Home Centro studi per la Scuola Pubblica - CESP Padova Home

Il bambino artigiano - Centro Studi per la Scuola Pubblica di Padova
Home > proposte > Il bambino artigiano

proposta critica

Il bambino artigiano

di Marco Carsetti estratto da Asino editore

mercoledì 22 maggio 2013

Il bambino artigiano


di Marco Carsetti da vivalascuola

All’improvviso la invase quel senso di stupore
che ciascuno di noi dovrebbe provare almeno una volta nella vita:
i bambini sono uomini nel pieno delle forze
e nella breve stagione dell’infanzia
hanno più resistenza di quanta Dio non gliene conceda in futuro.
I bambini sanno sopportare.

(Davis Grubb, La morte corre sul fiume, Adelphi)

Non far bere l’acqua di cui non si ha voglia

Leggendo Le nuove tecniche didattiche di Bruno Ciari (Edizioni dell’asino) si ristudia Freinet di cui Ciari fu sperimentatore e poi divulgatore. E rileggendo Freinet ci si imbatte in una determinazione, una forza, una motivazione così incisive che rimandano a un uomo mosso e sostenuto nel suo cammino da una profonda fede.

“Ci sarebbe bisogno di una fede, quella stessa fede che riesce a smuovere le montagne. Ma dove la possiamo ancora trovare?”, si domandava.

Questa spinta, se ha ancora qualcosa da insegnarci, non è solo dal punto di vista operativo contro ogni didatticismo, ma dal punto di vista morale perché la motivazione della sua fede era riposta direttamente nei bambini, nei ragazzi i cui vizi e difetti, diceva, non sono i loro ma causati da altro, tra cui la scuola: la pedagogia del cavallo che non ha sete.

“Spesso la scuola pretende di far bere l’acqua di cui il ragazzo non ha voglia; soprattutto pretende l’astrattismo, il verbalismo, la passività; esigendo silenzio impersonalità dei compiti e delle lezioni, essa riesce a togliere al bambino il gusto dello studio, ne soffoca il desiderio di conoscere, distrugge la sua sana curiosità”.

Felici i pochi, invece, che per strani e diversi motivi hanno potuto almeno una volta toccare con mano la fiducia che viene dal vedere agire l’energia dei ragazzi, controllata da loro stessi, all’interno di una comunità vivente orientata “in un certo modo” e “da un certo modo di essere”. Freinet, a guardare la sua motivazione inesauribile, era uno di questi.

La fede di Freinet non era rivolta verso l’efficacia delle sue tecniche che difendeva e divulgava a spada tratta, ma nei confronti dei bambini e ragazzi visti come possibilità, e quindi speranza in atto, che per trasformarsi in vivace realtà portatrice di valori positivi aveva bisogno di trovare la giusta luce e il giusto cammino davanti a sé. Freinet ci ha fatto intravedere questa luce e questo cammino fondato sui bambini e sui ragazzi portatori di vita. La parola vita in questo caso non è una parola ameba come direbbe Illich, cioè una di quelle parole che come un sasso lanciato nello stagno producono delle onde senza colpire nulla, ma una parola chiave di quella tradizione pedagogica di cui Freinet e poi tanti altri sono stati sperimentatori e testimoni.

leggi tutto -