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La “Buona Scuola” di Renzi senza condivisione e cooperazione. Una concreta alternativa.

di Carlo Salmaso da Vivalascuola

martedì 23 settembre 2014

Una “Buona Scuola” senza condivisione e cooperazione

di Carlo Salmaso da Vivalascuola

Presentiamo qui l’incipit di un analitico articolo sulle tematiche del merito e della valutazioni così come riproposte dalle Linee guida del governo Renzi sulla scuola e la chiusura che propone gli obiettivi della LIP [legge di iniziativa popolare per una buona scuola per la Republica che è stata riaggiornata in Parlamento].

Dopo le anticipazioni della ministra Giannini e del (ormai ex) sottosegretario Reggi, con una grossa operazione mediatica, il 3 settembre Matteo Renzi ha lanciato in pompa magna le linee programmatiche per la scuola del futuro, rese note in un corposo documento di 136 pagine.

Utilizzando la funzione di ricerca associata ai programmi di lettura di files PDF, si possono fare alcune interessanti scoperte: nel documento la parola valutazione compare 51 volte, le parole impresa e/o azienda compaiono 19 volte, la parola merito compare 8 volte, la parola competizione compare 5 volte; compaiono una sola volta le parole condivisione e collegiale, risultano completamente assenti le parole cooperazione, compresenze, alunni per classe.

Il risultato non sorprende se teniamo presente quanto, negli ultimi anni, un potente sistema di persuasione costituito dai principali organi di informazione e da numerosi intellettuali di orientamento diverso, tutti ugualmente stregati dall’idea della necessaria affermazione del “merito” nella società italiana, si sia speso per un primato della valutazione nelle nostre scuole.

Il ruolo di questi manipolatori dell’opinione pubblica è stato quello di presentare il sistema di valutazione come oggettivo e neutrale, e contemporaneamente tacciare le opposizioni critiche come retaggio “sessantottino” di un’ideologia egualitaria nostalgica e conservatrice, fondata sul rifiuto “a priori” della valutazione.

Un esempio per tutti può essere individuato in Roger Abravanel, editorialista per il Corriere della Sera che, dopo aver lavorato trentacinque anni per la società di consulenza McKinsey & Company, insieme al Ministro della Pubblica Istruzione Mariastella Gelmini ha varato il progetto denominato “Piano nazionale per la qualità e il merito“; nel suo libro del 2008 Meritocrazia: Quattro proposte concrete per valorizzare il talento e rendere il nostro paese più ricco e più giusto, egli individua la proposta per un percorso meritocratico nella scuola italiana col seguente schema:

Abravanel In sintesi:

per migliorare la scuola italiana ha bisogno di proporsi come sistema meritocratico
la misurazione del merito può farsi solo su base oggettiva
lo strumento atto a misurare il merito è la valutazione
essa genererà una “sana” competizione
che andrà a produrre merito
che a sua volta porterà ad un miglioramento del sistema.

Che a partire da questo schema si muova anche la proposta di Renzi nelle linee guida presentate nel fascicolo “La Buona Scuola” è indubbio:

[Ai docenti]… lo Stato chiede di non accontentarsi delle prospet­tive di carriere fondate sul mero dato dell’anzianità. Per fare questo è necessario ripensare la carriera dei docenti, per introdurre ele­menti di differenziazione basati sul riconoscimento di impegno e meriti oltre che degli anni trascorsi dall’immissione in ruolo. (pagg. 48/50)

È un sistema basato sul merito dei docenti che riduce le disparità tra le scuole e le incoraggia e aiuta tutte a migliorare. (pag. 58)

Non c’è vera autonomia senza responsabilità. E non c’è responsabilità senza valutazione. (pag. 63)

La valutazione è il punto di partenza per conoscere punti di forza e debolezza di ogni singolo istituto e per conoscere il nostro siste­ma educativo nella sua totalità. D’altronde la scuola è il primo ambito della vita in cui i giovani apprendono il valore educativo della valutazione: i primi 4 e i primi 7 in pagella li abbiamo presi proprio a scuola. Sarebbe assurdo applicare questo principio a tutti tranne che alla scuola stessa. (pag. 65)

Ora, se la situazione in cui ci muoviamo è questa, è doveroso fare una serie di riflessioni.

Merito, premialità, competizione

Le indicazioni proposte da Renzi, e mutuate dallo schema di Abravanel, partono da un assunto non facilmente dimostrabile: per avere una maggiore qualità nel sistema scolastico italiano è necessario agire sul merito utilizzando la premialità.

