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diritti a scuola

VERSO IL 26 settembre MOBILITAZIONI per la SCUOLA di TUTT* e per TUTT*

di Priorità alla Scuola

martedì 1 settembre 2020, di cesppadova

APPELLO AI MOVIMENTI, ALL’ASSOCIAZIONISMO E ALLE REALTÀ SINDACALI: VERSO LA MOBILITAZIONE GENERALE PER LA SCUOLA INDETTA DA PRIORITÀ ALLA SCUOLA PER IL 26 SETTEMBRE A ROMA

di Priorità alla Scuola da euronomade.info

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PRIORITÀ ALLA SCUOLA è un un movimento composto da docenti, student*, personale ATA, genitori e genitrici nato in aprile: da 4 mesi si batte per una riapertura della scuola in sicurezza, in presenza e in continuità e per questo è già sceso in piazza il 23 maggio (in 19 città) e il 25 giugno (in 61 città), con l’appoggio di alcune realtà di movimento e di alcuni sindacati.

Dopo una seconda assemblea pubblica molto partecipata a metà luglio, il movimento ha deciso di lanciare una mobilitazione generale il 26 settembre pomeriggio, da tenersi a Roma, oppure, se mancheranno le condizioni epidemiologiche per una grande manifestazione nella capitale, in tutti i capoluoghi di Regione.

Torniamo in piazza perché ormai è evidente a tutt*, e lo sarà ancor più il 14 settembre, che la scuola non riaprirà come avremmo voluto, e lo farà addirittura in condizioni peggiori della già disastrata scuola pre-covid.

Con questa lettera ci appelliamo a tutte le realtà di movimento, al mondo dell’associazionismo e al vasto universo sindacale affinché prendano in considerazione l’appoggio e la partecipazione alla manifestazione generale del 26 settembre.

L’obiettivo di Priorità alla Scuola è rimettere al centro delle lotte sociali la scuola e l’istruzione, poiché esse sono la base su cui si reggono, si difendono, si (ri)conquistano molti dei diritti fondamentali riconosciuti dalla costituzione italiana. Crediamo che in questo modo le stesse lotte sociali possano risultare arricchite e riqualificate. Senza scuola, infatti, non c’è garanzia dei diritti: dal diritto al lavoro, al diritto alla salute, alla cittadinanza.

L’obiettivo di Priorità alla Scuola è rimettere al centro scuola e istruzione, perché da qui può cominciare un rilancio del welfare smantellato negli ultimi decenni. Un welfare che funziona comincia da una scuola finanziata, spaziosa, con organico triplicato (docente e ATA), che sia inclusiva e consenta e stimoli la crescita umana e politica di tutta la popolazione.

Da aprile manifestiamo non solo per la riapertura delle scuole, ma perché si torni a investire nella scuola pubblica, perché la scuola possa ricoprire quel ruolo centrale all’interno di una società che riteniamo oggi sempre più necessario alle sfide che ci aspettano.

Da aprile cerchiamo anche di smascherare il ricatto tra diritto alla salute o diritto all’istruzione: da mesi sosteniamo che le scuole possono essere i più efficaci presidi sanitari territoriali attraverso la riapertura delle infermerie scolastiche e il monitoraggio continuativo e a campione del personale docente e ATA.

Ora siamo invece alla vigilia di una scuola che aumenterà le disuguaglianze socio-economiche, tra individui, famiglie e territori: a causa di un “Piano scuola” insufficiente per risorse messe a disposizione, contenuti e immaginazione, a causa di “Indicazioni per la gestione di casi e focolai di Sars-CoV-2 nelle scuole e dei servizi educativi dell’infanzia” che, non garantendo un uguale accesso ai tamponi in tutto il territorio né un monitoraggio veloce attraverso test rapidi, determinerà una scuola a singhiozzo, renderà la DAD strutturale invece che emergenziale e accrescerà la già altissima percentuale di donne in Italia che rinunciano al lavoro come conseguenza della scelta di maternità.

Per tutto questo le nostre proteste continuano, così come le nostre richieste. E per questo invitiamo tutte le realtà di movimento che, inevitabilmente, incrociano il mondo e il tema della scuola e dell’istruzione pubblica a manifestare con noi il 26 settembre.

Perché l’incapacità di organizzare l’apertura della scuola in presenza, in sicurezza e in continuità oltre l’emergenza è un problema che non ricade solo sui genitori/trici o sui lavoratori/trici della scuola ma attraversa materialmente tutta la società: l’accesso a una scuola pubblica come si deve è un problema di tutt*.

Perché la scuola come ce la stanno preparando peggiorerà ancora di più la condizione dei soggetti più fragili: migranti, persone con disabilità, persone economicamente e socialmente svantaggiate, provocando un disastro sociale e generazionale senza precedenti.

Perché senza una scuola finanziata la percentuale di precariato nella scuola, già la più alta d’Europa, è destinata a crescere e gli edifici pubblici scolastici, i più precari d’Europa, non faranno che crollare.

Perché senza scuola non c’è relazione né empatia, caratteri necessari alla comprensione dello stretto legame che intercorre tra il sistema di produzione attuale e il disastro ambientale che sta alla base dell’emergenza epidemica di oggi e di domani, come anche del suo legame con il disagio sociale acuito sempre più dall’impoverimento attraverso frontiere, reali e simboliche, di classe, di razza e di genere.

Perché senza una scuola migliorata non si fa fronte alle questioni cruciali del nostro presente: la lotta contro ogni tipo di discriminazione, la conquista di nuovi diritti (compreso lo ius soli), la capacità di confrontarsi con il cambiamento necessario, i rapporti tra generazioni e tra sessi, la giustizia ambientale.

Vi chiediamo di unirvi alla nostra mobilitazione nazionale a settembre, perché la scuola è da trasformare in meglio affinché diventi un presidio contro la violenza e contro le discriminazioni e spazio di prefigurazione di una società più equa e più giusta. Per tutto questo, il 26 il paese si deve mobilitare: per ribadire che la scuola, la conoscenza, la cultura sono un problema di tutt* coloro che vogliono costruire un presente e un futuro migliore.

Auspichiamo l’appoggio e il coinvolgimento di sempre più realtà di movimento per appoggiare le seguenti richieste:

– che una parte cospicua dei fondi del Recovery Fund vengano destinati alla scuola per l’emergenza;

– che ci siano investimenti strutturali definitivi in termini di percentuale del PIL investito per scuola e ricerca, così da raggiungere la media europea (5%) e scalare l’ultimo posto in Europa per abbandono e dispersione scolastica che occupiamo;

– che gli investimenti nell’edilizia scolastica pubblica riguardino il recupero e la manutenzione di edifici attivi fatiscenti come anche la riapertura delle scuole dismesse nelle aree interne e nelle periferie, e nell’acquisizione per uso scolastico del considerevole patrimonio immobiliare pubblico (dello stato e degli Enti Locali) attualmente inutilizzato;

– che ci sia una riduzione drastica e definitiva di precariato nella scuola, il miglioramento delle condizioni lavorative nelle scuole (comprese maggiori tutele ai lavorat* fragili nella fare emergenziale) e maggiori assunzioni affinché la scuola si allarghi e non si assottigli;

– che sia ri-attivata la medicina scolastica come pratica di cultura della salute collettiva, anche attraverso la riapertura in ogni istituto della sala medica con personale adeguato.