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Decalogo della (non) scuola che verrà - Centro Studi per la Scuola Pubblica di Padova
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Decalogo della (non) scuola che verrà

di Priorità alla scuola

giovedì 11 giugno 2020, di cesppadova

Decalogo della (non) scuola che verrà

di Priorità alla scuola da https://www.facebook.com/events/641131989950100/?active_tab=discussion

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Decalogo della (non) scuola che verrà, leggendo i documenti ministeriali (i ritardi, le contraddizioni, i ripensamenti e i passi indietro sono negli originali):

1. Assunzioni insufficienti di nuove/i docenti e personale ATA per dividere le classi conciliando il diritto alla didattica e il distanziamento. Difficile reperimento di nuovi spazi, a oggi nessun lavoro di adeguamento degli spazi esistenti di edilizia scolastica (ristrutturazione di spazi dismessi o al momento inagibili all’interno delle scuole);

2. Presenza certa di didattica mista (in presenza e a distanza) nelle secondarie di primo grado (in seconda e terza media) e nelle secondarie di secondo grado (dalla II superiore in poi). Presenza per tutto ciò che è laboratorio o interrogazioni: tutto il resto in Dad (Didattica a distanza);

3. Fine del tempo pieno alle primarie e di tutti i progetti pomeridiani alle medie e superiori (teatro, cinema, musica, giornali scolastici, approfondimenti disciplinari, concorsi) non declinabili in dad;

4. Pochi nuovi inserimenti per nidi e materne;

5. Ingresso del terzo settore nelle scuole dell’infanzia, materna ed elementare per offrire spazi e soprattutto momenti di codidattica. Alle elementari 20 ore su 40: gli studenti della scuola pubblica saranno affidati a personale di associazioni private (scelte in modo soggettivo da Presidi e Consigli di Istituto) non è scuola, è altro;

6. Riduzione oraria da 60 a 40 minuti (tempo insufficiente per bilanciare gli aspetti educativi e quelli didattici, per incontrare gli studenti nelle loro quotidiane esigenze umane ed intellettuali);

7. Mascherina obbligatoria sopra i 6 anni. Banchi distanziati di un metro e laddove impossibile con divisori in plexiglas;

8. Pasto in un box e probabilmente consumato in classe;

9. Ingressi non in orari di punta per le scuole di ogni ordine e grado, ingressi e uscite scaglionati per le secondarie di secondo grado;

10. Per un minimo raffreddore o tosse i/le bambini/e dovranno stare a casa da scuola e alla prima febbre (magari per raffreddamento o influenza) di docenti, personale ATA, ragazzi/e la scuola chiuderà fino a data da destinarsi e si tornerà tutti dove siamo stati in questi ultimi mesi: in casa con la Dad.

In sintesi:

Il tempo pieno (anche se in troppe aree del paese non si conosce nemmeno) e la scuola per come la conosciamo non esiste più: nessun investimento concreto è stato fatto su assunzioni e nuovi spazi. Di conseguenza, gli studenti e le studentesse perderanno ore di scuola e di socialità e i lavoratori e le lavoratrici alla fine saranno ridotti.
La sicurezza resta un fatto individuale: nessun investimento concreto è stato fatto sulla prevenzione sanitaria. Quindi, il personale della scuola sarà responsabile del difficile distanziamennto e uso dei dispositivi di sicurezza e le famiglie avranno l’obbligo di misurare la febbre ogni mattina al/la proprio/a figlio/a.

Al netto, la scuola pubblica per il governo vale meno di una compagnia di volo: le si è destinato la metà di quanto concesso ad Alitalia. Di conseguenza, chi ha i soldi farà uso di scuole private, terzo settore e babysitter, chi non ha i soldi ne avrà sempre di meno perché resterà a casa a colmare un diritto costituzionale che non c’è più.
Al lordo, le mobilitazioni continuano.

#PrioritàAllaScuola