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Decimo posto al mondo per la spesa militare, trentunesimo per la spesa per la scuola

di Luca Kocci

lunedì 17 settembre 2012

Decimo posto al mondo per la spesa militare, trentunesimo per la spesa per la scuola

di Luca Kocci vedi vivalascuola

Decimo posto al mondo per la spesa militare, trentunesimo per la spesa per la scuola. Basterebbe questa istantanea ad indicare in che direzione vanno le scelte politiche ed economiche del nostro Paese: investimenti nel settore militare, per conquistarsi un “posto al sole” – che però assomiglia molto ad un piccolo ombrellone in quinta fila – nel nuovo scenario globale partecipando a tutti gli interventi armati neocolonalisti travestiti da “missioni di pace”, e finanziamenti alla mai sazia industria armiera, per soddisfare lobbysti, banchieri e generali, magari nel frattempo diventati ministri.

Allora non resta che rilanciare il grido del deputato socialista Andrea Costa che nel 1887, all’indomani della sconfitta dell’esercito del Regno d’Italia a Dogali da parte delle truppe etiopiche, ribadendo la sua ferma condanna del colonialismo italiano in Africa, alla Camera gridò: «Per continuare le criminose pazzie africane noi non daremo né un uomo, né un soldo». Ed è quanto mai necessario rinnovare la battaglia perché siano diminuiti gli investimenti per le Forze armate, le “missioni di pace” e gli armamenti, e invece siamo aumentati quelli per la scuola pubblica, soprattutto dopo la “cura da cavallo” imposta dal triumvirato disarcionato Berlusconi-Tremonti-Gelmini – meno 8 miliardi di euro in tre anni – e gli “interventi chirurgici”, meno cruenti ma non meno invalidanti, di Monti-Profumo-Bondi (Enrico, lo stratega della spending review).

Il Sipri (Stockholm international peace research institute) attesta che l’Italia si conferma ad decimo posto fra gli Stati che più hanno speso per militari e armi. Il bilancio per la Difesa presentato al Parlamento prevede per il 2012 uno stanziamento di 21.342 milioni di euro, con un incremento di 785 milioni rispetto all’anno precedente, pari al 3,8%. Contestualmente l’Ocse, in un rapporto reso noto all’inizio di settembre, spiega che l’Italia è scivolata al penultimo posto tra i Paesi industrializzati per la spesa nella scuola: con una spesa per l’istruzione pari al 9% del totale della spesa pubblica, siamo scivolati al trentunesimo posto (su 32 Paesi presi in considerazione: solo il Giappone fa peggio di noi), contro una media Ocse del 13%. La spesa è inoltre in calo rispetto al 9,8% del 2000 e se rapportata al Pil è pari al 4,9% contro il 6,2% della media Ocse.

La rete di associazioni della società civile Sbilanciamoci, nella sua “contro-Cernobbio” del 7-9 settembre – il Forum per un’economia diversa – ha formulato una serie di proposte, che rilancerà nelle prossime settimane, durante la discussione della legge di stabilità e del bilancio dello Stato: cancellare il programma di acquisizione di 90 cacciabombardieri F-35 (risparmio: 8 miliardi di euro), ridurre di un terzo (cioè quasi 60.000 unità) gli organici delle Forze armate (risparmio: poco meno di 3 miliardi di euro), ritirare le truppe dall’Afganistan (risparmio: oltre 600 milioni di euro), ridurre gli altri programmi di grandi sistemi d’arma (fregate, sommergibili, ecc, risparmio: 600 milioni di euro), fermare l’approvazione della legge delega sul riordino della Difesa (che costerà nei prossimi anni oltre 120 miliardi di euro).

Con una piccola parte di questi risparmi non solo si potrebbe restituire alla scuola quello che gli è stato sottratto negli anni, ma anche rilanciare l’intero sistema statale di istruzione, per costruire realmente la scuola della Repubblica e della Costituzione che «ripudia la guerra», «promuove lo sviluppo della cultura» e «rimuove gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana».