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25 APRILE: “Quousque tandem, Donazzan, abutere patientia nostra?”

di Priorità alla scuola Veneto

venerdì 30 aprile 2021, di cesppadova

“Quousque tandem, Donazzan, abutere patientia nostra?”

di Priorità alla scuola Veneto*

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Fino a che punto, è lecito chiedersi, l’Assesssora Donazzan è disposta a spingersi sulla strada dell’oltraggio ai fondamenti della nostra democrazia, dei valori condivisi su cui si fonda il nostro vivere civile? E fino a che punto noi, cittadini/e, docenti della scuola pubblica, uomini e donne liberi/e saremo disposti a non pretendere spiegazioni di fronte all’ennesimo tentativo da parte di un’esponente delle nostre istituzioni, di riaprire in chiave assolutoria la pagina della Resistenza e della Liberazione dal nazifascismo?

Era il 15 gennaio quando Elena Donazzan, dagli studi dell’emittente radiofonica Radio24, intonava goliardicamente “Faccetta nera” - canzone dalla spiccata identità fascista - dicendo di preferirla alla più nota “Bella ciao” - canzone della memoria condivisa, una memoria su cui si è costruita l’Italia del Secondo dopoguerra. Così facendo, l’Assessora con delega all’Istruzione e alle Pari opportunità della regione Veneto ammantava di un’aura di nostalgica desiderabilità un tempo in cui i bambini di origine ebraica venivano espulsi dalle scuole (per finire nei forni crematori) e alle donne veniva impedito l’accesso alle professioni “intellettuali” in quanto considerate costitutivamente, e di conseguenza giuridicamente, inferiori agli uomini. Verrebbe da pensare che non possa esserci persona più fuori posto di così.

E così, di svista in svista, di goliardata in goliardata, siamo arrivati a qualche giorno fa, quando in occasione del 25 aprile - festa della Liberazione dal nazifascismo - Donazzan decide di celebrare le commemorazioni in un luogo non certamente neutro sul piano della rievocazione storica, ovvero presso la foiba Buso de la Spaluga sul monte Corno, a Lusiana. Qui, ci dicono le cronache, durante la Seconda guerra mondiale furono uccisi 14 soldati nazisti. Chi stava commemorando dunque, l’Assessora Donazzan? E con quali accorate parole? Lei stessa si è premurata a spiegare che “da italiani siamo chiamati una volta per tutte a compiere un autentico salto di qualità culturale, mirando a una pacificazione nazionale che consegni definitivamente alla storia quei fatti che videro i nostri connazionali sacrificare la propria vita chi per l’onore d’Italia, chi per la libertà, ma con pari dignità”. Nel momento in cui Donazzan attribuisce, in nome e su procura del popolo italiano, pari dignità ai partigiani che morirono per costruire un’Italia democratica e ai repubblichini di Salò alleati dei nazisti, non sta soltanto mortificando la realtà storica, distorcendo il profondo significato morale delle scelte operate a quei tempi, ma sta anche rinnegando l’insieme dei principi su cui si fonda il nostro vivere associato, quelli sanciti dalla nostra Costituzione nata dall’antifascismo.
Ancora una volta viene da pensare che non possa esserci persona più fuori posto di così.

Perchè essere al proprio posto in Italia significa sapere che nel 1943/45 non c’erano due ragioni equamente valide a confrontarsi; e non c’erano in campo due punti di vista egualmente legittimi ma agivano due forze contrarie, “uomini e no” avrebbe detto Vittorini: da una parte la barbarie del totalitarismo nazifascista, della sospensione delle libertà democratiche, delle leggi razziali e dei lager; dall’altra un desiderio di emancipazione da tutto questo, una tensione civile verso un Paese libero e rinnovato. E non fu quest’ultima la lotta di una parte, ma condivisa. Da insegnanti e storici è infatti nostro dovere ricordare che alla lotta contro l’oppressione nazifascista parteciparono tutte le forze politiche democratiche che clandestinamente erano rimaste in vita durante la dittatura fascista. Furono cristiani e comunisti, socialisti e azionisti, repubblicani e monarchici, uomini e donne stanchi dell’oppressione e della guerra a impugnare le armi che portarono alla Liberazione. Quando Donazzan parla di “pacificazione nazionale” mostra di dimenticare che nessuna pace è possibile se non a partire dalla negazione dei valori del nazifascismo. Mostra - forse per distrazione, forse volontariamente - di non sapere che tra il 1943 e il 1945 in Italia si è combattuta una battaglia fondamentale: quella tra chi pensava un mondo che corrispondesse al nostro Paese attuale, con tutte le libertà sancite dalla Costituzione, fondato su una pluralità di partiti, sul libero concorso delle forze sociali e rispettoso di tutte le libertà, da una parte; e chi invece, dall’altra, armato degli strumenti del peggiore totalitarismo e alleato con i peggiori totalitarismi, tutte quelle libertà avrebbe voluto annientare e rendere vane.
All’Assessora Donazzan, pertanto - da cittani/e italiani/e e da educatori ed educatrici rivolgiamo la nostra sentita e doverosa richiesta di delucidazioni.

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