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L’URLO della Scuola

Carta dell’Urlo della Scuola-Bene-Comune

Convenzione Scuola Bene Comune

domenica 25 marzo 2012

Carta dell’Urlo della Scuola-Bene-Comune

Bologna, 24 marzo 2012 vedi [ ]

Al termine dei lavori, la Convenzione nazionale della scuola-bene-comune, in sessione diffusa, condivide e assume le seguenti considerazioni finali, impegnandosi a sostenerle e farle vivere in ogni luogo con determinazione e unità di intenti:

1. La scuola pubblica statale è un bene comune, come l’acqua.

2. La scuola pubblica statale è il primo e massimo presidio democratico in grado di assicurare uguaglianza di opportunità nella formazione delle nuove generazioni. E’ la condizione essenziale affinché cittadini consapevoli, competenti e coscienti dei propri diritti e dei propri doveri possano confrontarsi alla pari con le migliori tradizioni formative internazionali ed essere protagonisti domani di una civile, intelligente “nuova primavera” della comunità globale.

3. L’inequivocabile processo di privatizzazione della scuola pubblica statale è inaccettabile. I presagi di Piero Calamandrei stanno diventando realtà. Già oggi non una sola scuola sarebbe in grado di aprire i battenti senza i contributi “volontari” delle famiglie. La Convenzione insieme alla Costituzione considera tale processo anticostituzionale a partire dagli art. 3, 33 e 34 della nostra Carta Fondamentale, i quali disegnano una scuola dell’obbligo pubblica, laica e gratuita.

4. Il sostegno finanziario statale alle scuole paritarie private è anticostituzionale. La Convenzione chiede la soppressione della Legge 10 marzo 2000, n. 62 che da anni aggira furbescamente il dettato dell’art 33 della Costituzione: “Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato”

5. E’ senza dubbio dimostrata la correlazione fra qualità della formazione e qualità della vita civile, culturale e produttiva di un paese. La Convenzione ritiene che i finanziamenti per la formazione scolastica e universitaria in relazione al Pil debbano essere almeno pari alla spesa media europea e che l’obbligo scolastico debba essere portato a 18 anni di età.

6. Gran parte degli edifici scolastici italiani sono inadeguati e insicuri mentre gli insegnanti sono fra i peggio trattati d’Europa. E’ dimostrato da tutte le ricerche internazionali che là dove si garantisce agli insegnanti dignità economica e condizioni di lavoro adeguate, là dove viene privilegiata la relazione tra gli insegnanti e tra insegnanti e studenti, là dove viene privilegiato il percorso di apprendimento, la qualità dell’insegnamento e dei risultati ne trae un sostanziale vantaggio.

7. E’ proprio nei momenti di crisi che paesi più lungimiranti del nostro per essere credibili, per attrarre investimenti, per progredire, per fare innovazione e depositare brevetti internazionali, per trattenere i migliori cervelli, investono in formazione scolastica, università e ricerca. Si auspica che l’Italia diventi un Paese lungimirante. La Convenzione chiede alla Politica di considerare la formazione scolastica non una spesa sociale ma un investimento strategico per il futuro del Paese e delle persone che lo abitano oggi, come per quelle che lo abiteranno domani.

8. Due leggi di iniziativa popolare sostenute dalle firme di centinaia di migliaia di cittadini giacciono ignorate nei cassetti polverosi del Parlamento: “Per una buona scuola per la Repubbica” e “Tutela, governo e gestione pubblica delle acque”. Le due Leggi propongono un’idea organica di governo di due beni comuni cruciali per il benessere sociale: il sistema scolastico e le risorse idriche. Ci chiediamo e chiediamo, è accettabile che la partecipazione popolare alla formazione delle leggi – prevista dalla Costituzione – sia a tal punto svilita da restare senza ascolto e senza risposta? La Convenzione chiede che le due proposte di legge vengano immediatamente messe in discussione in Parlamento con il coinvolgimento dei due Comitati Promotori. Si propone infine di intraprendere un’azione comune per dare concretezza alle due proposte di legge.

9. La Convenzione, consapevole dell’esperienza maturata in tatti anni di governi e di politiche miopi e senza visione, si impegna in modo solenne ad opporsi con determinazione ad ogni tentativo di demolizione, impoverimento indebolimento dei principi e delle condizioni indicate in questo decalogo.

Per diffondere e sostenere questi principi essenziali la Convenzione, oggi 24 marzo 2012, decide di offrire una casa comune, un’Associazione diffusa, denominata “una nuova primavera per la scuola pubblica”; di dotarsi di una mailing list nazionale, denominata “la rete dei sensibili” e di un “quaderno di lavoro” pubblico accessibile dalla rete. Strumenti di lavoro utili per discutere, proporre, interrogarsi sul “che fare” per l’istruzione pubblica oggi domani e dopodomani. Infine si propone di rendere permanente la “Convenzione nazionale per la scuola Bene Comune”.