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"Ora reinventiamo la didattica"

di Gianluca Gabrielli

lunedì 31 agosto 2020, di cesppadova

"Ora reinventiamo la didattica"

di Gianluca Gabrielli, da repubblica.it

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Non sarà facile quest’anno rientrare in aula, intendo come maestre e maestri. A sei mesi di distanza dall’ultima lezione, entriamo in una scuola completamente diversa, d’emergenza, “distanziata”, costellata di norme di sicurezza e sanitarie che facciamo ancora un po’ fatica a capire.

Diciamo che nella mente di ognuno di noi insegnanti si sta lentamente formando un’idea provvisoria di presenza e azione scolastica che dovrebbe rendere possibile almeno l’abbrivio di questo anno speciale, la prima settimana. Un “prototipo” di maestra o maestro dell’era Covid. Prototipo, perché fin dal primo incontro con le bambine e i bambini questo modello provvisorio muterà inevitabilmente in mille modi e in mille forme, perché il corpo a corpo – pur a distanza – con gli allievi detterà le nuove condizioni della relazione e della didattica.

Sicuramente esistono insegnanti che non troveranno molte differenze tra la situazione pre-Covid e oggi. A questi docenti basterà aggiungere un po’ di disinfettante e un cartellone con le situazioni in cui è obbligatoria la mascherina: il resto sarà la solita classe immobile, atomizzata, disciplinata. Per altri sarà invece un dramma.

Questi ultimi considerano i rapporti concreti tra i corpi come percorsi fondamentali per costruire relazioni affettive tra i bambini, e pensano che queste relazioni siano i presupposti indispensabili per una didattica motivata e cooperativa. Quindi questi docenti faranno i salti mortali e dovranno battere altre strade per costruire in classe una socialità che colmi le voragini aperte tra un banco e l’altro, senza mettere a rischio la salute.

La nuova didattica d’emergenza verrà reinventata giorno per giorno, ricreazione per ricreazione. Per questo forse sarebbe utile un diario collettivo, uno spazio pubblico in cui mettere in comune le esperienze, soprattutto nei primi mesi. Pensiamoci.

Nel frattempo ho pensato che poteva essere utile segnarmi alcune delle pratiche che non potrò realizzare, quelle a cui ero più affezionato, che mi sembravano particolarmente significative dell’idea di scuola di cui momentaneamente sarò orfano. Ne ho scelte tre.

La prima sono le valigie di vestiti, cappelli, occhiali, baffi finti e cinture, borsette e rossetti che teniamo a scuola a disposizione per travestirsi. Mascherarsi è sempre bello, ma anche utile: giocare al teatro, uscire da se stessi per provare un sé diverso o diversa. Come potremo sublimare senza rischiare il contagio?

La seconda pratica sono i giochi a coppie o di gruppo che facevamo in palestra e poi in cortile. Questi percorsi di fiducia e di contatto come ce li inventiamo a settembre?

Terzo appunto: il pranzo a coppie. Ognuno, reciprocamente, doveva dare da mangiare e da bere al compagno. Sono esperienze forti, per imparare ad affidarsi e allo stesso tempo mostrarsi all’altezza della fiducia che si riceve. Quest’anno come faremo?
Ora conviene inventarsi una traduzione giocoforza moderata dell’idea di scuola che è sottesa a queste pratiche, per non smarrirsi fin dall’inizio in questo anno scolastico eccezionale. Forse conviene iniziare dal saluto. Modo indiano? Cinese? Islamico? Tocco di scarpa e colpo di sedere? Fist bump? Gomito? Li proponiamo tutti e invitiamo a personalizzarli?
Su, al lavoro.