triade Gelmini-Tremonti-Brunetta. Lo scorso anno – nonostante i regolamenti (“la riforma”) non avessero ancora concluso il proprio iter giuridico per diventare legge (mancavano il parere della Corte dei Conti e la firma del presidente Napolitano, pertanto erano privi di efficacia giuridica), Gelmini emanò due circolari, una relativa all’iscrizione alle “nuove” superiori, quelle riformate; una agli organici, determinati come se la “riforma” fosse legge. In quest’ultimo caso, peraltro, Gelmini, invece di determinare gli organici, come previsto dalla legge, dopo aver acquisito il parere di commissioni parlamentari e Conferenza Stato-Regioni, ha allegato alla circolare ministeriale che li taglia drasticamente uno schema, privo di firma e protocollo, e quindi di valore giuridico.

Inoltre…
Le nuove superiori violano il principio di obbligo scolastico uguale per tutti, ignorando gli artt. 3 e 34 della Costituzione: la l. 133/08 ripristina infatti un percorso duale, in cui l’obbligo può essere assolto a scuola o nella formazione professionale; oggi, come è noto, anche nell’apprendistato.

Inutile dire che la discriminazione tra i diversi percorsi è rigidamente su base sociale: i nati bene a studiare, gli altri ad imparare il mestiere, magari precario. La Costituzione stabilisce che le norme generali in materia di istruzione debbano essere emanate dal Parlamento, il cui dibattere può garantire un effettivo pluralismo culturale e la libertà, anche dell’arte e della scienza.

Questo Parlamento nominato (ma non eletto dal popolo), costituito all’epoca da una maggioranza schiacciante, invece ha delegato al governo la definizione delle norme generali sull’istruzione, come, appunto, le “riforme” dei vari ordini di scuola, contravvenendo a quanto previsto dagli artt. 33 e 117.

Inoltre l’art. 64 della l. 133/08, da cui siamo partiti, delega in modo totale le competenze del Parlamento al governo per quanto riguarda l’intera materia.
Sono sufficienti questi motivi per inoltrare ricorso al Tar? E poi: non è stupefacente che di questo ricorso non parli nessuno, ma proprio nessuno?

Come si arriva alla data del 17 febbraio 2011?
Il ricorso arriva al Tar del Lazio, che il 24 giugno 2010 sospende l’efficacia delle circolari su iscrizioni alle secondarie, organici del personale della scuola e mobilità. Ossia tutte le conseguenze dei regolamenti Gelmini (la “riforma” delle superiori). Perché?

Nonostante all’epoca delle circolari i regolamenti non avessero compiuto l’iter obbligatorio, il governo li ha considerati legge: procedura anticostituzionale e antidemocratica, che una piccola parte della scuola ha denunciato con tutto il fiato che aveva in gola, nel silenzio della maggior parte dei media. Mobilitazione e consapevolezza pagano: la sospensiva ha dimostrato che il ricorso – presentato da 755 docenti, genitori, personale Ata, studenti, insieme a Per la Scuola della Repubblica, organizzato dai Coordinamenti scuole superiori di Roma, Bologna, Milano e molte altre città, nonché dal Tavolo regionale della Toscana per la difesa della scuola statale – non era pretestuoso.

Con ordinanza n. 1023 il Tar ha accolto la richiesta dei legali ricorrenti, Mauceri e Virgilio, disponendo la sospensione dei provvedimenti impugnati e ordinando a Gelmini di depositare nel termine di 15 giorni una “documentata relazione che, riferendo sui fatti di causa, controdeduca puntualmente sui motivi dedotti con il ricorso”. Si stabilisce la data del 19 luglio per l’udienza seguente, in cui si deciderà se confernare o no quanto stabilito.

Per la cronaca: mentre i genitori hanno iscritto i figli alla cieca, in una scuola non normata, facendo riferimento a piani dell’offerta formativa decaduti con atto arbitrario, la circolare sulle iscrizioni sospesa prevedeva 8.711 posti in meno per la primaria; 3.661 per la secondaria di primo grado, 13.746 per la superiore; -15.000 Ata. Totale: 41.118 persone a spasso, in virtù di una “riforma” trattata da chi ci governa come se fosse legge, ma che legge non era.

