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Merito a scuola e Confindustria.

contributo di B.Moretto e G.Tassinari Scuola e Costituzone - Bologna

sabato 18 dicembre 2010

Merito a scuola e Confindustria.

Ogni operazione di valutazione, che per sua natura è fondante di una norma (nel duplice significato giuridico-filosofico e geometrico-politico), per non essere mistificatoria e quindi inerentemente mendace e regressiva dovrebbe esplicitare quale sia il sistema di valori a cui fa riferimento, così come dovrebbe esplicitare la classe di oggetti a cui viene applicata. L’annuncio del Ministro Gelmini di voler procedere alla sperimentazione in alcune provincie di procedure di valutazione delle scuole e di premialità dei docenti “migliori” ricade a nostro giudizio proprio in questa categoria, delle operazioni politiche dal significato ambiguo e pertanto “pericoloso”, poiché, ricordando il Kant della Pace perpetua, tutto ciò che non può essere dichiarato pubblicamente è eticamente ingiusto.

Il fatto poi che questi progetti siano stati elaborati dalla Fondazioni, Agnelli, San Paolo e Treelle e che i risultati verranno monitorati da un Comitato tecnico scientifico nel quale la presenza di esponenti della Confindustria e del pensiero aziendalista è rilevante (Barzanò Giovanna, Biondi Giovanni, Bottani Norberto, Cappello Giancarlo, Cosentino Giuseppe, Gallegati Paola, Gavosto Andrea, Gentili Claudio, Ichino Andrea, Israel Giorgio, Oliva Attilio, Poggi Annamaria, Ribolzi Luisa, Zen Giovanni), svela la pericolosità dell’operazione. Il primo progetto si propone di valutare le scuole medie delle provincie di Pisa e Siracusa in base ai risultati dei test Invalsi ed è stato elaborato dalla Fondazione Agnelli. Alle scuole che si collocheranno nella fascia più alta sarà assegnato un premio (fino ad un massimo di 70mila euro).

L’uso dei test Invalsi che sono strumenti di valutazione di competenze specifiche Induce a pensare che non si intenda sostenere il compito fondamentale della nostra scuola come Istituzione che primariamente ha il compito di formare il cittadino. Non si valutano le conoscenze storiche, non si considera l’impegno civico di scuole e studenti, non si contestualizzano i risultati rispetto all’ambiente in cui operano le singole scuole. Si terrà conto nel valutare i risultati solo dei risultati medi o anche della variabilità, ovvero dell’impegno della scuola per ridurre le differenze tra gli studenti ?

Per finire nulla si propone per quelle scuole che evidenziassero difficoltà di apprendimento degli alunni: se si attribuiscono risorse aggiuntive agli istituti che presentano le performances migliori, le differenze nei risultati degli alunni degli uni e degli altri aumenteranno. Ciò acuirà ancora di più uno dei problemi del nostro sistema scolastico; secondo la ricerca PISA la gran parte della variabilità nei risultati è dovuta nel nostro paese alle differenze tra le scuole e non dentro le scuole........

vedi allegato