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Noi abbiamo cura della scuola

di Giovanna Lo Presti

venerdì 18 settembre 2020, di cesppadova

Noi abbiamo cura della scuola

di Giovanna Lo Presti da vivalascuola

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Ormai la misura è colma: la Nota MIUR 1585, che fornisce chiarimenti sui lavoratori fragili, mi ha fatto capire che non ce la posso fare. Sono più forti loro: cento ne fanno e non ne pensano nessuna, sembrano presi da una frenesia di movimento che nemmeno un tarantolato e io non ce la posso fare ad infilzare una dopo l’altra le mille sciocchezze che vengono dette a proposito di riapertura delle scuole, le tante decisioni che vengono prese, le clamorose stupidaggini (ogni essere dotato di media intelligenza le definirebbe tali) scaturite dal pulpito ministeriale. Ed è stata la Nota 1585 a farmi dichiarare la resa: cosa posso fare io a fronte del dottor Marco Bruschi detto Max, il quale se ne esce a tre giorni dall’inizio dell’anno scolastico con una Nota attesa da molti lavoratori e che non fa che menare fendenti sui “lavoratori fragili” mentre sembra tutelarli?

Il 2020, l’anno della pandemia, è stato rovente per la scuola italiana. La difficoltà non ha affatto acuito l’ingegno, anzi: ha dato la stura ad un torrente di sciocchezze, la cui quantità desta, se guardiamo ai mesi appena trascorsi, stupore sincero. Al contrario di quella “fiumana del progresso” di cui parla Giovanni Verga, grandiosa se vista da lontano pur se formata dalle tante meschinità e dagli interessi ignobili che la compongono, gli ultimi mesi di lavoro del MIUR hanno messo in campo provvedimenti pessimi da qualunque punto di vista li si guardi: da vicino non reggono all’analisi, da lontano si configurano più o meno come un enorme mucchio di spazzatura. Bisogna riconoscere che il team ministeriale si è dato da fare. Accanto all’azzimato Max Bruschi la ministra Azzolina ha fatto la sua parte, giorno dopo giorno. Ha appena ricevuto la maglietta da una studentessa con una scritta ruffiana: “Che fatica la vita da ministra!” ma in questa scritta c’è del vero. Faticare avrà faticato, perché riuscire a non dire mai nulla di sensato è un po’ come fare “zero” al Totocalcio – comporta difficoltà simile al fare “tredici”.

Che la ministra fosse portata per imprese di tal fatta, lo si capiva già da prima che assurgesse al trono di viale Trastevere. Su Facebook, il 22 ottobre 2018: “Per chi lo avesse perso, questo il mio intervento di stamattina a Mattino 5. Poter fare riferimento ad Hegel su Canale 5 mi è sembrato un miracolo!!!!“. È notorio che tutti coloro che studiano Hegel e sul comodino hanno Genesi e struttura della “Fenomenologia dello Spirito” di Hegel concludono sempre le frasi con quattro punti esclamativi. Una vera intellettuale!!!!! (ne metto di cinque, di punti esclamativi, chissà che non faccia anch’io carriera). Nel gennaio del 2020, ormai lanciatissima, Azzolina dichiarava: “Quando da studentessa leggevo i classici, come Platone o Aristotele, mi apparivano davvero molto attuali nel loro pensiero. È così anche oggi”. Chi a questa frase infelice non sente correre un brivido di vergogna per interposta persona si preoccupi: forse non sa che l’ha pronunciata una plurilaureata che, dovendo fare una tesi per un master non esitò a stilare una bibliografia con cinque titoli, cosa da far arrossire un ragazzino che presenta la ricerca all’esame di terza media.

Lasciamo perdere altri aspetti più materiali, come il fatto che Azzolina, quando militava nel sindacato ANIEF fosse una fervente sostenitrice delle sorti dei precari. Divenuta ministra (poco tempo dopo) si convertì alla religione meritocratica e fu questa nuova fede che la spinse a mettere in campo scalcinati ed improbabili concorsi che non sappiamo come andranno a finire. Certo, quest’anno per Azzolina è stato un anno di “crescita”. Il 16 marzo, per esempio, dichiarava:

“Ai docenti lo dico chiaro: andate avanti con la didattica a distanza. È il ministro dell’Istruzione che ve lo chiede. E ve lo chiede perché lo chiedono le famiglie e gli studenti. Perché c’è un mondo che sta cambiando repentinamente. Perché c’è un imperativo categorico, direbbe Kant, che dal di dentro, dalla vostra morale, vi direbbe di andare avanti”.

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