19 luglio 2010
Il Tar del Lazio riconosce le ragioni del ricorso: l’illegittimità delle circolari ministeriali, dando ragione sul piano dei principi ai 755 ricorrenti tra docenti, studenti, Ata e genitori, coordinati da Per la Scuola della Repubblica. Si chiedeva al Tar di confermare la sospensiva – accordata 20 giorni prima in via provvisoria – relativa a quelle circolari, che il tribunale ha ritenute tutte illegittime perché “applicative di testi normativi emanati successivamente e pertanto ancora privi di efficacia e di rilievo giuridico” (nel frattempo, i regolamenti erano stati pubblicati).

La cosiddetta “riforma epocale” delle superiori, quella che – nelle parole del premier e di Gelmini – regge il confronto con la riforma Gentile, ha tentato di procedere attraverso circolari, anticipando illegittimamente le leggi: è così che le iscrizioni alla prima classe della superiore sono state realizzate sulla “nuova scuola”, quella “riformata”, nonostante la riforma non avesse compiuto il suo iter giuridico e non fosse legge. È così che sono state emanate circolari sugli organici (e la relativa previsione del taglio di 50.000 cattedre per l’anno in corso) prevedendo la falcidia di ore della scuola “riformata”, nonostante non fosse legge. Il Tar non ha però confermato il provvedimento di sospensiva cautelare del 25 giugno, non ravvisando danno grave e irreparabile per i ricorrenti: udienza di merito fissata al 17 febbraio 2011.

Opposizione: se ci sei batti un colpo
Nonostante gli appelli dei proponenti, solo le province di Bologna, Cosenza, Perugia, Pistoia, Vibo Valentia, i comuni di Empoli, Certaldo, Castiglionfiorentino, Imola e il Codacons, sono intervenuti a sostegno e si sono costituiti “ad adiuvandum”.

Peraltro nei suddetti giudizi è stata rilevata l’illegittimità dei provvedimenti relativi agli organici anche sotto il profilo della violazione delle prerogative delle Regioni e degli Enti Locali.

Non solo la Gelmini ha invaso le competenze regionali in materia di organizzazione della scuola nel territorio, ma ha anche palesemente disatteso l’art. 2, comma 4 del DPR n. 81 del 20/03/2009 concernente la determinazione degli organici, che stabilisce:

“La determinazione e la distribuzione delle dotazioni organiche tra le regioni tengono conto, sentita la Conferenza Unificata di cui all’art. 8 del decreto legislativo 28/08/1997 n. 281, dei criteri e dei paramenti di cui ai commi 2 e 3″.

Gelmini ha provveduto, di intesa con il Ministro dell’Economia, alla determinazione degli organici sia per l’a.s. 2009/2010 che per l’a.s. 2109/2011 senza avere sentito prima la Conferenza Unificata di cui sopra; le Regioni avrebbero avuto, pertanto – ma sono ancora in tempo a farlo – non solo il diritto, ma anche, per rispetto dei cittadini che rappresentano, il dovere di contestare tale comportamento della Ministra, non solo illegittimo, ma anche lesivo del principio della leale collaborazione tra le istituzioni del Paese.

Capisco che non si tratta di una storia divertente. Non tira in ballo gossip, non propone consolatorie chiavi di lettura edificanti, non è scandalistica, né brillante, né sentimentale. Capisco che rincorrere normative e procedure rischia di essere noioso e di farci sentire nel gorgo di dinamiche kafkiane, afflitti come siamo da perenne sindrome da avversione per ciò che riteniamo tecnico.

Ricordiamo però che molti di noi quei regolamenti che stanno determinando il nostro percorso professionale e le condizioni di lavoro in cui operiamo non li hanno nemmeno letti, come non hanno letto i pareri che – nonostante la marcia implacabile e indifferente ad essi del governo – ne sottolineavano le numerose criticità. La corretta informazione, la ricerca, lo studio sono ormai gli unici strumenti che abbiamo a disposizione per tentare di riprendere in mano il nostro destino, professionale ma soprattutto di cittadini consapevoli.