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La Giannini e i timori degli insegnanti

da Vivalascuola

mercoledì 12 marzo 2014

riportiamo qui un ampio stralcio dalla pubblicazione settimanale curata da Giorgio Morale su Vivalascuola dove trovate un bel resoconto sulla scuola in Grmania

I timori degli insegnanti

sono così riassunti da Lucio Ficara:

Si teme già dal prossimo anno scolastico una legge che vada ad aumentare l’orario di servizio dei docenti delle scuole secondarie, da 18 a 24 ore settimanali, a parità di salario; si teme inoltre approvazione del DDL Aprea per via legislativa o contrattuale; ancora si ha timore che passi la chiamata diretta del personale scolastico; si dà per scontata, anche in tempi rapidi, l’approvazione di una legge che riduca di un anno scolastico la durata delle scuole secondarie di secondo grado…

… Puntualmente confermati. Difatti come nuovo ministro viene designato il segretario nazionale di Scelta Civica, Stefania Giannini, senatrice montiana, come il suo predecessore toscana (lucchese), docente e già rettore universitario. Né rassicurano la “competenza” e il “merito” dei nuovi sottosegretari all’Istruzione.

Le priorità della scuola. Orizzonte Scuola confeziona una lista di priorità per la scuola secondo i reppresentati di docenti, Ata, studenti, dirigenti, genitori. Salvo Intravaia compila un vademecum con le principali emergenze che il governo si trova ad affrontare a proposito della scuola: edilizia, dispersione, competenze dei quindicenni, passaggio dalla scuola all’università, spesa per l’istruzione, alunni per classe, alunni stranieri, scuole paritarie, reario di lavoro degli insegnanti, retribuzione degli insegnanti, merito e carriera dei docenti, età dei docenti, nuove tecnologie a scuola.

Il programma della ministra. La ministra Giannini impiega un paio di giorni a far conoscere le sue idee sulla scuola, basate su una cultura del merito (come già anticipato un anno prima a Tuttoscuola), da praticare col completamento del processo di valutazione della didattica e della ricerca attraverso l’ANVUR e per le scuole attraverso i test Invalsi, una premialità collegata alla valutazione, una competizione per stimolare “condizioni di concorrenza fra atenei nel libero mercato internazionale, le migliori università per i migliori studenti, ma soprattutto per ricchi (Harvard è il paradigma noto)“, una autonomia reale ai singoli istituti scolastici (ddl Aprea?), concorsi regolari.

Né manca l’adesione della ministra Giannini alla riduzione di un anno della scuola secondaria superiore, il sostegno alla scuola paritaria (su cui segnaliamo una acuta analisi di Nadia Urbinati), l’intenzione di abolire gli scatti stipendiali legati all’anzianità, com’era nei programmi della ex ministra Gelmini. Si riparla anche di accorciare di un mese le vacanze estive. E a proposito dell’insegnamento della Filosofia nei licei pensa a un “approccio interdisciplinare“, come è stato per Geografia, ad esempio, o per Educazione alla Cittadinanza, pressoché sparite dalle scuole italiane.

Insomma, bastano poche ore alla nuova ministra dell’Istruzione per mettere in allarme sindacati della scuola e associazioni di docenti, tanto che l’ex ministra Carrozza interviene a consigliare alla ministra Giannini maggiore prudenza prima di parlare

Pubblico impiego: tanto a pochi, poco a tanti. Questo proprio mentre uno studio evidenzia che, mentre i dirigenti pubblici italiani sono pagati più dei loro colleghi britannici o tedeschi, le remunerazioni medie degli insegnanti sono più basse in Italia, sia in termini assoluti che in rapporto al Pil pro capite.

Una meritocrazia all’italiana. Stupisce l’acrimonia della ministra verso l’egualitarismo e risulta rafforzato il timore che “premiare il merito” sia il sistema per togliere a molti il poco che già hanno e dare poco come “merito” ad alcuni. Una meritocrazia all’italiana, fatta senza spendere un soldo in più. Come scrive Mauro Boarelli:

Ci sono tutti gli ingredienti del neoliberismo aggressivo che ha colonizzato anche la cultura della sinistra: la meritocrazia (esplicitamente contrapposta all’uguaglianza), la valutazione quantitativa e standardizzata (organizzata intorno all’Invalsi), l’autonomia competitiva delle istituzioni scolastiche.

Intorno a questo nocciolo duro si sviluppa tutto il resto dell’armamentario ideologico dispiegato negli ultimi anni: abolizione del valore legale del titolo di studio, accesso all’Università a numero chiuso e in base ai test di valutazione anticipati alla scuola superiore, revisione degli organi collegiali, etc.