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Se Roma piange, Parigi non ride.

di Valerio Bruschini

lunedì 15 novembre 2010

Se Roma piange, Parigi non ride.
di Valerio Bruschini -> http://www.valeriobruschini.info/?cat=6

sintesi sullo stato della scuola tratto da le monde diplomatique

1) Se Roma piange, Parigi non ride.
Nell’epoca della globalizzazione [1], il detto popolare: “Tutto il mondo è paese” ha acquisito un’autentica concretezza, cosicché ogni Stato ha la/il Gelmini che si merita.
Quello francese si chiama Luc Chatel, agli Stati generali, non quelli del Maggio 1789, bensì dell’Aprile 2010, incentrati, si badi bene, sulla sicurezza nelle scuole, ha annunciato:
“… il programma Clair (Collèges [scuole medie] e licei per l’ambizione, l’innovazione e il successo)” [2].
A prescindere dal fatto che se il ridicolo uccidesse, il suddetto e tronfio Ministro dell’Educazione sarebbe già morto, questa formula propria delle aziende indica quanto è in corso di sperimentazione in un centinaio di istituti, che, neanche a dirlo:
“… manifestano maggiori difficoltà in materia di clima scolastico e di violenza a scuola” [3].
Avendo chiaro che questo sistema prima crea le emergenze, tanto è vero che ogni giorno ne abbiamo una, poi se ne serve per varare “leggi speciali” in ogni ambito, non si prova sorpresa nel leggere che, grazie a “Clear”, i Presidi avranno la possibilità di:
“… reclutare i professori in funzione delle proprie esigenze” [4].
Così, gli insegnanti:
“… verranno nominati senza passare attraverso il movimento nazionale dei trasferimenti che per decenni ha garantito la loro autonomia rispetto alla direzione amministrativa” [5].
Se questo vi sembra poco, “Clair” raddoppia:
“Verrà designato un prefetto degli studi per ogni livello.
Elemento centrale della coerenza delle pratiche, del rispetto delle regole comuni e del coinvolgimento delle famiglie, tale figura eserciterà un ruolo importante (sembra di vederla! NdA) sul piano pedagogico ed educativo” [6].

2) Questi “capoccia”/capetti/capisquadra, d’altra parte, non sono che la naturale, si fa per dire, evoluzione del “Professore referente”, creato, nel 2006, dall’allora Ministro dell’Educazione: Gilles de Robien, insieme al dispositivo “Rar” (Réseau ambition réussite, Rete ambizione successo scolastico).
Chi ha pratica di scuola, noterà sia l’ossessivo insistere su ambizione e successo, sia che queste “formule magiche” diventano tanto più altisonanti, quanto più la Scuola agonizza e perde la sua stessa ragion d’essere, sia infine come ogni Ministro porti il Suo personale contributo al degrado dell’insegnamento: i Ministri passano, ma i loro disastri restano e crescono gli uni sugli altri.
Comunque la pensiate, i Professori referenti, vedono la loro presenza in classe ridotta da 18 a 9 ore settimanali, poiché, devono:
“… dare un impulso alla dinamica pedagogica e favorire lo sviluppo di progetti di rete” [7], fungendo da cinghia di trasmissione tra il Dirigente scolastico, da cui vengono reclutati e dipendono, e gli altri insegnanti.
Come ben sappiamo, le/i Ministre/i più la fanno grossa e più ricorrono alla retorica; Gilles de Robien non ha fatto eccezione:
“Ho voluto l’autonomia (vi ricorda qualcuno? NdA) delle Rar come strumento per liberare energie, formulare progetti innovativi, per l’invenzione pedagogica e anche la creazione di forme di partenariato con i diversi attori (termine molto rivelatore; NdA) della vita economica e della società civile” [8].

