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DaD: I COBAS DIFFIDANO IL MINISTRO DALL’IMPORRE...

di Cobas scuola di Napoli

sabato 1 agosto 2020, di cesppadova

I COBAS DIFFIDANO IL MINISTRO DALL’IMPORRE DIDATTICA DIGITALE ORDINARIA E FORMAZIONE OBBLIGATORIA SULL’USO DELLE TECNOLOGIE:

LA LIBERTA’ DI INSEGNAMENTO NON SI TOCCA!

di Cobas scuola di Napoli

Nel corso del suo ultimo, atteso intervento alla Camera (28/07/2020), la ministra Azzolina ha nuovamente eluso le principali e più urgenti questioni relative ai modi e ai tempi del rientro nelle aule, attingendo al ricorrente e piuttosto irritante repertorio di sentimentalismi, stilemi motivanti, proiezioni immotivatamente ottimistiche e formule mutuate dallo stereotipato linguaggio del new public management.

Ancora una volta, la ricerca delle soluzioni concrete è stata scaricata su dirigenti, funzionariato di buona volontà e non meglio individuati enti territoriali, in una presunzione di automatico e “naturale” accordo che sconcerta per il suo ingenuo semplicismo. Di nuovo sono state pronunciate espressioni generiche e intrise di stupefacente dilettantismo, come il reiterato invito a tenere lezioni all’aperto “ove le condizioni climatiche lo consentano”, che sembra farsi beffa delle serie preoccupazioni di genitori, docenti, personale ata e studenti, le cui istanze di dettagliata regolamentazione in merito alla vigilanza, alla sicurezza, ai protocolli da stipulare e seguire – non essendo certo il clima la sola variabile in gioco nella complessa ipotesi di “delocalizzazione” della Scuola – continuano ad essere platealmente ignorate.

Nelle sue dichiarazioni, la ministra mostra di non saper distinguere, all’interno dell’ampio spettro semantico riferibile al termine “scuola”, il senso e il valore istituzionale della parola, che rimanda alla concreta attuazione di quel diritto universale all’istruzione il cui perimetro funzionale, sociale ed educativo è delineato dalla Carta costituzionale.

A fronte di questa confusione concettuale, che si traduce in surrealismo operativo, si registra, tuttavia, la preoccupazione paradossale e quasi ossessiva per gli arredi scolastici, in particolare per i banchi, con o senza rotelle, il cui bando di gara, oggetto di un esposto alla Corte dei Conti da parte del Codacons, non solo lascia fuori a priori le aziende italiane, impossibilitate ad evadere l’ordine (3 mln circa di banchi), ma presenta gravi criticità – tra cui l’assai improbabile tempistica – più volte fatte oggetto di pubblico biasimo.

Eppure, in tanta nebulosità e deplorevole approssimazione, ci sono due obiettivi perseguiti con la massima lucidità, sottratti alla dialettica democratica con una perentorietà che non ammette repliche: l’introduzione della didattica digitale integrata, definita “potente strumento metodologico e didattico, in via ordinaria e straordinaria”, e la formazione obbligatoria dei docenti relativamente all’uso delle annesse tecnologie, la cui valenza “innovativa” viene spacciata per autoevidente, come se fosse un postulato.

Tali punti fermi della monotona narrazione ministeriale, unitamente all’ostinata difesa dei banchi di nuova concezione, che consentono solo l’uso del tablet, lasciano dedurre che i documenti di imminente pubblicazione cui la Azzolina ha accennato nel suo intervento, contenenti le direttive per la riapertura dell’anno scolastico, costituiscano un primo puntello giuridico e fattuale all’ulteriore e ultimativo asservimento della Scuola ai desiderata del Mercato e dei colossi della rete, le cui piattaforme i docenti sono stati costretti ad utilizzare nel corso della quarantena, nonostante esista un’infrastruttura (GARR) nazionale per la didattica e la ricerca, messa a punto, tra gli altri, dal CNR.

Diffidiamo la ministra dall’emanare linee-guida che contemplino, in assenza, peraltro, di un quadro normativo e contrattuale di riferimento, il ricorso ordinario alla didattica digitale e l’illegittimo obbligo, per i docenti, di formarsi su pratiche e strumenti dagli stessi quasi unanimemente condannati, durante e dopo la quarantena, per la loro asfitticità e per le pesanti ricadute in termini di esclusione, impoverimento culturale e disgregazione sociale.

La diffidiamo, altresì, dall’esprimere valutazioni che non competono ai ministri, dal momento che spetta ai docenti e ad essi soli, secondo quanto prescritto (e sistematicamente ignorato!) dall’art. 33 Cost. e dal Testo Unico,stabilire l’idoneità, validità e produttività di una metodologia didattica, in ragione delle contingenti situazioni di contesto, delle platee scolastiche di riferimento, delle materie insegnate e delle opzioni ideologiche e pedagogiche liberamente assunte da ciascun insegnante.

Il compito del ministero, nell’attuale congiuntura, è quello di garantire a giovani e bambini gli spazi, il personale, le tutele e le condizioni per riprendere a frequentare la Scuola in sicurezza e in presenza, non quello di imporre strumenti, contenuti e finalità alla Scuola con un ennesimo “scippo” procedurale, approfittando delle conseguenze di una pandemia i cui sviluppi appaiono (o sono artatamente mantenuti) incerti per tutta la popolazione, disorientata ed esasperata dalla mancanza di un’informazione univoca e trasparente.

I docenti non si lasceranno strappare le loro residue prerogative da un ministero che invoca l’autonomia quando vuole che si supplisca alle sue carenze e agisce, invece, in modo dirigistico e autocratico quando si tratta di consegnare la Scuola ai potentati economici che invocano la soppressione di ogni forma di collegialità e smaniano per ridurre l’educazione che emancipa ad addestramento che abbrutisce.

Riteniamo che la libertà di insegnamento e apprendimento sia il robusto supporto e il potente riflesso del pluralismo, cruciale presidio di una Democrazia non apparente. Per questo, la difenderemo con ogni mezzo.