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Per una lettura dei risultati del questionario CESP del Veneto sulla “Didattica a distanza”

di Gianluca Maestra per il Cesp del Veneto

giovedì 7 maggio 2020, di cesppadova

Per una lettura dei risultati del questionario CESP del Veneto sulla “Didattica a distanza”

Nell'urgenza di capire cosa stesse succedendo attorno a noi, dalla solitudine delle nostre dimore, mentre nello stillicidio pandemico – come in una degna tragedia manzoniana – qualcuno offre magici infusi, salvifiche pozioni per ogni afflizione, abbiamo deciso di proporre ai “nostri” un questionario sulla cosiddetta “Dad”: capire, consapevoli di indagare solo una piccola porzione di vita prossima che ci circonda – amici e conoscenti, donne e uomini, ragazze e ragazzi che seguono la nostra piccola vetrina “resistente”.

Ecco, forse era meglio non voler capire… rimanere nell’antro della caverna a guardar le ombre allungarsi lungo le pareti…

264 questionari:

una classe di student@;

un grosso condominio di famiglie;

un enorme istituto comprensivo di docenti.

Queste le proporzioni dei discorsi che si possono fare sui dati giunti in nostro possesso.

Il questionario era anonimo. Non abbiamo chiesto età, sesso, genere, usi e costumi de@ nostr@ interlocutor@.

Molte altre domande avremmo voluto fare e non le abbiamo fatte; alcune le domande mal poste, equivoche.

Ma volevamo aprire una breccia, uscire col naso dalla caverna e guardare di quali tetri colori stanno disegnando i confini di questa scuola d’emergenza, di questa “Dad” che già si vuol battezzare a presente e futuro radiosi, calpestando così le macerie della “vecchia” scuola, anche di ciò che di buono era ed è rimasto in piedi – con orgoglio – alle bordate delle recenti e meno recenti “riforme” liberticide e liberiste.

Dunque, cosa accomuna queste tre componenti del vivere scolastico?

Che la “Dad” è un succedaneo, un veleno meno pericoloso del virus e del silenzio, un triste surrogato emergenziale al luogo fisico delle relazioni, al luogo fisico del conflitto, al luogo dei sensi – cinque – che aprono le porte alla conoscenza, all’apprendimento, alla vita di comunità: la scuola. La scuola in presenza, in carne ed ossa.

Questo l’elemento che ci sentiamo di porre all’attenzione.

C’è poi un mormorio, un rumore, un disturbo, un incanto che descrive la “Dad” come un meraviglioso strumento, il migliore dei mondi possibili. Possiamo capire: nella temporanea sospensione del conflitto – temporanea perché non ancora irregimentata – alcuni, pochi per fortuna, tirano un profondo sospiro di sollievo.

Ma la resa dei conti è dietro l’angolo. Torneremo a Scuola: in quegli edifici per lo più vetusti, a quelle aule sovraffollate, a quei riti vecchi e a quelli “nuovi”, ai rapporti ammalati da anni di colpevole incuria, di privatizzazione delle menti e dei corpi, di gerarchizzazione, di mondi oggettivi all’occhio del padrone.

Speriamo di non arrivarci impreparati.

Gli avvoltoi già volteggiano sulla carogna dell’articolo 34.