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Per un’autonomia del sistema scolastico - Centro Studi per la Scuola Pubblica di Padova
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convegno

Per un’autonomia del sistema scolastico

di Antonia Sani

sabato 15 dicembre 2012

Per un’autonomia del sistema scolastico

di Antonia Sani da ’viva la scuola!

nel sito gli articoli di Marina Boscaino e Anna Angelucci sul tema

E’ notizia delle ultime settimane che l’iter contrastato con tanta veemenza dal mondo della scuola nelle mobilitazioni in corso in tutta Italia ha prodotto lo scaricamento della pdl Aprea su un “binario morto”. Sono le parole di alcuni rappresentanti del PD pronunciate in pubblici convegni. La pdl 953 era approdata al Senato nel mese di ottobre, col n. 3542 dopo il voto favorevole della Commissione VII della Camera, voto espresso da un’ampia maggioranza cui si erano opposte solo I.d.V. e Lega.

Al Senato sono state avviate le audizioni promesse dal PD, e il Coordinamento Nazionale “Per la Scuola della Costituzione” aveva presentato la propria richiesta a nome di una decina di associazioni facenti parte del Coordinamento, pronte a presentarsi col pacchetto delle migliaia di firme raccolte e le centinaia di mozioni approvate dai Collegi dei docenti, ma, a conferma di quanto appreso in questi giorni, le audizioni sono ora sospese a data da destinarsi…

Nel frattempo le drammatiche conseguenze causate dalla bellicosa ridiscesa in campo di Silvio Berlusconi fanno supporre che su quel binario morto la pdl Aprea dormirà un lungo sonno.

I rischi per la Scuola della Costituzione contenuti in quella proposta erano stati indicati dalle associazioni fin dal momento della sua presentazione da parte dell’on. Aprea, allora sottosegretaria della ministra Moratti. Anche il PD ne aveva evidenziato negativamente il carattere aziendalistico che ne costituiva il fondamento. Il modello era l’impresa privata, nella fattispecie quello delle scuole private. Per alcuni anni di quella pdl non si parlò più.
Ma ecco la sua ricomparsa nel corso del “Governo tecnico”, come lascito dell’on. Aprea nel momento del suo abbandono dell’aula parlamentare per l’assessorato all’istruzione della Regione Lombardia…

Come è noto, la discussione della proposta di legge non avvenne nell’aula parlamentare, ma nel chiuso della VII Commissione. Il PD si vantò di essere riuscito ad eliminarne le parti peggiori (chiamata diretta dei docenti da parte delle scuole, nuovo stato giuridico dei docenti..), promettendo ulteriori miglioramenti. Resta comunque il fatto che dalla Camera la 953 passò al Senato con un’inaccettabile affermazione dell’autonomia delle scuole, ciascuna con proprio statuto, con presenza di esterni nel “Consiglio dell’autonomia”, e la conferma del prevalere del Dirigente Scolastico sulle competenze degli Organi Collegiali stabilite nel DPR del 1974.
Tuttavia, l’appoggio del PD al testo attuale – ritenuto depurato di tutti i punti contestabili – ha le sue radici in un percorso che non va sottovalutato.

Un percorso iniziato nel 1994 con il documento firmato da 31 intellettuali di Centrosinistra intitolato “Una buona idea per la scuola”. E’ da lì che prende le mosse una visione delle scuole che per essere efficienti e all’altezza dei tempi dovevano porsi sul “mercato” per i meriti che sarebbero loro riconosciuti. Dovevano quindi dotarsi di una propria autonomia. Negli anni successivi abbiamo assistito al processo di attuazione di una ben strana autonomia: quella di una scuola come azienda (offerta di Carta dei servizi, offerta formativa, patto con le famiglie…), sottoposta sempre più al Dirigente, che come un vero e proprio dirigente d’azienda ha visto valorizzato il suo ruolo con un apposito decreto. Il tutto finisce (come è cominciato) nella gola burocratica del MIUR……

Contro questa falsa autonomia, sostenuta dunque anche dal PD, come Associazione Nazionale “Per la Scuola della Repubblica” fin dal 1995 abbiamo presentato un appello sottoscritto da 70 intellettuali del mondo della scuola e della società civile, intitolato “Dalla Scuola del Ministero alla Scuola della Repubblica” che prendeva le distanze dal documento dei 31 dell’anno precedente.

