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facciamo il punto

QUALCHE CILIEGINA.

bilancio di un anno scolastico

mercoledì 12 giugno 2013

UN ANNO DIFFICILE E COMPLESSO, CON QUALCHE CILIEGINA.

Dare un quadro di quest’anno scolastico, della politica economica che ha investito la scuola, è complesso: è stato un anno ambivalente, contradditorio, caotico, attraversato da stop end go che hanno interessato tutti gli ambiti sociali. Vale la pena ricordare che un punto del mandato della UE/BCE/FMI al governo tecnico di Monti era quello di ridurre ulteriormente la spesa pubblica per il comparto della pubblica istruzione, procedere rapidamente per una sua aziendalizzazione, favorire la crescita delle scuole paritarie, del privato nella pubblica istruzione.

Il governo Monti si è dedicato con cura alla messa in pratica delle direttive europee, seguitando l’operato dei precedenti ministri, aggiungendovi una patina di tecnocrazia per indorare la pillola: registri elettronici, voti on line, pratiche in format, trasparenza fittizia sui portali del MIUR hanno accompagnato le misure economiche del blocco del turn over degli inseganti e del personale pensionato, il perdurante blocco contrattuale, il bluff sugli scatti di anzianità, l’incancrenimento del precariato con il non pagamento delle ferie maturate ed uno stillicidio di provvedimenti, tra cui l’auto pagamento di parte degli scatti di anzianità maturati attraverso la riduzione dei fondi destinati alla contrattazione di istituto. Insomma dal punto di vista economico una stretta serrata che, complice il bombardamento mediatico ed istituzionale sulle nostre miserie economiche, è stata assorbita come una medicina necessaria per passare la brutta malattia – la crisi - che ha messo in ginocchio il paese.
In un quadro generale caratterizzato da un massacro sociale - che doveva abbattere un debito pubblico aumentato invece in un anno del 10% e che ha colpito tutti i settori più deboli e disagiati, mentre nulla pagano gli evasori fiscali, i grandi patrimoni, le banche, i gruppi finanziari e industriali, mentre la corruzione e le ruberie delle caste politiche e manageriali sono al parossismo – è ancora una volta la scuola pubblica la vittima sacrificale, così – visto il silenzio del settore - viene tentato il colpo decisivo con la legge proposta in votazione alla Camera tra il 14 e il 16 novembre che prevedeva l’aumento di un terzo dell’orario (24 ore pagate 18) ai docenti delle scuole medie e delle superiori, con la conseguente espulsione di altre decine di migliaia di precari e la deportazione degli insegnanti in esubero.

Questo azzardo per il governo Monti è stato fatale. I Cobas della scuola, con la successiva mobilitazione di altri spezzoni sindacali, hanno saputo mettere in moto un insieme di iniziative sul territorio che sono poi confluite nella manifestazione e nello sciopero del 14 novembre in concomitanza con lo sciopero dei metalmeccanici Fiom e poi in quello successivo del 24 novembre, che hanno stoppato il tentativo di prolungare l’attività di servizio a parità di salario, hanno cestinato la legge sul riordino degli organi collegiali Aprea-Ghizzoni, hanno riaperto la discussione dentro le scuole che è continuata, con alterne vicende e specificità territoriali, fino all’inizio della campagna elettorale.
Di pari passo allo scemare delle tematiche più direttamente economiche e sindacali, come Cobas della scuola e Centro studi per la scuola pubblica, in tutt’Italia, e, con intensità anche qui nei nostri territori, è ripartita la critica, fatta di convegni, documenti, assemblee, prese di posizione, contro la trasformazione della didattica, in atto già da tempo nella scuola, attraverso l’introduzione obbligatoria dei test dell’INVALSI quali strumenti atti alla verifica dell’apprendimento e dell’efficacia degli studi e dell’apprendimento a scuola. Quella che noi abbiamo denominato LA SCUOLA QUIZ.
Una difficilissima battaglia culturale, persa un ventennio fa nei paesi anglosassoni e che poi venne esportata come metodo didattico un po’ ovunque; ora la si vuole imporre alla scuola pubblica italiana con la scusa di migliorarne l’efficacia e l’efficienza, che aldilà dalla disinformazione dominante e battente, continua a produrre ottimi risultati concreti – vedi OCSE/PISA - in rapporto ai dati reali degli altri paesi: Italia seconda, in termini assoluti, solo ai valori della Corea.

Una battaglia didattica e pedagogica che per la prima volta quest’anno riesce a bucare il muro di omertà che la circondava, tanto da far divenire la discussione sull’INVALSI uno dei punti di confronto tra le personalità della cultura e del mondo della scuola. Una discussione che va ascritta alla tenacia con cui negli ultimi 3 anni, come Cobas della scuola in compagnia solo di piccole associazioni culturali e di genitori, è stata tenuta viva, con lotte settoriali e iniziative seminariali e di aggiornamento, che, alla fine, hanno posto all’ordine del giorno il riesame dell’impianto di valutazione. Questa discussione, già l’anno passato, con più estensione e capillarità, si è estesa agli studenti degli istituti superiori che, avuta cognizione del grande imbroglio che veniva passato per riconoscimento del merito, hanno boicottato diffusamente le prove INVALSI, tanto che oltre il 30% di esse è stato riconosciuto non idoneo alla valutazione.
Non c’è da essere trionfalisti, ovviamente, ma qualcosa di nuovo si è innescato sul tema della valutazione [non della mera misurazione tanto al chilo], della didattica e della pedagogia, che non va lasciato nelle abili mani di chi all’ultimo momento si è accorto che il problema c’è davvero.

Insomma margini per continuare questo difficile percorso ce ne sono e si sono allargati coinvolgendo i diretti interessati [studenti, genitori e insegnanti], ma anche il mondo culturale e scientifico che opera dentro e fuori la scuola. Registriamo una battuta d’arresto nei tempi e metodi del processo di privatizzazione della scuola pubblica e una piccola soddisfazione per noi tutti.

A questo va aggiunto un altro piccolo-grande risultato positivo: a Bologna, una coalizione di scopo formalizzata nell’associazione Articolo 33, che contiene al suo interno diverse associazioni da quelle dei genitori ai Cobas, ha ottenuto un clamoroso e potente risultato: la vittoria referendaria, un referendum comunale consultivo, per togliere il finanziamento pubblico alle scuole private dell’infanzia. Una vittoria ottenuta nonostante che nella città di Bologna, tutta la governance, dal sindaco al vescovo, da Prodi al ministro Carrozza, avessero invitato i cittadini ad esprimersi a favore del finanziamento pubblico alle scuole private; si è aperto un nuovo varco, dunque, da sperimentare, per continuare le lotte, in tutte declinazioni e su tutti i piani possibili, contro la privatizzazione e l’aziendalizzazione della scuola pubblica.

Ciò non di meno, nubi scure si addensano sulla scuola: il blocco dell’introduzione delle 24 ore ottenuto con la scesa in campo della categoria, con 2 scioperi, nell’autunno passato, ora, dopo la caduta del governo Monti, complice una ministra che strizza l’occhio alle organizzazioni sindacali, si ripresenta con uno scambio politico/sindacale occulto tra le parti, senza, ovviamente, consultare i lavoratori: un rinnovo contrattuale per il settore con in cambio un aumento dell’orario di servizio.
Una situazione difficile, conflittuale ci aspetta, consapevoli che il quadro d’insieme non potrà essere modificato fino a quando non si butteranno nella spazzatura tutti i paletti delle compatibilità con cui hanno recintato il nostro vivere quotidiano.

Cobas scuola & CESP di Padova