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I nuovi decreti sono una fabbrica di precariato

di Giorgio Morale da Vivalascuola

giovedì 3 ottobre 2013

I nuovi decreti sono una fabbrica di precariato

di Carlo Seravalli

L’istruzione riparte. Con nessuna inversione
Il Governo Letta ha chiaramente un problema di legittimità da risolvere. Nato dopo una fase convulsa, seguita alle ultime elezioni per il rinnovo del Parlamento, vede il Partito Democratico condividere con il Pdl l’esperienza di un governo politico. Tale soluzione ha ovviamente prodotto un consistente malessere presso la base del Pd, un bacino elettorale del quale gli insegnanti costituiscono una parte non irrilevante. È perciò anche sul terreno delle politiche scolastiche che il Governo e i dirigenti del centro-sinistra che lo sostengono si giocano le proprie carte sul piano dell’immagine.

In questo quadro, a mio modo di vedere, si deve inserire la recente approvazione del cosiddetto Decreto Scuola L’istruzione riparte del 12 settembre (DL 104/2013). Si tratta di una sorta di minestrone, in cui è finito di tutto un po’; la parte più consistente del provvedimento risulta essere, tuttavia, un piano di assunzioni a tempo indeterminato da mettere in atto in tre anni.

I principali organi di stampa hanno dato risonanza all’evento presentandolo come un’inversione di rotta rispetto agli anni del Ministero Gelmini; finalmente, è stato detto, la valorizzazione della scuola viene posta al centro dell’attività di governo: i precari verranno assunti. Analizzando i dati, ci si rende conto che nella realtà l’iniziativa non modifica in modo determinante la situazione attuale e, inserendosi sostanzialmente in un quadro di continuità con l’attività dei precedenti esecutivi, si rivela di natura più propagandistica che fattiva.

Le cifre del precariato docente
Vediamo preliminarmente le cifre relative al precariato scolastico. In primo luogo va chiarito che gli insegnanti precari attualmente iscritti nelle Graduatorie ad esaurimento (Gae) ammontano a più di 200.000; si tratta di personale abilitato (l’inserimento nelle Gae è stato possibile proprio in virtù dell’abilitazione), che ha conseguito il titolo prevalentemente attraverso le scuole di specializzazione biennali Ssis, per la scuola secondaria, e le lauree in scienze della formazione, per la scuola primaria; ma vi sono anche numerosi vincitori del concorso del 1999/2000 (Ministero Berlinguer) non ancora entrati in ruolo. Si tratta quindi di personale qualificato e selezionato, che da molti anni presta servizio nella scuola pubblica.

Il quadro, tuttavia, non si esaurisce qui. Infatti dall’anno accademico scorso è attivo presso le facoltà italiane il Tirocinio Formativo Attivo (Tfa), il nuovo percorso a numero chiuso per conseguire l’abilitazione all’insegnamento, che ha già concluso un primo ciclo di circa 20.000 abilitati. A questi si devono aggiungere coloro che frequenteranno i Percorsi Abilitanti Speciali (Pas), attivi da quest’anno, ai quali si può accedere avendo maturato, pur senza abilitazione, un servizio di almeno tre anni; si parla di 66.000 iscritti a questi corsi, ma la cifra potrebbe essere sottostimata. Gli abilitati con il Tfa e con il Pas non possono attualmente inserirsi nel sistema di reclutamento che conferisce le nomine annuali, in quanto non hanno diritto di accesso alle Gae. Secondo fonti sindacali, attingendo dalle Gae, il Miur stipula annualmente più di 100.000 contratti a tempo determinato (da un breve calcolo compiuto sui siti specializzati, si ricava la cifra di più 111.000 contratti per l’inizio di quest’anno), ai quali vanno aggiunti gli incarichi per le supplenze brevi, stipulati durante l’anno.

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