L’appello indicava il rischio di una “autonomia” che avrebbe frantumato l’unitarietà del sistema scolastico statale e avvicinato le scuole statali alle scuole private varcando quella separazione indicata nell’art. 33 della Costituzione senza aver peraltro realizzato il presupposto insito negli organi di democrazia scolastica istituiti nel 1974, di una Scuola statale sganciata dalla sudditanza alle burocrazie ministeriali.

La Legge n. 59/1997 (nota come legge Bassanini), nell’ambito delle semplificazioni
della P.A., all’art. 21,1 accenna a “un’autonomia dell’intero sistema scolastico”. La
palla avrebbe potuto essere raccolta dall’allora ministro Luigi Berlinguer, che invece
non la raccolse, e nel suoDPR 275/1999 sulle varie forme di autonomia scolastica , si
limita a codificare l’autonomia dei singoli istituti , in cui gli Organi Collegiali
continuano a essere subordinat i- di fatto – al potere del preside divenuto
managerialmente D.S. pur continuando a rappresentare la cinghia di trasmissione delle disposizioni ministeriali, con un ruolo in sostanza potenziato dal decreto 59/98, (benché sia espressamente scritto nello stesso “nel rispetto delle competenze degli Organi Collegiali”… Una confusione che ha allontanato la partecipazione nelle scuole, fatte salve le mobilitazioni per le proteste contro i disagi quotidiani.)

La legge 62/2000 sulla “parità scolastica” ha dato un ulteriore tocco all’autonomia scolastica secondo la concezione berlingueriana. Non esiste più un sistema scolastico statale e scuole private al di fuori di quel sistema, come prevede la Costituzione, ma un unico sistema nazionale di cui fanno parte scuole statali, degli Enti Locali e private-paritarie (che ricevono aiuti, in contrasto coi principi costituzionali, pur rimanendo nella sostanza “private” perché mantengono il diritto al proprio progetto educativo). Un pasticcio che i padri costituenti avevano scongiurato. Così – per scimmiottare le scuole private – sono nati anche nelle scuole statali i Piani dell’Offerta Educativa/Formativa che i genitori devono conoscere e sottoscrivere all’atto di iscrizione, in ossequio a quella “libertà di scelta educativa” mutuata dal vocabolario delle associazioni cattoliche. Ogni scuola ha il suo piano,come altrettante scuole private.

Da queste considerazioni trae origine la proposta, ora condivisa da tutto il Coordinamento Nazionale che si è costituito il 2 settembre scorso a Bologna, e che riteniamo importante e opportuno presentare a un allargato confronto nel momento in cui una moltitudine di docenti, studenti e genitori si sono pronunciati per il ritiro della pdl Aprea dichiarandola inemendabile per l’impianto che la caratterizza.

Non è quella tratteggiata nella pdl Aprea la Scuola della Repubblica! Gli Organi Collegiali devono godere di una effettiva autonomia, devono poter esercitare quelle competenze loro attribuite, devono avere potere decisionale con deliberazioni adottate all’unanimità o a maggioranza e non inficiate dalla prevalente volontà del D.S. L’illegittimità delle delibere può essere impugnata di fronte al TAR, come avviene in ogni organismo a gestione democratica.

La parte più complessa della proposta consiste nella definizione del concetto di autonomia riferito al terreno dell’istruzione, dove l’esigenza di “libertà, connessa strutturalmente al concetto, deve essere declinata tenendo inderogabilmente conto di alcuni principi fondamentali della Costituzione:

1) L’istruzione è un diritto primario (è più di un “bene comune”, anche se è
un “bene comune”). E’ una funzione della Repubblica che è OBBLIGATA a garantirla su tutto il territorio nazionale in quanto riguarda la formazione dei cittadini – oltre che negli specifici apprendimenti dei saperi – ai valori della cittadinanza rispecchiati nella Costituzione.
Fondamentale è dunque l’unitarietà del sistema scolastico.

