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proposta

UNA ESTATE CALDA

per ricominciare

lunedì 29 agosto 2011

Proposta

Un’estate fa, ci trovavamo per mettere nero su bianco alcune considerazioni attorno al mondo della scuola e della formazione, che intitolammo ‘dove sognano le formiche verdi’: voleva essere una proposta di lavoro aperta ai movimenti per mettere a fuoco le problematiche che si ponevano dentro la scuola, l’università, la formazione in generale intesa come bene comune: cadde nel vuoto, se non come esperienza/confronto territoriale che abbiamo cogestito con alcuni di coloro che sono diventati, poi, protagonisti, del sommovimento dentro le università.
Un’estate fa, ...ma sembra il secolo scorso.
L’ipotesi che ponevamo tra di noi e che non abbiamo avuto la capacità di far comprendere e condividere con altri diversi da noi, era l’idea, settoriale, di dare luogo ad un percorso che affermasse l’urgenza degli Stati Generali dell’istruzione/formazione. Un percorso, che poi si è inverato – aldilà della nostra esperienza - sul terreno generale, attraverso l’inedita esperienza, che è stata protagonista della scena politico-sindacale dell’ultimo anno, di “Uniti contro la Crisi”.
Un’esperienza che si è dipanata dalla rottura delle relazioni sindacali a Pomigliano fra la FIOM e Marchionne, con al centro il nodo del superamento del contratto di lavoro nazionale e sua la sostituzione con quello individuale/aziendale, alle grandiose manifestazioni contro la riforma universitaria, alle tumultuose giornate del 14 dicembre, alle occupazioni di strade, autostrade, stazioni, a mille altre specifiche iniziative trasversali di lotta, non ultima quella del 13 marzo, fino allo - tardivo e quasi rituale anche questa volta - sciopero generale di maggio.
Un’esperienza che, noi come rete autorganizzata della scuola nel Veneto, che si riconosce nel portato culturale e sindacale dei Cobas della scuola, abbiamo vissuto in proprio, in autonomia, partecipando a meeting e scadenze, guardati con sospetto, se non ostilità, dal nostro sindacato di base di riferimento, con cui in solitudine, per altro, abbiamo sviluppato una intensa e felice battaglia culturale contro le più retrive derive aziendalistiche della scuola pubblica, che si è sviluppata attorno al tema valutazione/selezione/stratificazione, rappresentato dalle prove INVALSI.
Un percorso, dunque, quello di Uniti contro la crisi, che i sindacati di base, tutti, hanno vissuto come nemico, come una tracimazione di una forma sindacale tradizionale – la Fiom - in un territorio di caccia riservato e proprio del sindacalismo di base, duro e puro; ciò ha rappresentato una gravissima incomprensione del nodo politico sotteso, che ha portato a perdere un appuntamento sociale decisivo in quest’anno politico: l’unico percorso di grande rilievo che ha prodotto conflittualità sociale generalizzata ed una insorgenza diffusa.
Tutti dobbiamo riflettere sul dato di fatto che, questa volta, il sindacalismo di base è stato estraneo se non decisamente ostile, alle iniziative del movimento di lotta, quasi che la difesa del proprio orticello abbia fatto perdere di vista la vera posta in gioco, indicando sempre la pagliuzza degli altri senza accorgersi della propria trave?!
Quest’estate è stata segnata dalla straordinaria lotta in Val di Susa, dove radicamento territoriale, dialogo, caparbietà, radicalità, intelligenza collettiva mostrano, nel concreto, un percorso di ricostruzione sociale altra, un percorso che è stato, assieme all’esito referendario, all’esperimento di Uniti contro la crisi – a Genova 2011 - la fiaccola e il testimone del cambiamento carsico in atto nelle relazioni politiche e sociali da Genova 2001.
Ma quest’estate è segnata da un altro sommovimento straordinario: l’attacco alle condizioni di vita nel cuore di quello che era il modello occidentale di riferimento, un attacco presentato come ineludibile scotto da pagare per aver goduto per anni di agi e lusso, ottenuti con la forza [delle lotte] e non con la fatica [il lavoro]: quindi tutti a stringere egualmente la cinghia.
Smontare qui le motivazioni diffuse a piene mani, con arrogante mestizia, dal sistema di informazione della governance mondiale, europea e italiana, non è precipuo: molti spunti si possono trovare nei contributi sparsi nei siti [globalproject, uninomade, carmilla, sbilanciamoci etc]: la discussione e gli approcci sono diversi ma sempre utili e propositivi.
Quello che sembra accomunare tutti è la diagnosi: siamo ad una svolta epocale, di cambio di paradigma. Nessuno vi può prescindere. Gli esiti sono aperti, in gioco c’è il nostro futuro.
Noi come possiamo collocarci in questo puzzle? Possiamo fare la nostra parte, sapendo che il nodo è principalmente e sicuramente di carattere generale, ma che il settore, il territorio [vedi i contributi di analisi di G. De Michele e di Di Fresco-Vescovi nel sito cesp-pd.it] rimane il nostro humus, percorrendo assieme ad altri, uguali ma diversi, la strada della conflittualità, discutendo e confrontandoci per trovare soluzioni parziali e provvisorie ma condivise che ci aiutino a superare le difficoltà che abbiamo di fronte, evitando di perdere tempo con apparati e/o teste di legno.
Nel Veneto - oltre che un rapporto con i cobas scuola nazionali che rimane sullo sfondo, tanto più oggi, quando, di fronte alla dichiarazione di uno sciopero generale [che non è la panacea ma una prima risposta] convergente da parte del sindacalismo di base e non, tutto tace - abbiamo una lunga tradizione di confronto e dialogo con ambiti di movimento, segmenti sindacali [alcuni di noi sono cofondatori dell’ADL cobas], comitati ambientale e antirazzisti, che rappresenta anche il nostro quid, il nostro valore aggiunto, la nostra anomalia di cui andiamo fieri: si tratta di mettere in valore questa anomalia, questa autonomia di valutazione e di movimento che ci ha sempre caratterizzato ma forse è rimasta sottotraccia.
Proviamo a proporre ai vicentini, veneziani, trevigiani con cui già lavoriamo, la costituzione di una rete strutturata veneta, con un sito di riferimento aperto e condiviso, che si impegni sui temi dell’istruzione presente e futura, che superi le specificità territoriali, valorizzandole in contesto regionale e nazionale.
Questa proposta non vuole ridurre le specificità, le scelte, i rapporti che ciascuna realtà ha definito in questi anni ma arricchirla, produrre un effetto volano alle iniziative positive e offrire un supporto nei momenti di difficoltà, sapendo che possiamo partire contando sulla collettiva esperienza e sulle nostre forze.

Maurizio (Pippo) Peggion, Carlo Salmaso e Beppi Zambon, dei Cobas Scuola – CESP di Padova

Stefano Micheletti dei Cobas Scuola di Venezia

PD-VE, 27 agosto 20011