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PROPOSTA di mozione da presentare negli ultimi Collegi - Centro Studi per la Scuola Pubblica di Padova
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didattica

PROPOSTA di mozione da presentare negli ultimi Collegi

di docenti ITT SEVERI di Padova

mercoledì 3 giugno 2020, di cesppadova

Proponiamo qui di seguito la mozione/riflessione sulla didattica e sul essere e fare scuola in tempo di pandemia che è stata approvata nel collegio docenti di questo importante Istituto Superiore di Padova.

Alla Ministra dell’Istruzione on. Lucia Azzolina
Alla Direzione Generale dell’Ufficio Scolastico Regionale per il Veneto Agli organi di stampa locali

I docenti dell’I.T.T. “F. Severi” di Padova, dopo un confronto sulle modalità con cui la didattica ha funzionato in questa fase di emergenza sanitaria, esprimono le seguenti considerazioni e richieste:

  1. Subito dopo l’annuncio della sospensione della didattica del 22 febbraio scorso, molte e molti docenti hanno attivato spontaneamente modalità di contatto con i propri studenti, per fornire stimoli culturali in modo da non perdere del tutto il tempo della sospensione, evitando così che la comunità scolastica si disgregasse in una fase drammatica come questa. Ne è scaturita nel corso dei giorni una didattica di emergenza, attuata attraverso una pluralità di mezzi informatici dalla grande maggioranza del corpo docente. Molte/i hanno dovuto formarsi allo scopo, tutti hanno visto di fatto aumentare il proprio carico di lavoro rispetto al normale funzionamento della scuola, con il venir meno de facto della separazione tra il tempo libero e quello lavorativo.
  1. Nonostante i nostri sforzi e i parziali risultati che pure abbiamo raggiunto, abbiamo sperimentato in questi mesi i forti limiti di questa “distanza” nella relazione educativa, che l’hanno resa meno inclusiva e meno efficace. Siamo quindi in grado di affermare oggi che una “didattica a distanza” non può esistere al di fuori dell’emergenza che abbiamo vissuto.
  1. Esprimiamo quindi preoccupazione per l’intervento normativo messo in atto e programmato sulla “didattica a distanza”, che nel frattempo è diventata un’attività obbligatoria, su cui si continuano a stanziare finanziamenti e che sembra l’unica modalità con cui il ministero dell’istruzione pensa di poter gestire anche l’avvio del prossimo anno scolastico. E’ venuto il momento di affrontare le emergenze che esistevano nell’istruzione ben prima del Covid19 e che quest’epidemia non ha fatto altro che mettere sotto i riflettori: le classi sovraffollate, la mancanza di spazi per l’istruzione, la sicurezza delle nostre scuole, la precarietà di una larga fetta del personale scolastico. Crediamo che affrontando questi problemi si possa andare nella direzione di garantire il diritto all’istruzione, quella vera, fatta in presenza, ai nostri studenti e studentesse.
  1. Chiediamo che da subito il governo ponga in essere investimenti straordinari ed ingenti, invertendo la rotta delle politiche di tagli sull’istruzione pubblica degli ultimi trent’anni. Il numero di alunni per ciascuna classe deve essere ridotto, consentendo sia un maggiore distanziamento fisico all’interno delle aule, che una didattica più efficace e partecipativa. Gli spazi per fare scuola devono aumentare in modo da permettere un rientro a scuola in sicurezza. Da subito vanno trovati spazi pubblici e privati per il rientro a settembre e vanno messe in cantiere le necessarie opere di edilizia scolastica. Deve aumentare il personale scolastico, i docenti, gli assistenti tecnici e amministrativi, i collaboratori, prevedendo un piano straordinario di assunzioni e garantendo da subito un contratto a tempo indeterminato alle tante e ai tanti da troppo tempo utilizzati con contratti precari.
  1. Serve quindi una visione della scuola completamente opposta a quella “a distanza”, opposta a chi pensa ancora una volta di risparmiare sul diritto all’istruzione, tagliando gli orari di lezione (tanto poi si fa lezione “a distanza”), aumentando gli orari di lavoro (doppi turni, lavoro in classe e in remoto ...).
  1. Serve una scuola vera, in presenza e in sicurezza, che richiede risorse per troppo tempo negate a questo settore. Come la sanità pubblica, l’istruzione pubblica va considerata un pilastro della convivenza civile e come tale va prioritariamente finanziata.