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Tempo perso e didattica - Centro Studi per la Scuola Pubblica di Padova
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didattica, diritti a scuola

Tempo perso e didattica

di Rossella Latempa e Giovanni Carosotti

martedì 2 febbraio 2021, di cesppadova

Proponiamo l’incipit di questo articolo che trae spunto da una notizia passata su tutti i giornali in cui si metteva l’accento sulla necessità di recuperare il ’tempo perso’ a scuola a causa della pandemia, per fare una disamina del ’detto e non detto’ che ruota attorno a questa definizione di ’tempo perso’. G.Z.

Tempo perso e didattica

di Rossela Latempa e Giovanni Carosotti da roars.it

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L’appello a modificare il calendario scolastico presentato da un’associazione denominata “Condorcet”, circolato nelle ultime settimane e ripreso da siti di settore scolastico, di informazione generalista e da riviste di cultura politica , sembra aver trovato immediata sponda negli ambienti ministeriali, come mai era accaduto in occasioni precedenti. Nonostante l’eccezionalità dei tempi, non si tratta di un’ assoluta novità. La richiesta di modificare il calendario spostando in estate inoltrata la chiusura dell’anno scolastico e allungando i periodi di pausa intermedi, ha infatti re-innescato un dibattito di lungo corso sul tema “scuola aperta” d’estate si, o no. Un tema antico, e con predecessori illustri. Nel 2008 Francesco Rutelli spingeva per una riforma del tempo scuola che riducesse la pausa estiva e “ridesse fiato al turismo” nel periodo primaverile; Mario Monti nel 2013 proponeva di aprire le scuole d’estate riducendo la pausa degli studenti “sulla base della partecipazione volontaria delle famiglie”, garantendo “attività sportive, di recupero, alternative e per la comunità”; anche Giuliano Poletti nel 2015 ricordava l’importanza di combattere l’ozio estivo degli studenti, prevedendo attività di formazione o alternanza scuola-lavoro; e nel 2017 Valeria Fedeli preparava un piano “per venire incontro ai bisogni delle famiglie” (che non sapevano dove sistemare i figli) nei mesi di calura estiva. Infine, è dell’ottobre scorso la proposta del CNEL e dell’ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani) al Senato (vedi qui) che fa riferimento proprio ad una modifica del tempo scuola per ridurre la “concentrazione dei flussi turistici nello spazio e nel tempo, attraverso la destagionalizzazione degli stessi e una ridefinizione dei calendari scolastici e dei periodi di ferie dei lavoratori, guardando anche ad esperienze estere. ”

L’appello dell’associazione Condorcet, tuttavia, pur allineandosi ad istanze precedenti, nasce in una situazione straordinaria, e muove da istanze di tipo didattico. Estensori e primi firmatari sono docenti, dirigenti, accademici ed analisti dell’istruzione; alcuni molto noti, protagonisti del dibattito pubblico sulla scuola. Parliamo di Andrea Gavosto, Carlo Cottarelli, Paolo Sestito, Daniele Checchi, Roberto Maragliano, ed altri ancora. Esponenti di una certa idea di didattica – e dunque di scuola – oggi dominante e in linea con le politiche riformatrici dell’istruzione su scala internazionale. Non c’è dubbio, quindi, che tali personalità riscuotano credito in questa particolare fase storica, come si evince dagli interventi della Ministra Azzolina, che sostanzialmente accolgono il contenuto dell’appello, rimandando la discussione ai governi regionali, in alcuni casi apparentemente già d’accordo (Regione Veneto).
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