3) Da questi luoghi comuni, ormai non solo insopportabili, ma anche scurrili, non potevano che discendere le conseguenze, che ben conosciamo:
“… questi “superprof” si sono trasformati in macchine per produrre “progetti”, come il primo anno della scuola secondaria “a tema”: (Egitto, musica, teatro … astrologia, ecc.).
… in realtà i progetti rispondono innanzitutto ad una volontà della gerarchia, che desidera dare un’immagine positiva degli istituti difficili, in particolare in un momento in cui le risorse sono state drasticamente ridotte …
Nessuno sembra preoccuparsi di valutare seriamente l’efficacia pedagogica di questi progetti, soprattutto in termini di progressi scolastici degli allievi.
Il concetto di progetto è sufficiente a giustificare se stesso …” [9].

Per concludere con una nota lieta questa prima parte, citiamo il Ministro dell’Istruzione statunitense del 1889, che aveva il grande pregio di dire come stessero veramente le cose:
“Le nostre scuole sono state scientificamente create affinché nessuno diventi troppo colto.
L’americano medio [deve] accontentarsi di svolgere nella vita il ruolo che gli compete, senza essere tentato da altro” [10].

NOTE
[1] La peste linguistica denominata politically correct, che ha tra i suoi “vezzi” il ribattezzare le cose, per occultarne la sostanza, ha imposto questo termine al posto di quello molto più realistico di colonizzazione.
[2] Balbastre Gilles, Fuoco sugli insegnanti, in: Le Monde diplomatique, p.1, Novembre 2010.
Essendo il Dossier, dedicato in questo numero alla Scuola, tanto istruttivo quanto lungo, abbiamo deciso di “recensirlo” in più tempi.
[3] Bulletin officiel, circolare n° 2010-096 del 7 Luglio 2010.
[4] Chatel Luc, Le Monde, 28 Agosto 2010.
[5] Balbastre, cit., p.1.
[6] Bulletin, cit..
[7] “L’education prioritaire”, Ottobre 2009.
[8] “Séminaire des réseaux ambition réussite: l’excellence au service des élèves”, 16 Gennaio 2007.
[9] Balbastre, cit., p.16.
[10] Si trattava di William Torrey Harris; Le Monde …, cit., p.18.

1) L’articolo di Gilles Balbastre ha, tra i suoi meriti, pure quello di permetterci di comprendere come il (mal)vissuto quotidiano delle/degli insegnanti sia, ormai, un fenomeno internazionale.
Chiarito che, in questo caso: “Mal comune, doppio dolore”, i brani successivi descrivono ciò che, da molti anni, è divenuto realtà pure in ogni Istituto della penisola ed anche delle isole.
Franck Lepage, militante dell’educazione popolare, ha analizzati gli effetti mercificanti, prodotti dall’ideologia e dalla prassi del “progettismo”:
“Oggi, si riunisce un gruppo di ragazzi. Con loro si costruisce un “progetto”. Il progetto dura un anno.
Si difende questo progetto in cambio di una sovvenzione, in concorrenza con altri portatori di progetti.
Il progetto non è ancora finito e già ci si prepara a quello successivo per ottenere un’altra sovvenzione.
A partire da quel momento, signore e signori, si entra nella definizione marxista di merce.
La merce è un bene o un servizio realizzato in condizioni professionali, che verifica la sua qualità su un mercato in concorrenza con altri beni o servizi equivalenti.
Così, la parola “progetto” è un concetto che, insidiosamente, trasforma la nostra esistenza in un processo mercantile” [1].
Come sappiamo, il “demone” della concorrenza scatena nella Scuola, mutatis mutandis, la lotta per la sopravvivenza intraspecifica ed interspecifica.
Héléne Dooghe racconta che:
“… il preside della nostra scuola, al rientro dalle vacanze, ci ha annunciato che potevamo presentare progetti ma che lui poteva farne sovvenzionare dal consiglio generale solo cinque.
… questa concorrenza rischia di dividere i professori e di rendere più deboli i docenti che non faranno parte dei progetti approvati.
Senza contare che ciò accresce il potere del dirigente scolastico e riduce la nostra libertà pedagogica” [2].
Facendosi bello, per così dire, con i progetti elaborati dalle/dai docenti, ogni Dirigente Scolastico cerca di “vendere” il suo Istituto ai genitori delle/degli allieve/i.
Sempre al rientro dalle vacanze, il Dirigente di una Scuola Media di Roubaix ha dichiarato:
“Noi abbiamo fatto una campagna pubblicitaria enorme.
Noi abbiamo un pubblico da conquistare …” [3].
Stéphane Rio fornisce il quadro d’insieme:
“Numerosi colleghi hanno rilevato al rientro dalle vacanze di questo 2010 che i dirigenti scolastici hanno adottato un discorso manageriale.
Si riempiono la bocca di obiettivi da conseguire , competenze e azioni da valutare.
Ciò ci allontana dalla missione di servizio pubblico dell’Educazione nazionale” [4].
Poi, si giunge al delirio:
“ Una boutique di Rc Lens apre nell’istituto Langevin di Avion” [5].
Naturalmente, se non riusciremo ad arrestare questa marea nera, quello che ancora appare un delirio, diventerà la “normalità”.

