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100 GIORNI AI QUIZ INVALSI

di Vincenzo Pascuzzi

sabato 31 gennaio 2015

100 GIORNI AI QUIZ INVALSI – “TE PIACE ‘O PRESEBBIO?”


di Vincenzo Pascuzzi

Mancano 100 giorni ai primi di maggio e siamo già in atmosfera di Invalsi: ormai costituisce una ricorrenza annuale, un quasi Natale laico, anche se festa certo non è!

E c’è chi – con gioia – comincia a ri-scartare le statuine del suo …. Presepe del merito, della valutazione, dei quiz o test dell’Invalsi, sperando che piaccia a tutti.

Ma molti non condividono la gioia, non a tutti piace questa ricorrenza e questa sua rappresentazione. Molti la rifiutano perché non credono affatto nel dogma laico dell’Invalsi che “misura le competenze degli studenti in modo oggettivo”.

Dogma rispolverato, proprio in questi giorni, da un articolo di Roger Abravanel, accreditato come “una delle più autorevoli voci nel dibattito sulla meritocrazia” perché “Sul tema ha scritto tre libri, il quarto è in arrivo ….. “. Abravanel ed altri amici dell’Invalsi ripropongono le loro tesi di sempre, ancora una volta ignorando e sorvolando sulle numerose, motivate e radicali critiche alla valutazione a mezzo quiz, test, o prove effettuata da Invalsi stesso.

Interviene anche Paolo Sestito (ex Presidente Invalsi) che, intervistato ieri da Marco Lepore, da una parte ammette i limiti dell’Invalsi, ma poi si dilunga in considerazioni generiche e usuali che non intaccano l’operato, l’ispirazione e la filosofia dell’Invalsi stesso. Niente di preciso sui costi e l’utilità pratica dei quiz e del resto.

Da segnalare Renata Puleo (ex d.s. e attivista NoInvalsi) che giorni fa riportava una testimonianza scritta e molto significativa di una sua amica ed ex collega. Ne riportiamo due frasi significative:

“ …. le sperimentazioni condotte dall’INVALSI sono totalmente autoreferenziali. Servono a confermate ipotesi che sono tesi, come quella sulla validità dei test standardizzati, misura dell’efficacia del rapporto insegnamento-apprendimento.

L’individuazione nel lavoro dei docenti solo di ciò che conferma quel che si voleva trovare, fa il paio con la spicciativa selezione e preparazione degli osservatori. Insomma, niente deve divergere dal modello di scuola e di valutazione confezionato in dieci anni di “ricerche” condotte dall’INVALSI”.

Sicuramente c’è da aspettarsi che altri interventi seguiranno a quelli citati, alcuni pro, altri contro.