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RITORNA IL GIUDIZIO ANZICHE’ IL VOTO ALLE ELEMENTARI

di AA.VV.

mercoledì 27 maggio 2020, di cesppadova

Cambia che ti passa, con un colpo al cerchio e uno alla botte si delinea la stesura definitiva del Decreto Legge che dovra definire il percorso della scuola primaria e secondaria di primo grado e di quella superiore. Oggi, oltre al ritorno del giudizio per la conclusione dell’anno scolastico nella primaria, ci sono delle approssimazioni transitorie positive , nel senso della garanzia di una stabilità per il prossimo anno per una larga fascia di precari. Resta irrisolto il problema vero la ’regolarizzazione’ per oltre 200.000 precari tra insegnanti ed ATA. Senza considerare occupazionali alle necessità indotte dal COVID per il nuovo a.s. Presentiamo qui una parzialissima sintesi di quanto sta maturando e vi proponiamo un - precedente e predittivo - appello di Giovanna Lo Presti, tratto da lapoesiaelospririto.viva la sccuola.it

RITORNA IL GIUDIZIO ANZICHE’ IL VOTO ALLE ELEMENTARI

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Dal prossimo anno scolastico la valutazione finale degli alunni nella scuola elementare non sarà più espressa con i voti numerici ma con un giudizio. E’quanto prevede un emendamento presentato dai senatori Verducci, Iori e Rampi e approvato in Commissione Cultura e Istruzione.

"L’emendamento prevede che nella scuola primaria i bambini non possano essere considerati dei numeri. Dare un 4 può essere un macigno pesante da comprendere mentre una valutazione più complessiva prende in considerazione le caratteristiche del bambino. Ovviamente vanno trovate le parole adeguate e la valutazione va fatta in termini di giudizio sintetico", spiega la senatrice Vanna Iori all’ANSA. "Il giudizio tiene conto della specificità e della individualità di ogni singolo bambino - aggiunge - mentre il voto numerico livella e rende tutti uguali, anche se ci sono diverse motivazioni dietro a quel voto".

Intesa nella maggioranza sulle modifiche al dl sulla scuola. E’ stato presentato l’emendamento a firma del relatore al dl, che sarà messo ai voti in commissione al Senato questa mattina e che sintetizza l’accordo sul concorso straordinario per i precari. Il concorso con la prova scritta si terrà nel corso dell’anno scolastico 2020-2021 - si legge nel testo - e prevede quesiti a risposta aperta. Rispetto alla prima formulazione respinta da Pd e LeU scompare la precisazione del numero dei quesiti.

"Non è soddisfacente al 100% ma è un passo in avanti", dice la senatrice di LeU Loredana De Petris confermando il sì all’emendamento sul concorso per i precari della scuola presentato in commissione a Palazzo Madama, e su cui c’è dunque l’intesa all’interno della maggioranza, e che sarà messo ai voti in mattinata. L’accordo però non convince Francesco Verducci (PD) che ha presentato 3 subemendamenti perché, spiega, "la norma non assicura il gusto percorso per la stabilizzazione dei precari".

Un appello: 10 in pagella a tutti gli alunni della primaria

di Giovanna Lo Presti

È mai possibile che ai maestri delle primarie non sia corso un brivido lungo la schiena dopo aver letto l’Ordinanza che regola lo svolgimento degli scrutini finali? Come si spiega il fatto che non sia ancora sorto un movimento collettivo, trasversale, variegato che chieda che almeno loro, i bambini, siano salvati dal grigio diluvio burocratico che ancora una volta sta sommergendo la scuola italiana?

L’unica spiegazione che ci diamo, in questo momento, è che in troppi insegnanti viva un “valutatore” una sorta di doppio malefico che non vede l’ora di misurare e definire, di circoscrivere il perimetro dell’apprendimento.

Accanto a questo doppio ci deve essere un’altra ombra, quella che scatena la “sindrome da primo della classe”, la quale spinge a credere che, valutando i propri studenti si certifichi anche la propria capacità di lavoro. “Vedi come sono bravo?” – dice l’insegnante vecchio stampo – “sono severo ed ho distribuito tante insufficienze”. “Vedi come sono bravo?” – afferma l’insegnante più “aggiornato” – “ho lavorato bene ed ho dato tanti bei voti”. Qui stiamo esagerando e mettendo in ridicolo, ma il problema c’è ed è grave: insegnare e valutare non sono la stessa cosa ed ogni sbilanciamento a favore della valutazione (che, come tutti sanno, aspira ad una scientificità molto discutibile) è, di fatto un impoverimento del processo dell’apprendere.

Se questo vale in tempi normali, vale tanto più nei nostri tempi eccezionali. I bambini sono stati reclusi ed hanno vissuto questi ultimi mesi con difficoltà. Gli adulti hanno decretato anche per loro la “didattica a distanza”, sebbene l’esposizione di bambini a tablet, smartphone, schermi in età precoce sia stata considerata un pericolo da studiosi autorevoli.

E adesso, dopo averli tenuti in casa e fatti adattare ad una zoppicante “didattica a distanza” li vogliamo “valutare”! Cosa si sentono di valutare i maestri, l’impegno del bambino o della famiglia? Lo sforzo fatto a seconda dello strato sociale di provenienza, particolarmente grande per le classi meno abbienti e meno acculturale? O addirittura “i risultati raggiunti”? O forse i progressi fatti? Inorridiamo pensando ad una schiera di docenti che, anche in questa occasione, vogliono usare il voto, magari “cum grano salis”, giusto per usare un’espressione appena usata dalla Ministra per giustificare la necessaria, ineludibile e provvidenziale chiusura delle scuole.

Quest’anno è andata così: il virus ha ricordato a tutti la fragilità della vita umana ed ha reso ogni ingiustizia ancora più insopportabile, a confronto con il destino tragico dell’umanità.

Chiediamo dunque: dove sono i maestri, quei maestri di cui parla George Steiner? “Anche ad un livello modesto, come quello di maestro di scuola, insegnare, e insegnare bene, significa essere complici di possibilità trascendenti”. E queste “possibilità trascendenti” di cui il maestro è complice si scatenano decidendo per il 7 o per l’8?

Il nostro è un appello, rivolto a tutti coloro che non hanno bisogno delle direttive ministeriali per far bene il mestiere d’insegnare: maestre e maestri, date 10 a tutti i vostri piccoli studenti.

Lo meritano tutti e sarà non una “valutazione” di ciò che sanno ma il ricordo che, tra tutti i sentimenti che un adulto può nutrire nei confronti di un minore, quello della magnanimità è fra i più preziosi. I bambini sono stati bravi, tutti, persino quelli capricciosi e già un po’ guastati dal mondo che li circonda. Se qualche insegnante pignola o pignolo ha ancora dubbi sulla fattibilità del “10 politico” sfogli il PTOF della sua scuola: ci troverà obiettivi altisonanti (ad esempio: imparare ad elaborare un giudizio critico, divenire capace di relazionarsi con gli altri sviluppando atteggiamenti collaborativi, diventare autonomo nella ricerca di informazioni, etc.).

Tutti i bambini sono stati piccoli cittadini collaborativi e meritano il massimo dei voti. La classe docente guardi ai piccoli con un sorriso, che non è il sorriso paternalistico ma è il sorriso di chi appunta scherzosamente una metaforica medaglia (che sarà mai un “10”?) sulla maglietta dei propri allievi, quasi a chiudere un brutto periodo di sofferenza collettiva.

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