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24 ore

18, 19, 20, 21... parliamo di organizzazione!

Di Maurizio Tiriticco

venerdì 26 ottobre 2012

Ci auguriamo che il famigerato articolo della legge di stabilità che prevede il passaggio "indolore" da 18 a 24 ore - e perché non a 32 o a 40, come i carusi delle miniere di zolfo... 16 ore giornaliere, SEDICI! - cada al più presto possibile. Ma, al di là della protesta, resta sempre la spinosa questione del lavoro dell’insegnare/apprendere oggi nella scuola di un Paese ad alto sviluppo: se il nostro si può chiamare ancora così! Speriamo nel prossimo avvenire! Ma è proprio qui il nodo di tutto: se un diverso avvenire deve essere costruito nell’economia, nella società, nella conoscenza, nella cultura diffusa, non si può non riflettere, e seriamente, sulle finalità e sui compiti che un sistema di istruzione deve avere. E va fortemente considerato che, nella prospettiva di un apprendimento che non può non durare tutta la vita, tutti sono coinvolti in processi educativi (le interazioni sociali), istruttivi (le conoscenze e le competenze) e formativi (la persona in quanto tale). Si veda l’articolo 1 del dpr 275/99: l’impegno che abbiamo assunto con l’autonomia di garantire a ciascuno il suo personale successo formativo. E che nessuno resti indietro: come voleva Don MIlani! Un’utopia? Ma sono le utopie a mandare avanti il mondo!

Se queste premesse sono vere, occorre finirla di guardare alla scuola di ieri, quella che abbiamo ereditato da un lontano passato e che rispondeva a determinate esigenze, che non sono più quelle di oggi! Dovevamo fare gli Italiani, che sapessero leggere, scrivere e far di conto! Oggi dobbiamo fare i cittadini del mondo! Altre finalità! Altra scuola! Quella scuola funzionava per quella società, ma oggi? Quella organizzazione non è più funzionale a una scuola del Terzo millennio! Riconosciamolo: i cambiamenti in atto ormai da qualche decennio nel sociale e nell’economico hanno inciso poco o nulla sulla organizzazione degli studi nel nostro Paese.

Se aule e banchi sono fatiscenti, la domanda è: ma sono proprio ancora necessarie le aule e i banchi? Non è una provocazione! E’ chiaro che spazi e arredi sono indispensabili, ma questi non dovrebbero essere funzionali a una idea diversa di scuola? O meglio, quando finiamo di chiamarla scuola? E’ una parola/concetto che ci rinvia sempre all’idea di una vita divisa in tre tappe, quella della scuola, appunto, quella del lavoro e poi quella della pensione... e dei giardinetti! Non è più così!
Le tre tappe sono ormai largamente superate sotto il profilo dell’organizzazione sociale! Il che non toglie nulla al processo naturale di sviluppo/crescita che va dalla nascita all’età adulta! Ma cultura e natura sono fortemente interrelate, sempre, e oggi in questa società informatizzata e globalizzata presentano caratteristiche assolutamente particolari rispetto a un passato neppure troppo lontano.

Ma non voglio avventurami nel futuribile! Oggi questa scuola, così come è organizzata, riesce a soddisfare le esigenze dei nostri cittadini in età evolutiva? L’organizzazione è ancora quella di sempre, quella ipotizzata da Casati ancor prima della proclamazione del Regno d’Italia: classi di età, insegnante, lezione, libro di testo, compiti a casa, interrogazione, voto, infine promozioni o bocciature. A più di cento anni di distanza è forse cambiato qualcosa? I decreti del ’74, la progettazione curricolare, la valutazione formativa, l’autonomia, la promozione sociale e culturale di ciascuno, lo stesso obbligo decennale e oggi le competenze, sono diventati sangue del nostro sistema di istruzione? Assolutamente no! O solo in parte, con altissimi costi pagati da tanti docenti di buona volontà! Nonostante la struttura organizzativa, che è quella di sempre! Non accusatemi di essere un vetero marxista, ma sono pur sempre le strutture che condizionano le sovrastrutture. In altri termini, sono le strutture organizzative che condizionano i prodotti e i processi lavorativi! E allora, come possiamo pretendere processi di insegnamento/apprendimento diversi, se le condizioni organizzative sono sempre le stesse? La Fiat potrebbe produrre la 500 extralarge, se la fabbrica fosse ancora quella di Agnelli e Valletta?

Sulla scuola non si possono fare solo operazioni contabili! Anche un governo tecnico dovrebbe saper guardare lontano! Ma non è così: si vogliono aumentare le ore di lezione frontale (perché di questo si tratta), così sì risparmiamo un sacco di soldi! E non è neanche sufficiente reclamare la contrattazione sindacale! In primo luogo ci si deve interrogare sul ruolo che l’istruzione deve avere oggi, e in secondo luogo interrogarci se l’organizzazione di Casati e di Gentile - e non è un’iperbole - che è quella che veicola e "impone" la triade lezione/ esercitazione/ interrogazione, sia ancora valida! Com’è noto, Cattedra, Classe d’età e Campanella segnano e condizionano tempi di lavoro eguali per tutti, allo stesso modo con cui squillavano le sirene della Fiat nei primi anni del ’900. La domanda è: quale organizzazione deve darsi l’istruzione oggi a fronte di una società che è profondamente cambiata? Ed è solo all’interno di questo discorso che poi si ritagliano il ruolo e i tempi di lavoro degli studenti e degli insegnanti. E’ riduttivo oggi fare la somma delle 18 ore di lezione frontale più 40, più 40, più questo e più quello e più quest’altro!. E, in funzione della spending review, ancora più 6 ore Neanche per le colf vale oggi un discorso di questo tipo. E’ innovativo, invece, sapere quali strategie adottare perché le finalità di cui al dpr 275/99 vengano realizzate! E non è neanche necessario ricorrere a quanto avviene nelle scuole dell’Ue, sempre chiamate in causa! Non siamo figli di un dio minore!

E in tale scenario è inutile, se non offensivo, che il Miur ci suggerisca il link portaascuolaituoisogni! Se i sogni servono a farci dimenticare la dura realtà, ne dobbiamo fare a meno! Non possiamo limitarci a sognare un’altra scuola, dobbiamo costruirla! E bisogna essere ben svegli! Senza scomodare la lucida follia di Erasmo!