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TECNOLOGIA E DIDATTICA

scuola e innovazione tecnologiche

domenica 11 novembre 2012

TECNOLOGIA E DIDATTICA

di Roberta Rosa da Vivalascuola

Insegno Scienze e tento a volte di introdurre un po’ di CLIL nelle miei lezioni, perché la barriera linguistica rischierebbe l’emarginazione culturale dei miei studenti che affrontano materie in cui la lingua veicolare, universalmente intesa, è l’inglese, che è anche la lingua del web. Le Scienze sono una disciplina immeritatamente confinata per molto tempo alla trasmissione frontale di concetti, snaturata in tal modo del suo imprescindibile contenuto esperienziale.

Da una decina di anni nel mio liceo è stato realizzato un laboratorio scientifico ben attrezzato, ma le limitazioni orarie previste nei nuovi ordinamenti del Liceo Classico e il cresciuto numero di allievi per classe impongono oggi una programmazione più stringata per le attività sperimentali. Fortunatamente, nella progettazione del laboratorio era stata prevista anche l’istallazione di una LIM, un oggetto avveniristico dieci anni fa, considerata da noi docenti di Scienze, di primo acchito, come uno schermo per proiezioni un po’ più sofisticato. L’auto-formazione, in questi anni, è stata l’unica risorsa alla quale ho potuto attingere, per costruire pratiche didattiche efficaci per i miei studenti, spinta da motivazioni e curiosità personali: le solite sulle quali si poggia gran parte della scuola italiana. Attualmente, l’utilizzo della LIM e la navigazione web sono costanti nelle mie lezioni (nel laboratorio) e prevedo di poter in parte sopperire alla ridotta pratica sperimentale dei miei allievi attraverso le numerose simulazioni e modellizzazioni proposte nelle repository correlate alla Lavagna, ma soprattutto nei siti didattici del mondo anglosassone, per tradizione più attento di quello italiano alla formazione scientifica.

I libri adottati hanno espansioni multimediali e possono essere quasi tutti scaricati come e-book. Non credo che l’e-book, per come è stato presentato in questi primi anni di sperimentazione, sia una risorsa rivoluzionaria per gli studenti in quanto si è per ora rivelato solo una versione del libro di testo su supporto informatico, statica e lineare quanto un testo cartaceo. D’altra parte, l’applicazione del e-book sulla LIM permette di analizzare collettivamente il testo e rafforzare le abilità di base dello studio negli studenti dei primi anni, obiettivo al quale concorre l’insegnamento di tutte le discipline.

Più interessante è l’offerta dei libri con espansioni multimediali che necessitano comunque della connessione ad internet per il loro pieno utilizzo, ma i materiali proposti in tali sezioni sono “chiusi“, spesso molto validi, ma già selezionati dagli autori dell’opera cartacea.

La LIM è impiegata, nella maggior parte dei casi, per impostare efficaci lezioni precostituite dal docente, ma limitarla a questo non farebbe che riproporre una rammodernata versione della lezione ex-cattedra. Se faccio un rapido bilancio di questi ultimi anni, la pratica che ha realmente ha modificato il mio insegnamento è l’uso “integrato” della LIM con la navigazione web, libero da soluzioni preconfezionate. E’ questo il metodo che più si avvicina al metodo scientifico perché, oltre a moltiplicare le fonti di studio, stimola gli studenti ad un nuovo modo di apprendere, fatto di scelte, integrazioni e confronti, attivando, attivando, insomma, i processi del problem solving.

Ho ottenuto i migliori risultati, in termine di partecipazione e interesse, quando il lavoro in classe è divenuto attivo e collettivo, quando abbiamo potuto esaminare insieme alcuni dei documenti presenti in rete, cercando e selezionando negli elenchi disorientanti restituiti dai motori di ricerca, quando sono stati gli stessi studenti a decidere cosa inserire e cosa tralasciare per costruire insieme un lavoro, per quanto semplice, intorno ad uno specifico tema.

Da queste esperienze mi risulta sempre più chiaro che l’utilizzo delle tecnologie didattiche deve essere accompagnato dalla partecipazione attiva degli studenti e che da solo non basta per sollecitare in tutti la motivazione all’apprendimento. In fondo, nell’insegnamento con le tecnologie non c’è molto di nuovo rispetto ai punti cardine della ricerca didattica degli anni ’90 che poneva l’attenzione sull’apprendimento, sui bisogni cognitivi dello studente piuttosto che sull’insegnamento.

Sicuramente l’approccio reticolare ai problemi implicito nella frequentazione del web, la implementata stimolazione del canale visivo e uditivo della multimedialità, la possibilità di manipolare concretamente modelli e simulazioni permettono di coinvolgere un maggior numero di allievi. L’offerta didattica, così diversificata, risulta più adeguata ai diversi stili di apprendimento, ma non è dalla semplice sostituzione della lezione frontale con la LIM o dal web-surfing che mi attendo i risultati che mi auspico quanto partecipazione e motivazione.

Ripongo, invece, maggiori aspettative dall’apprendimento cooperativo tra pari, la metodologia didattica più vicina all’uso delle piattaforme e-learning (per es. Moodle, Edmodo) e agli spazi di condivisione (per es. Wikispace) che ricalcano le pratiche dei social network vissuti con naturalezza dagli studenti. Solo da poco sono approdata alle piattaforme di condivisione con le mie classi. Finora la mia esperienza è ampia per quanto riguarda la frequentazione degli spazi comuni virtuali condivisi con i ragazzi per comunicazioni e chiarimenti, ma è piuttosto limitata per quanto riguarda la condivisione in rete dei lavori degli studenti. In quei sporadici casi si è trattato di lavori collettivi, nati spontaneamente tra gli stessi allievi di livello più alto, ben decisi a giocare un ruolo di protagonisti. Intendo invece ri-progettare la mia modalità di insegnamento puntando di più sui contributi autentici proposti da piccoli gruppi strutturati o da singoli allievi.