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RITORNO A SCUOLA: INTERVISTA a Carmela Palumbo, dir. UST del Veneto

tratto dal mattino di padova

mercoledì 19 agosto 2020, di cesppadova

VENEZIA. «Il 14 settembre si tornerà a scuola. In presenza». Nonostante i tentennamenti degli ultimi giorni, motivati da una curva epidemiologica che inizia a fare paura, ne è praticamente certa la direttrice dell’Ufficio scolastico regionale Carmela Palumbo. Certo, se i provvedimenti appena messi in atto dal Governo sortiranno gli effetti sperati.

Direttrice, siete preoccupati dai dati epidemiologici?

«Sicuramente il fatto che i dati si siano un po’ alzati è un elemento di maggiore inquietudine, ma confidiamo che le misure restrittive appena messe in campo dal Governo possano rimediare. Le vacanze stanno terminando, le persone inizieranno a muoversi meno. Speriamo che da qui al 14 settembre i valori si saranno normalizzati. Certo l’allarme è stato lanciato dal Comitato tecnico scientifico, quindi i rischi ci sono e sono molto concreti».


C’è anche l’ipotesi di non riapertura delle scuole. Cosa pensa accadrà?

«Penso che una decisione tanto drastica sarà presa solo all’accendersi di una quantità molto grande e generalizzata di focolai. Mi auguro che nelle prossime settimane i dati relativi ai contagi non subiranno un’impennata ma, anzi, possano scendere».

Il consigliere del ministro della salute, Walter Riccardi, ha parlato anche di possibili aperture (e chiusure) a macchia di leopardo. C’è questa eventualità anche per il Veneto?

«Sono valutazioni che saranno fatte a partire dai dati epidemiologici. Certo, se in alcuni territori dovesse esserci un’impennata dei contagi, allora si procederà così. Anche in Veneto».

Chiusura delle discoteche e obbligo di indossare le mascherine, in determinate circostanze: si aspettava un intervento del Governo più solerte?

«Preferisco non entrare in questa questione. Penso solo che ci voglia una coerenza generale nelle misure adottate. Se al mondo della scuola sono stati chiesti un grande sacrificio, capacità organizzative e investimenti importanti, lo stesso deve essere fatto negli altri settori».


Parliamo di partite aperte: com’è la situazione sul fronte insegnanti?

«Siamo alle prese con le nomine in ruolo, dei supplenti e dei supplenti nell’organico aggiuntivo. A breve ripartiremo i fondi per questi ultimi: si tratterà di supplenze brevi che potranno gestire direttamente i dirigenti scolastici. A fronte di una platea attuale di 62 mila persone - tra docenti e Ata -, abbiamo chiesto quasi 3.600 insegnanti e 2.800 collaboratori scolastici in più. I professori in aggiunta serviranno a decongestionare le classi, dividendole in piccoli gruppi. I fondi del Decreto rilancio coprono poco meno del 50 per cento di questo fabbisogno, ma con il decreto di agosto otterremo un’altra tranche».

Protocolli e manuali sono un dedalo di norme. Calandosi nelle singole classi concretamente cosa avverrà, secondo lei, a settembre?

«Penso che sarebbe bene fare di tutto per assicurare il distanziamento interpersonale, che mi sembra la misura più applicabile. Più dell’obbligo di fare indossare a bambini e ragazzini una mascherina per cinque ore di seguito, se non nei momenti di transito».


Le scuole venete consentono il rispetto del distanziamento interpersonale?

«Sì, nella stragrande maggioranza dei casi. In poche altre situazioni utilizzeremo dei moduli provvisori: prefabbricati nei cortili, per la cui installazione ci coordineremo con la Protezione civile. Ma poi la gestione sarà in capo ai singoli istituti. Dal decreto di agosto, pare che parte dei fondi andrà agli enti locali».

Manca meno di un mese.

«È una corsa contro il tempo».


Arriveranno i famosi banchi con le rotelle?

«Sì, tra fine settembre e ottobre. In Veneto ne sono stati chiesti più di 50 mila, comprese le sedute didattiche innovative. Quanto alle assegnazioni alle singole scuole, queste saranno comunicate dal commissario straordinario Arcuri».

Questione trasporti?

«Stiamo lavorando con la regione e le singole aziende di trasporto».

Cosa avverrà a scuola di fronte a un presunto caso Covid?

«A breve l’Istituto superiore di sanità diffonderà un protocollo specifico, mentre domani (oggi, ndr) è attesa la pronuncia definitiva del Cts sull’uso della mascherina. Intanto abbiamo chiesto ai dirigenti di prevedere in ogni istituto una stanza dedicata al ricovero degli eventuali sospetti Covid».

I ragazzi di oggi sono quelli che vogliono tornare in aula o quelli che urlano che “Non ce n’è Coviddì”, fuori dalle discoteche?

«Alcune immagini sono state enfatizzate. Credo che la maggior parte dei ragazzi abbia coscienza di quanto successo e non baserei un giudizio generazionale su qualche intervista. Ci sono tanti giovani prudenti, misurati. Se criminalizziamo i ragazzi, allora dovremmo criminalizzare anche tanti adulti». —