Ma, innanzitutto, che cosa si intende con merito?
E’ un concetto complesso e generico insieme, con forti sfumature morali, quasi religiose. Si contrappone a “colpa” più che a “mancanza” (se non me lo merito, è perché io ho fallito in qualcosa), implica un credito futuro, è quasi impossibile isolarlo rispetto ad altri fattori che intervengono nella vita quotidiana (caratteristiche biologiche, ambiente familiare, fortuna).

Cosa significa che “solo i migliori” devono emergere, avere spazio? I migliori per chi? I migliori sul mercato? I più furbi? I più efficaci nella comunicazione?

Ma siamo sicuri che di fronte a questa scelta le due principali categorie di persone che nella scuola vivono, studenti e docenti, reagiranno come ci si aspetta?

Per quanto riguarda gli alunni, se si tratta di dare premi, la cosa è probabilmente socialmente irrilevante, una soddisfazione per chi lo vince e nulla più; se si tratta di incentivi a migliorare, nulla indica che obbligatoriamente debba funzionare: per uno che tenta di fare del suo meglio per ottenere il premio, ce ne sono molti altri che non lo faranno, avendo i loro motivi (buoni o cattivi) o le loro difficoltà.

Per quanto riguarda gli insegnanti, oltre a ritenere valide le osservazioni precedenti, per come viene proposto da Renzi il meccanismo degli scatti di competenza:

«Le risorse utilizzate per gli scatti di competenza saranno complessivamente le stesse disponibili per gli scatti di anzianità, distribuite però in modo differente secondo un sistema che premia l’impegno e le competenze dei docenti. Ciò consente all’operazione di non determinare oneri aggiuntivi a carico dello Stato» (pag. 57)

è immediato comprendere che la condizione economica dei docenti come categoria di lavoratori non migliorerà di un solo euro: semplicemente, a un terzo dei docenti statali verrà tolta una parte della retribuzione, che finora spettava loro da contratto, e con essa verranno (forse) dati pochi euro in più, rispetto al sistema attuale, agli altri due terzi.

Quasi al limite del comico, poi, la proposta che

“I docenti mediamente bra­vi…, per avere più pos­sibilità di maturare lo scatto, potrebbero volersi sposta­re in scuole dove la media dei crediti maturati dai docenti è relativamente bassa e quindi verso scuole dove la qualità dell’insegnamento è media­mente meno buona, aiutan­dole così ad invertire la ten­denza” (pag. 58).
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A quella configurata nelle linee guida di Renzi bisogna contrapporre un’idea diversa di scuola, un’idea che trova pieno respiro nella Legge di Iniziativa popolare per una buona scuola per la repubblica (LIP). [vedi qui, qui, qui]

Gli spunti che la LIP propone sono molteplici:

risorse adeguate con un investimento che veda un notevole incremento rispetto a quanto oggi il nostro Paese destina a questo scopo:

elevare il tetto di spesa almeno al 6 % del PIL

l’obbligatorietà dell’ultimo anno di scuola dell’infanzia e l’estensione dell’obbligo a 18 anni

dotazioni organiche aggiuntive stabili e adeguate per il sostegno, l’alfabetizzazione, l’integrazione, la lotta alla dispersione e al disagio

classi di 22 alunni

il ripristino e l’estensione del modulo e del tempo pieno nella scuola elementare e prolungato nella media

una scuola superiore che rimanda la scelta delle proprie attitudini a 16 anni con
un biennio unitario e un triennio di specializzazione

l’obbligo per gli insegnanti alla formazione e all’aggiornamento

il rafforzamento e l’estensione degli organi collegiali, in particolare con il collegio dei docenti presieduto da un docente eletto dal collegio stesso

l’autovalutazione delle singole scuole, intesa come assunzione di etica responsabilità in un’ottica di rendicontazione sociale per il miglioramento dell’offerta

la richiesta, nell’articolo delle abrogazioni, della totale eliminazione del Decreto del Presidente della Repubblica n. 80 del 2013 che sovrintende il SNV, oltre che di tutti i decreti prodotti dalla cosiddetta riforma Gelmini.

Chiediamo quindi a chi non ha cessato di credere che una Buona Scuola per la Repubblica sia lo strumento principale attraverso cui lo Stato possa rimuovere ostacoli e differenze su base socio-economica di provare a guardare alla LIP anche in un’ottica rivendicativa, come strumento di coesione e raccordo fra le lotte che, per mancanza di consapevolezza dei percorsi altrui, in questi anni si sono spesso mosse in modo disunito e disorganizzato.