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L’ACCANIMENTO SULLA VALUTAZIONE DELLE SCUOLE

di Eugenio Tipaldi - dirigente scolastico - dalla tecnica della scuola

venerdì 29 marzo 2013

L’ACCANIMENTO SULLA VALUTAZIONE DELLE SCUOLE

di Eugenio Tipaldi – 27 marzo 2013

Sulla valutazione delle scuole è stato ideato dal ministro Profumo un mostro con tre gambe: l’Invalsi che deve valutare gli apprendimenti degli alunni; l’Indire che deve suggerire i piani di miglioramento e le strategie educative migliori; e gli ispettori che dovrebbero andare a ispezionare le scuole. L’ultima gamba zoppica vistosamente, perché dei vecchi ispettori ne son rimasti 300 e i nuovi ispettori che dovevano scaturire da un concorso bandito nel lontano 2008, non sono stati ancora assunti, in quanto il concorso non si è concluso dopo 5 anni e agli orali sono stati ammessi solo 57 su 145 posti messi a concorso. La vedo difficile che 357 ispettori, tra cui 300 della vecchia leva che sono anziani e affaticati, possano far visita a tutte le 70.000 (?) scuole pubbliche d’Italia.

Un meccanismo come quello partorito dalla fervida fantasia del ministro richiede molti soldi e, in epoca di penuria, che ci siano finanziamenti per questo, la vedo ancora più difficile. Ciò nonostante ci sono molti che ci credono e insistono. Il decreto in ogni caso è stato approvato dal governo, e a settembre si partirà con la benedetta (benedetta dai pedagoghi naturalmente) valutazione della scuola: autodiagnosi, piani di miglioramento,rendicontazione sociale, tutte belle parole che dovranno riempire le carte, alla faccia della demateralizzazione. Ed è iniziato il battage pubblicitario per convincerci che valutazione è bello!

L’esperto e maturo giornalista Mario Pirani nella sua rubrica “Linea di confine”su “Repubblica”, ha dedicato ben due articoli su questo aspetto cruciale del nostro Paese. Chi è contro la valutazione, viene dipinto come retrogrado, conservatore e corporativo. Ma personalmente non sono contro la valutazione in generale: sono contro questo tipo di valutazione. Innanzitutto mi chiedo perché accanirsi con la valutazione sulla scuola (e sull’università) e non su altri settori. Si dirà che quello dell’educazione è un settore delicato e strategico per il Paese. Ma allora perché non si valutano i medici, per esempio? Anche la salute è settore delicato e nevralgico. Immaginate i medici valutati secondo le operazioni riuscite o non riuscite, secondo il numero di pinze lasciate nell’addome,secondo quanti ammalati sono stati guariti o sono morti. Si capisce che non è possibile fare una simile valutazione,altrimenti nessun medico opererebbe più.

Allora immaginate, per invadere il campo di Pirani che invade il nostro della scuola (perché i giornalisti come i politici sono onniscienti), di valutare la categoria dei giornalisti secondo il numero di articoli scritti e richiamati dalle riviste internazionali e, in base a questa valutazione, pagarli di più o di meno. Immagino che i giornalisti griderebbero alla lesa libertà d’informazione. Tutto quello che non si può fare agli altri mestieri, deve essere fatto alla scuola! Questo è un vero accanimento su un corpo già malato e brutalizzato dagli interventi e dai tagli dei vari ministri della pubblica distruzione (non è un errore) che si sono succeduti: Moratti,Gelmini, Profumo. Il problema non è valutare i docenti bravi o scarsi dopo che li si è assunti; ma valutarli nella formazione iniziale e nella selezione che deve essere molto severa. Questo vale per gli insegnanti, come per i medici, come per i giornalisti, come per tutti i mestieri. E’aberrante che poi si leghi o si pensi di legare a questa valutazione un premio in soldi, stabilendo una paga base per i mediocri e una retribuzione maggiore per i più bravi.

