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BES - bisogni educativi speciali

BES - bisogni educativi speciali: materiali utili

di Tullio Carapella

mercoledì 16 ottobre 2013

L’iniziativa del MIUR sui BES: inaccettabile il metodo, pericolosa nel merito

di Tullio Carapella

Tutti noi soffriamo di una malattia, di una malattia di base, per così dire, che è inseparabile da ciò che siamo e che, in un certo modo, fa ciò che siamo, se anzi non è più esatto dire che ciascuno di noi è la propria malattia, per causa sua siamo così poco, così come per causa sua riusciamo a essere tanto.
(José Saramago, L’anno della morte di Ricardo Reis)


Questioni di metodo: mai mettere il carro avanti ai buoi.

Lo scrivo in premessa a scanso di equivoci: quanto partorito dal ministero dell’Istruzione in merito ai “bisogni educativi speciali”, in particolare la Direttiva del dicembre 2012 e la Circolare 8 del marzo 2013, mi suona falso e inutile come i buoni propositi di un bambino in una letterina a babbo natale.

Mi riferisco, in particolare, non ai vistosi limiti, ma proprio a quanto di meglio contengono quei due documenti, cioè ai punti di forza che con tanto entusiasmo sottolineano a più riprese i difensori di questa nuova iniziativa ministeriale. Punti di forza facilmente sintetizzabili, perché risiedono nella volontà di coinvolgere tutto il corpo docente nel cercare risposte ai bisogni di ognuno dei nostri alunni, soprattutto di chi è maggiormente in difficoltà.

Bei propositi, nessuna sostanza.

È un po’ come se il ministero dell’agricoltura avesse emanato un decreto per invitare tutti gli interessati, vigili del fuoco, forestali e, perché no?, anche i contadini, a spegnere gli incendi estivi in meno di cinque minuti, prima che le fiamme si propaghino. Anche in questo caso dovremmo constatare che si tratta di una raccomandazione encomiabile, per poi magari aggiungere che un domani si dovrà pure pensare a comprare i Canadair, o almeno a fornire l’acqua alle pompe, o almeno a sostituire le pompe che nel tempo si sono usurate, o almeno ad evitare di dismetterle, le pompe, per ridurre le spese.

Chiedo venia per la metafora poco ortodossa, ma di questo stiamo parlando: una scuola che affronta ogni giorno nuove emergenze e lo fa con pochi mezzi, oggi molto meno di ieri, e spesso lo fa con scarsa preparazione, che non è un optional, se non vogliamo che ci mettiamo tutti quanti, certo con tanta buona volontà, a soffiare sulle fiamme nella speranza che sia così che si spegne un incendio.

Rispetto a questa obiezione è inaccettabile che si risponda “intanto applica la legge, che domani vedremo di fornirti anche gli strumenti per farlo!”, perché:

- I fini non si raggiungono senza i mezzi. Nemmeno “nel frattempo”. Spesso anzi ribaltare le sequenze di causa ed effetto provoca più danni che benefici. Ne è testimonianza questo grottesco inizio di anno scolastico, nel quale tra i docenti si sono accese discussioni e talvolta scontri per affermare ognuno la propria ardita interpretazione dell’ormai celebre perla ministeriale: le tipologie di Bes “dovranno essere individuate sulla base di ben fondate considerazioni psicopedagogiche e didattiche”.

Discussioni senza alcuna possibilità di sintesi, perché già solo il dire “ben fondate” con tutta evidenza non vuol dire assolutamente nulla. E se oggi il Ministero intende correre ai ripari, lo farà inevitabilmente ingarbugliando ancor più la matassa e aggiungendo al danno la beffa.

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