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discussione

La scuola si_cura

di Sara Gandini, Maurizio Rainisio, Francesco Cecconi, Marialuisa Iannuzzo, Federica Bellerba, Luca Scorrano

domenica 10 gennaio 2021, di cesppadova

La peer review, come molti sanno, è una procedura di selezione e di validazione di articoli, proposti da membri della comunità scientifica, eseguita da ricercatori e/o specialisti nell’ambito in questione (i cosiddetti referee) che ne valuteranno il contenuto e stabiliranno se il lavoro a loro sottoposto è idoneo per la pubblicazione. Cosa significa “idoneo”? L’esperimento descritto deve seguire correttamente il metodo scientifico e vi deve essere coerenza tra premesse, svolgimento e risultato finale. I revisori stabiliranno, quindi, se lo scritto ricevuto dall’editore per la valutazione è da accettare, da modificare ulteriormente per poter essere accettato, o da rigettare. Le considerazioni presenti in questo articolo ci sembrano di grande interesse anche se sono in attesa, appunto, di validazione. G.Z

La scuola si_cura

di Sara Gandini, Maurizio Rainisio, Francesco Cecconi, Marialuisa Iannuzzo, Federica Bellerba, Luca Scorrano da comune-info.net

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Sabato scorso abbiamo pubblicato su MedRxiv, in attesa di peer review, il primo studio epidemiologico completo sui contagi nelle scuole italiane durante la seconda ondata di Covid-19 (da settembre a dicembre). Il nostro studio, che verrà ora sottoposto a revisione tra pari, vuole capire se la riapertura delle scuole ha favorito la seconda ondata di Covid-19. È stato realizzato attraverso l’analisi dei dati forniti dal MIUR e provenienti da tutti gli Istituti scolastici italiani – il 97% delle scuole italiane, più di 7 milioni di studenti e 700 mila insegnanti – nonché dalle analisi di altre banche dati disponibili.

Tutte le valutazioni sulla relazione tra riaperture scuola e aumento dei contagi finora comparse sulla stampa poggiano su una vaga correlazione temporale, più che su ricerche che indagano possibili legami causali. Abbiamo investigato a fondo su due aspetti: l’indice di trasmissione (il famoso Rt) nelle regioni del paese dove le scuole hanno riaperto in giorni diversi, e i dati raccolti nelle scuole durante questa fase. Analizzando i dati del Ministero che vanno dal 14 settembre al 7 novembre sul 97% delle scuole italiane (più di 7,300,000 studenti e 770,000 insegnanti), abbiamo calcolato l’incidenza dei nuovi soggetti SARS-CoV-2 positivi nel periodo e per settimana relativamente al numero di studenti delle scuole del primo ciclo (elementari/medie) e secondo ciclo (superiori) e personale docente/non docente confrontandoli con l’incidenza nella popolazione di ogni regione.

I dati confermano che l’incidenza di positivi (che non vuol dire malati) tra gli studenti è inferiore a quella nella popolazione generale. Abbiamo anche calcolato quanti nuovi focolai (cioè l’infezione di due o più contatti scolastici stretti) sono stati individuati nel periodo dal 23 Novembre al 5 dicembre tra gli studenti ed i docenti delle scuole materne, elementari e medie. I dati mostrano che a fronte di un elevato numero di test effettuati ogni settimana, i focolai si riscontrano in meno del 7% delle 13.000 scuole analizzate nelle due settimane, un campione molto alto di quasi un milione di studenti. Infatti, meno dell’1% di tutti i tamponi eseguiti a seguito di un positivo a scuola sono risultati positivi. Questi dati indicano che le scuole sono sicure e che gli studenti non sono un bacino di virus: l’incidenza dei positivi, nonostante gli stretti controlli, è più bassa che nella popolazione generale.

L’incidenza dei positivi tra gli studenti è stata trovata inferiore a quella della popolazione generale (incidenza complessiva: 108 / 10.000), indipendentemente dal fatto che si analizzassero le scuole elementari e medie (incidenza: 66 / 10.000), o le scuole superiori (incidenza: 98 / 10.000). L’incidenza di nuovi positivi tra gli studenti delle scuole elementari e medie è stata mediamente inferiore del 38,9% rispetto alla popolazione generale in tutte le regioni italiane tranne il Lazio.

Nel caso delle scuole superiori, l’incidenza di nuovi positivi tra gli studenti è stata inferiore del 9% a quella della popolazione generale, tranne in tre regioni (Lazio, Marche ed Emilia-Romagna). Tra gli insegnanti e il personale non docente l’incidenza è stata due volte superiore a quella osservata nella popolazione generale (circa 220 / 10.000) poiché il numero di tamponi effettuati è molto elevato (“più cerchi, più trovi” è la prima regola delle malattie infettive). Il numero di test per istituto a settimana è variato in media da 7 nella scuola materna a 18 nelle scuole medie, con diverse scuole che fanno ben oltre i 100 test in una settimana durante il tracciamento.

Ci siamo poi chiesti se l’apertura delle scuole avesse favorito l’aumento dell’indice di trasmissione, il famoso indice Rt che ci dice quanto si espande un’epidemia. Gli aumenti dell’indice Rt non correlano con la data dell’apertura delle scuole, anzi: in alcune regioni dove le scuole hanno aperto prima, Rt aumenta più tardi che in regioni dove le scuole hanno aperto dopo, e viceversa. Questo ci ha portato a un’altra, importante conclusione: tenere le scuole aperte, oltre che un dovere civico, è di fatto un ulteriore servizio che lo Stato rende ai cittadini, perché consente un tracciamento altrimenti impossibile a scuole chiuse e permette di individuare i casi asintomatici. Infine, nei mesi di settembre-ottobre (quindi attorno al periodo dell’apertura delle scuole) in una regione campione l’incidenza dei positivi nelle fasce di età degli scolari e degli studenti aumenta solo dopo l’aumento osservato nelle fasce di età 20-30 anni e soprattutto 40-49 anni. I dati internazionali vanno nella stessa direzione: l’OMS afferma che sono stati segnalati pochi focolai nelle scuole dall’inizio del 2020 e la maggior parte delle infezioni riportate negli studenti sono state acquisite a casa, e che negli eventi di cluster scolastici generalmente il virus è stato introdotto da personale adulto.

Alla luce dell’analisi puntuale dei dati sulle scuole in Italia e di queste evidenze scientifiche internazionali, la scuola appare un luogo sicuro, non di contagio.