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Dal Censis la fotografia di un Paese senza desiderio.

E la scuola?

martedì 14 dicembre 2010

Dal sito del CENtro Studi Investimenti Sociali (Censis):
“Giunto alla 44a edizione, il Rapporto Censis interpreta i più significativi fenomeni socio-economici del Paese in una confusa congiuntura. Le Considerazioni generali introducono il Rapporto sottolineando come la società italiana sembra franare verso il basso sotto un’onda di pulsioni sregolate. L’inconscio collettivo appare senza più legge, né desiderio.”

Dal sito del CENtro Studi Investimenti Sociali (Censis):

“Giunto alla 44a edizione, il Rapporto Censis interpreta i più significativi fenomeni socio-economici del Paese in una confusa congiuntura. Le Considerazioni generali introducono il Rapporto sottolineando come la società italiana sembra franare verso il basso sotto un’onda di pulsioni sregolate. L’inconscio collettivo appare senza più legge, né desiderio.”

La lettura e l’analisi di Vittoria Gallina.
tratto da —> info_auladigitale@rcs.it

È già il secondo anno che le considerazioni generali del rapporto Censis presentano una analisi interpretativa che potremmo definire disincantata e sconsolata. Tre sono i concetti che sintetizzano il messaggio di questo anno:
• la mancanza di regole
• la mancanza di fiducia nella efficacia delle classi dirigenti
• la caduta del desiderio, se per desiderio intendiamo con Hegel la razionale tensione verso uno scopo e non una vitalistica risposta alle pulsioni.

È come se la capacità di resistenza, espressa nei mesi più duri della crisi, avesse lasciato non solo il dramma della disoccupazione, ma una società passiva e indifferente entro la quale emergono comportamenti cinici di indifferenza e di passiva adattività.

Da una prima, molto superficiale, lettura delle singole sezioni si conferma la fotografia di questo disorientamento e soprattutto lo scollegamento tra i diversi comparti di una comunità che si ripiega su se stessa e sembra non trovare ragioni per rimettere in moto una macchina bloccata.

Proviamo a indicarne alcuni, che hanno rilevanza per i settori della scuola e dell’educazione in genere.

I giovani occupati (15-34 anni) decrescono del 5,9% nei primi due trimestri del 2010, mentre la media del calo è lo 0,9%, questo significa che 2.240.000 giovani tra i 15 e i 34 anni sono fuori dalla scuola e dal lavoro e non cercano una occupazione; il dato preoccupante è che più della metà degli italiani intervistati tende a trovare spiegazioni soggettive di questo fatto nel rifiuto di lavori pesanti e poco gratificanti, colpevolizzando quindi questi giovani e ignorando le ragioni strutturali del fenomeno.

Negli ultimi nove anni nel mercato dell’export mondiale l’Italia passa dal 3,8% al 3,5%, ma soprattutto perde nei settori ad alta specializzazione (-3,8% calzature, -4,3% gioielleria, -4,7% mobili, -5,8% elettrodomestici -13,7% componenti per costruzioni); le strategie che finora hanno preservato i settori di nicchia della produzione di qualità hanno bisogno di innovare prodotti e strategie.

Anche l’uso del risparmio familiare, che ha rappresentato finora un pilastro nella resistenza alla crisi, sembra divenire meno prudente, nel corso di un anno aumentano del 29,3% le quote dei fondi comuni di investimento e del 12,5% quelle delle azioni e delle partecipazioni. Il Censis elabora inoltre una stima della tassazione occulta (aumento di tariffe, contributi per la scuola dell’obbligo, fasce blu, parcheggi ecc.) che raggiunge i 2.289 euro l’anno per una famiglia di tre persone.

Crescono gli oneri diretti e indiretti, legati alla frequenza della scuola, che gravano sulle famiglie.

Il 56,5% delle scuole italiane dalla materna alle superiori ha chiesto contributi aggiuntivi alle tasse scolastiche (80 euro è il valore medio versato con punte di 100 euro nella scuola primaria e 260 nei licei). Aumentano le lezioni private (+4,7%), quelle per il recupero scolastico crescono del 2,3%, corsi artistici e/o culturali del 2%, lingue straniere 1,3%. I finanziamenti privati alle scuole riguardano il 36,4% degli istituti intervistati (le donazioni e l’installazione di macchine di distribuzioni di bevande e alimenti sono le fonti più consistenti, ma compaiono anche sponsor e concessione di spazi per la pubblicità).

Per quanto riguarda quelli che dovrebbero essere indicatori di cambiamento, il rapporto ne segnala alcuni.

Aumentano gli alunni con cittadinanza non italiana (anche se il tasso di crescita presenta una decelerazione rispetto agli anni passati) sono il 7% della popolazione scolastica, più dell’8% nella scuola dell’infanzia e primaria, intorno al 5% nella secondaria.

L’84,9% delle scuole ha una o più LIM (il divario tra Nord e Sud va dall’88% all’83% circa), il 90% di queste è stato acquistato con contributo ministeriale, il 20% con fondi propri, il 10% con fondi degli enti locali, un po’ più del 6% con donazioni di privati.

L’istruzione post secondaria non accademica è pari al 3% contro il dato OCSE del 7,2%, la quota di studenti che concludono percorsi di istruzione terziaria tecnico professionale è solo lo 0,7% contro la media OCSE del 12,2%. Un nuovo modello di offerta costituto dagli ITS (istituti tecnici superiori) dovrebbe dare impulso innovativo nei settori delle nuove tecnologie del made in Italy; il processo è stato avviato in 15 regioni.

La consueta indagine Censis rivolta ai presidi di Facoltà indica al primo posto, tra i fattori capaci di garantire competitività, il miglioramento dei servizi offerti, ma soprattutto lo sviluppo della mobilità degli studenti e le collaborazioni internazionali.

Se la cifra che interpreta i processi in atto nel paese è l’appiattimento e la mancanza di slanci, la foto d’insieme dei processi formativi la conferma completamente.

E questo appare veramente preoccupante perché, mentre il rapporto parla di necessità del “tornare a desiderare” come virtù civile e di bisogno di messaggi che facciano autocoscienza di massa, non riesce poi a trovare spunti che consentano di trovare, almeno, qualche spiraglio verso il cambiamento.