2) Michel Dreved, professore di Storia e Geografia al Liceo, sintetizza magistralmente alcuni dei suoi e dei nostri guai:
“… in trent’anni non ho mai visto un simile bazar.
Tutto viene fatto frettolosamente, con una drastica riduzione di risorse.
La riforma della formazione degli stagisti, (insegnanti, che, prima, svolgevano un corso di sei ore settimanali per imparare il mestiere ed acquisire metodi pedagogici e didattici) per esempio, è un vero rompicapo.
I nuovi insegnanti si ritrovano davanti agli allievi diciotto ore alla settimana senza nessuna preparazione” [6].
Veniamo, poi, a sapere che la premiata azienda “Gelmini & Tremonti” non ha l’esclusiva delle forbici:
“Ai trentaquattromilaquattrocento posti soppressi nei tre anni passati si aggiungono … i sedicimila tagliati quest’anno” [7].
Naturalmente, pure nella “Douce France”, questo smantellamento della Scuola è stato preparato e continua ad essere accompagnato da un’apposita ideologia, che Stéphane Rio ben illustra :
“… il postulato avanzato da un certo ambiente politico e intellettuale che va dalla “seconda sinistra” [8] alla destra, in particolare da personalità come Richard Descoings (direttore dell’Istituto di scienze politiche di Parigi e teorico della riforma dei licei), afferma che il corpo docente , con il suo statuto e il suo elitarismo disciplinare, sarebbe un vettore di conservatorismo (Vi ricorda Qualcuna/o e qualcosa? Domanda dello scrivente).
Peccato che questo postulato ignori volontariamente sia gli attacchi di una violenza senza precedenti contro gli insegnanti e il servizio pubblico dell’Educazione nazionale che gli effetti devastanti di un’economia ultraliberista sulle classi popolari e i loro figli” [9].

Avvertendo le/i temerarie/temerari che si rende necessario un Terzo Tempo, ci congediamo pure questa volta con una “pirla” di saggezza del filantropo statunitense John Davison Rockefeller, che, nel 1906, così, illustrò il sistema scolastico, oggetto dei Suoi finanziamenti:
“Non tenteremo di trasformare le persone, e i loro figli, in filosofi o in scienziati.
Non vogliamo far nascere in loro degli autori, degli educatori, dei poeti o dei letterati.
Non siamo alla ricerca di grandi artisti, pittori, musicisti, avvocati, medici, sacerdoti, politici, uomini di stato – ne abbiamo a sufficienza.
Il nostro compito è semplice.
Noi organizzeremo l’educazione dei bambini in modo tale da poter insegnar loro a fare il più perfettamente possibile ciò che i loro padri e le loro madri compiono in maniera imperfetta” [10].

NOTE
[1] Balbastre Gilles, Fuoco sugli insegnanti, Le Monde diplomatique, pp.16-17.
[2] Ibidem, p.17.
[3] Ibidem.
[4] Ibidem.
[5] Ibidem.
[6] Ibidem.
[7] Ibidem.
[8] Si tratta della Sinistra, che as-seconda i disegni del Capitale, avendo, però, cura, a differenza della Destra,di anestetizzare le vittime prima che vengano sacrificate e di fare, poi, le condoglianze ai familiari.
[9] Balbastre, cit. p.17.
[10] Le Monde diplomatique, cit. p.18.