In epoca di tagli continui e di crisi perpetua, immagino che gli stipendi- base saranno miseri e gli incentivi da dare ai più bravi saranno presi dalla retribuzione professionale dei docenti, adesso data a tutti, che sarà tolta ai docenti dichiarati più scarsi. Il colmo, infine, è che si chiede ai dirigenti scolastici di compiere il miracolo di Cana. Nel caso di Gesù, egli mutò l’acqua in vino. Al dirigente scolastico si chiede di trasformare gli allievi somari in allievi eccellenti e i docenti scarsi in docenti bravi, senza che egli possa scegliere nemmeno la sua squadra. E’ come affidare una squadra di calciatori brocchi all’allenatore e si chiede, se è bravo, di vincere lo scudetto. La cosa che non si considera e che faccio notare dalla mia visuale di dirigente scolastico di scuole situate in quartiere a rischio di criminalità organizzata, di devianza sociale e di dispersione scolastica, quale quello dei Quartieri Spagnoli di Napoli, è che il sottoscritto, come i suoi docenti, sono doppiamente penalizzati.

Non solo non ha avuto la raccomandazione “giusta” presso il direttore regionale per avere una scuola tranquilla e/o eccellente e deve quotidianamente affrontare la difficile utenza di quel luogo (genitori e alunni), a volte schivando lanci di vasi o ceneriere in presidenza, ma deve anche subire una valutazione penalizzante a livello di stipendio, perché non è stato capace di fare il miracolo di Cana.

Veramente mi sembra di vivere in un mondo capovolto o sottosopra. Io pensavo - e pensavo che lo pensassero anche i sindacati - che i lavoratori in queste scuole a rischio dovessero avere un’indennità in più. Invece, non avendo quasi sicuramente i loro allievi buoni risultati all’Invalsi, questi dirigenti e questi insegnanti avranno meno soldi dei loro colleghi fortunati. Con questo non dico no alla valutazione comunque. La si può fare per campione e si saprà lo stato degli apprendimenti nelle varie regioni d’Italia, come ci chiede l’Europa, senza mettere in piedi carrozzoni come l’Invalsi, l’Indire e senza costringere vecchi ispettori a percorrere in lungo e in largo la penisola. Con questo non voglio dire che le scuole svantaggiate non possono migliorare: dobbiamo dare più risorse a chi è malato, non a chi è sano.

Propongo di pagare di più i docenti che vanno ad insegnare nelle scuole a rischio e avremo i più bravi insegnanti in queste scuole. Adesso accade all’inverso che gli insegnanti ultimi in graduatoria o incaricati annuali, arrivino in queste scuole che sono sfuggite dai più.

E’ noto il caso di quella scuola a Caivano, al Parco Verde, dove la dirigente scolastica ha denunciato che non ci sono titolari e i supplenti cambiano continuamente, perché si danno tutti ammalati, a causa della difficile situazione sociale ed educativa.

Propongo di ripristinare la platea, in modo da costringere le famiglie a far frequentare ai figli la scuola del quartiere, come accadeva in passato, e non a cercare scuole altrove ritenendole migliori, perché altrimenti si creano le scuole-ghetto che non potranno mai migliorare.

A questo ci ha portato l’ideologia della libera concorrenza fra le scuole e i guasti di quest’ideologia devono ancora misurarsi con il peggio. Il peggio è, secondo me, è la valutazione delle scuole proposta da Profumo. Chi la propone, sul modello anglosassone, vuole far chiudere evidentemente le scuole nei quartieri difficili, quando sono gli unici presidi di legalità in quei contesti.

Le scuole non sono tutte eguali, caro Pirani, ma non premiamo i dirigenti e gli insegnanti delle scuole d’èlite che sono stati già fortunati a poter lavorare in contesti tranquilli e sereni, dove gli scolari sono motivati all’apprendimento e raggiungono, per eredità sociale e culturale, buoni risultati. Lo sforzo è di portare gli studenti svantaggiati a un livello accettabile di apprendimento e questo lo si fa non con la valutazione premiante di insegnanti e di dirigenti scolastici, ma con il donare maggiori risorse aggiuntive alle scuole a rischio. In questo caso la valutazione delle scuole ha senso: occorre dimostrare che le risorse sono state ben spese e il miglioramento c’è stato.

Imitiamo non il Regno Unito, ma la Francia dove sono state istituite le ZEP, “zone di educazione prioritaria”, dove si concentrano le risorse nei quartieri emarginati e a maggior processo immigratorio. Non mi dite che ci sono già i progetti di scuole a rischio. Stendo un velo pietoso sui criteri della loro attribuzione presso gli Uffici Scolastici e in ogni caso le risorse attuali sono briciole, rispetto al fabbisogno.

Eugenio Tipaldi

Dirigente scolastico