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Superare la visione economicista ed utilitarista dell’educazione e dell’apprendimento

di Giovanna Lo Presti

mercoledì 17 febbraio 2021, di cesppadova

Patrizio Bianchi ha fatto parte dello staff della Ministra Azzolina per la ripartenza della scuola, quello che ha partorito i banchi a rotelle e non un adeguato piano trasporti. Tanto per carirci. Chi non comprende che il problema della scuola italiana non sta nello sproloquiare di “territorio educante” o di’ “autonomia” ma sta nel ridare praticabilità alla scuola e un indirizzo al processo dell’insegnamento e dell’apprendimentopuò essere un accreditato come buon amministratore - chiediamolo agli emiliano-romagnoli - ma non sta dalla parte di chi vorrebbe una scuola che serva per trasmettere conoscenza al fine di costruire una società migliore. Per riflettere su questo presentiamo uno stralcio di Giovanna Lo Presti tratto dal blog VivaLa Scuola G.Z.

Superare la visione economicista ed utilitarista dell’educazione e dell’apprendimento

di Giovanna Lo Presti da vivalascuola

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Sia ben chiaro: a chi scrive non è mai passato per la mente che sostituire uno schermo all’insegnante sia una buona soluzione. Deprechiamo, però, la messa tra parentesi del contesto pandemico ed abbiamo insistito sulla riduzione a perdita economica dei mesi di chiusura della scuola soltanto per dimostrare che i fautori delle “scuole aperte, subito” non sempre sono buoni compagni di strada.

Naturalmente, gli studenti che in questi giorni protestano per tornare in classe, non hanno coscienza delle posizioni dei molti Gavosto in circolazione, né riescono a vedere i limiti (ingenui e in buona fede o scaltri e in malafede) degli adulti che sostengono le loro rivendicazioni. Nel coro di tanti “esperti” dell’educazione, che altro non fanno che sottolineare la perdita irreparabile che i nostri bambini e ragazzi starebbero subendo suona dissonante e – a nostro avviso – molto più ragionevole la voce (quasi unica!) dello psicoanalista Massimo Recalcati, che mette in evidenza come ogni percorso di formazione si faccia

“con quello che c’è e non con quello che dovrebbe idealmente esserci, si fa con il reale e non con l’ideale. Nel tempo del Covid noi tutti ci siamo confrontati traumaticamente col reale. Ogni formazione avviene attraverso i colpi impietosi del reale. Non c’è mai programmazione ideale, non c’è mai cammino rettilineo, non c’è mai semplice progressione”.

Recalcati individua nel modello di scuola prevalente oggi una

“Scuola che esalta il narcisismo dei figli, che riflette a sua volta quello dei loro genitori: competizione, performance, gara cognitiva. È una rappresentazione tecnocratica della Scuola come Azienda. Ma la Scuola Narciso ha anche un’altra faccia. Quella della Scuola come asilo sociale, luogo di intrattenimento o di parcheggio dei nostri figli. Allora si abbassa l’asticella della prova, si riduce la domanda di sapere, ci si adatta all’apatia frivola dei nostri figli che fanno sempre più fatica ad impegnarsi con rigore e che, nonostante questo, vengono difesi strenuamente dai loro genitori. La Scuola Azienda e la Scuola asilo sociale sono le due facce predominanti della Scuola Narciso che è egemone nella nostra epoca”.

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