2) A una formazione democratica delle generazioni successive alla nostra non è interessato solo il mondo della scuola, ma l’intera società civile del nostro paese. Per questo pensiamo che l’impegno della Repubblica debba riguardare in maniera eguale tutti gli ordini e gradi di scuola in ogni parte del paese. Deve dunque fondarsi sul principio di eguaglianza e di pari opportunità.

L’autonomia scolastica nel rispetto della Costituzione si attua all’interno di questi paletti.

Entro questi paletti agiscono gli Organi di democrazia scolastica, garanzia della libertà di espressione e di giudizio di quanti nella scuola operano ai vari livelli. Organi democraticamente eletti che devono poter esercitare in piena libertà il loro mandato.

Quindi… autonomi/liberi da chi? da cosa?

Liberi dal condizionamento esercitato sulle loro proposte, sulle loro deliberazioni da quel Dirigente Scolastico, cinghia di trasmissione del Ministero, che anziché vedere ridisegnato il suo ruolo al momento della costituzione degli Organi Collegiali, lo ha visto sempre più potenziato in un’ottica privato-aziendalistica che avvolge in una nebulosa gli Organi di democrazia scolastica e deprime la loro funzione; liberi da ogni forma di sudditanza al mercato, da condizionamenti politici….

Una domanda che ci siamo sentiti fare: ma, allora, non siete voi che rifiutando la dipendenza dal MIUR, privatizzate la scuola pubblica?

Risposta: noi non rifiutiamo il MIUR! Riconosciamo nel MIUR il garante amministrativo dell’unitarietà del sistema scolastico, della tutela dell’eguaglianza e delle pari opportunità su tutto il territorio nazionale; vorremmo assai meno invadenti gli interventi regionali – spesso ispirati da logiche privatistiche e di mercato – purtroppo resi possibili dalla modifica del Titolo V della Costituzione.

Due cose non riconosciamo al MIUR:
- l’intromissione nelle delibere degli Organi di democrazia scolastica
- la formulazione (sia sotto forma di Indicazioni nazionali, sia di veri e propri programmi) degli indirizzi didattico-educativi che vedremmo più adeguatamente appannaggio, proprio in nome di quell’autonomia che abbiamo tratteggiato, di un Organo democraticamente eletto dal mondo della scuola e da rappresentanti della società civile a livello nazionale cui gli Organi Collegiali delle scuole fanno riferimento nella determinazione dei loro criteri e progetti (una sorta di CNPI ridisegnato, visto come completamento dell’autonomia del sistema scolastico)…

A questa sorta di schema mancano alcuni punti da elaborare insieme a chi fosse interessato (ad es. la doppia figura di un dirigente amministrativo e di un dirigente con funzioni didattiche… la costituzione degli Organi territoriali; la costituzione di un comitato tecnico all’interno, o per nomina, dell’Organo Nazionale garante di un’autonomia compatibile coi principi costituzionali, che esclude figure esterne portatrici di elementi legati in qualche modo al mercato, che determina il principio imprescindibile della laicità della scuola che non può essere frutto di autonomie lesive dei diritti di tutti, il rapporto tra il nuovo CNPI e il MIUR..).

Per avviare questo confonto abbiamo organizzato il seminario aperto di domenica 16 dicembre a Roma, presso il palazzo della Provincia dalle ore 10.30 alle 17.30.
Sarà un percorso lungo ma – credo – avvincente! Per rilanciare la voglia di partecipazione, per scongiurare il proliferare delle Scuole “fai da te”, con tanto di statuto per distinguersi e per attirare iscrizioni, autonome ma succubi di dirigenti per diventare sempre più simili a tante scuole private.
Per realizzare finalmente la scuola della Costituzione.