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STUDENTI CLIENTI E CONSUMATORI

di Marina Boscaino

lunedì 26 maggio 2014

Scuola: la carta prepagata per gli studenti è un invito al consumo

di Marina Boscaino

Nel 2000 Naomi Klein fece epoca con il suo No Logo. Venivano lì analizzate e denunciate le operazioni di colonizzazione del pensare comune, di colonizzazione della cultura; ma le pagine più terribili – e di cui meno si è parlato – riguardavano la colonizzazione della scuola:

“C’ ero, quando è cominciata. Fu heartbreaking, un colpo al cuore. È da lì che mi è venuta l’idea del libro (…) Perché la scuola è l’unico posto dove da giovani veniamo allenati a una mentalità non da consumatori”.

Si tratta dello spazio, forse l’unico, in cui l’educazione pura deve e può prevalere rispetto all’educazione aziendale, alla logica del profitto. Dove conoscere e crescere non significa diventare un consumatore modello, ma una persona capace di indagini critiche sulla realtà. La tendenza a consentire l’introduzione della pubblicità nelle scuole si è invece insinuata in modo subdolo e virulento in particolare negli ultimi anni, anche per sopperire alle continue riduzioni dei fondi che lo Stato deve destinare alle scuole per l’ampliamento dell’offerta formativa; qualcosa che si concretizza in tante piccole decisioni, senza un provvedimento unico, senza delibere collegiali, senza dibattito, senza indagini sull’opinione pubblica, e dunque in modo appunto subdolo, strisciante; ma, come ci dimostrava sin da allora l’esperienza americana, efficace.

L’anno scorso, proprio da questo blog, raccontavamo come in un liceo di Milano la ristrutturazione dell’aula computer fosse stata finanziata da sponsor appositamente ricercati: che affiancarono in quella occasione il proprio logo a quello dell’istituto, caratterizzato – per chi non se lo ricordasse – dalla stella della Repubblica. Quella che istituisce per mandato costituzionale scuole di ogni ordine e grado.

Oggi, dopo una serie di impressionanti esempi in questa direzione, sempre più considerati segni imprescindibile e indiscutibili dei tempi moderni e delle straordinarie capacità imprenditoriali di presidi manager e di consigli di istituto zelanti, ci troviamo a raccontare il prosieguo della vicenda, il passo ulteriore. Il Miur si è fatto promotore di un’iniziativa, volta a rafforzare definitivamente l’idea che la scuola debba produrre non cittadini consapevoli, ma consumatori acritici, sensibili ad apparenza, velocità, possesso. Del resto la pianificazione di questo risultato è iniziata almeno 15 anni fa e portata avanti con diligenza encomiabile.

tratto da Vivalascuola