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VALUTARE al tempo della DaD

di Rossella Latempa*

mercoledì 8 aprile 2020, di cesppadova

VALUTARE al tempo della DaD

di Rossella Latempa da roars.it

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Se c’è una cosa che l’emergenza sanitaria di queste settimane ha messo bene in evidenza è la differenza tra ciò che è veramente indispensabile rispetto a ciò che non lo è. Anche per la scuola. Tutto a un tratto: niente più lezioni, voti, niente più test INVALSI, simulazioni o addestramenti, niente più Alternanza Scuola Lavoro, niente più verifiche. Niente di niente. Dopo una prima sensazione di straniamento, fin dai giorni che hanno seguito prima la chiusura, poi la sospensione delle attività didattiche nelle regioni del Nord e in tutta Italia, è stato presto chiaro quello di cui si sentiva veramente la mancanza: la relazione umana, tra studenti e insegnanti, tra studenti e studenti. Anche se mediati o surrogati attraverso tecnologie più o meno efficaci e diffuse, sono stati il dialogo e l’interazione tra corpi, sguardi e voci ciò che abbiamo cercato e tentato subito di riprodurre, in tempi di isolamento. “Continuieté pedagogique”, la chiamano in Francia, “Didattica a Distanza” – con un nuovo e triste acronimo: la DAD – la chiamano le note ministeriali italiane.

Indipendentemente dalle percentuali dei (frettolosi) monitoraggi dei recenti resoconti parlamentari, è evidente a chiunque, in qualsiasi casa, quanto la scuola italiana si stia mobilitando, ovunque e con ogni mezzo a disposizione. Lo confermano le ancor più stridenti disuguaglianze di opportunità – non solo di dotazione e accesso, di mezzi, spazi e sostegno genitoriale, ma anche di soluzioni e scelte didattiche, orari e impegni, carichi di compiti – che mai come adesso emergono e paiono inaccettabili. Non tutte le case sono uguali, e nemmeno tutte le discipline: condividere pc o tablet con un fratello in cucina è ben altra cosa dal disporre di una postazione autonoma e silenziosa; videolezioni di filosofia e storia dell’arte sono altro rispetto ad ore di laboratorio di pittura in un liceo artistico o di cucina in un istituto professionale. Su tutti questi aspetti, sullo stato di eccezionalità e di emergenza e sui suoi strascichi sulla nostra futura “normalità”, diverse sono state le riflessioni di questi giorni (qui, qui, qui, e qui, ad esempio).

Nell’attesa che il Ministero si assuma la responsabilità di definire un’ipotesi di chiusura dell’anno scolastico, di dare indirizzi comuni sulla valutazione degli studenti e indicazioni sulle modalità con cui verranno svolti i futuri esami di Stato; mentre gli insegnanti si ingegnano con chat e webcam e gli studenti tentano di riorganizzare il loro nuovo “tempo di mezzo” della pandemia, i “piazzisti” dell’istruzione continuano una fiorente attività di propaganda, dalle colonne dei maggiori quotidiani nazionali.

1. La Fondazione Agnelli, il suo direttore e l’ossessione della formazione docenti

La Fondazione Agnelli schiera artiglieria pesante e retorica alla “whatever it takes”: una campagna-progetto, dal nome #restoascuola, per “aiutare scuole e docenti a combattere la battaglia contro la perdita delle conoscenze già acquisite dai loro studenti”, a cui nessuno tra “tutti coloro che abbiano a cuore la formazione delle nuove generazioni” potrà sottrarsi. Insieme alla Fondazione La Stampa – Specchio dei tempi, è stato approntato e reso disponibile un pacchetto di risorse e materiale online utilizzabili, previa iscrizione, da parte di tutte le scuole secondarie di I e II grado.

Il direttore Gavosto non cessa di sottolinearlo – dopo averlo ribadito in più occasioni:

“le analisi dicono che i docenti italiani impegnati a trasformare la propria didattica in senso digitale sono ancora una piccola avanguardia. L’emergenza tuttavia sicuramente farà crescere la consapevolezza che è necessario innovare le pratiche didattiche con un uso mirato ed efficace delle nuove tecnologie; così molti docenti finora riluttanti al cambiamento si avvicineranno volenti o nolenti alla didattica digitale.”

Laddove l’imposizione ideologica finora non abbia funzionato, ci penserà insomma la necessità della pandemia. Volenti o nolenti, dice Andrea Gavosto.

D’altra parte, solo pochi giorni prima, sul portale lavoce.info, lo stesso Gavosto, insieme a Stefano Molina, ci ricordavano, con analoghi toni che

“la preparazione professionale dei docenti alla didattica a distanza è in molti casi inadeguata. [..] È evidente che in futuro la capacità di insegnare online dovrà diventare un requisito obbligatorio per tutti i docenti”,

facendo ancora una volta discendere un’evidenza solo a prima vista incontrovertibile – ma tuttavia priva di ogni fondamento scientifico – da una necessità apparente, dettata dalla contingenza dell’emergenza in atto.

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