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PRECARIATO, RECLUTAMENTO, CONCORSI: la linea politica di Azzolina e Ascani

di AA.VV.*

mercoledì 15 gennaio 2020, di cesppadova

Ci vorrà ancora un mese affinché escano i bandi relativi ai concorsi previsti nella legge Finanziaria 2019/20 per la scuola. Concorsi che sono stati sbandierati come panacea del precariato ma che in realtà ’sistemeranno’ circa 48.000 insegnanti sui circa 180.000 attualmente precari.
Una sistemazione che riguarderà 1 su 6 precari ma solo tra circa 2 anni, il tempo, ad essere ottimisti, di svolgimento e conclusione dei concorsi stessi; per gli altri rimarrà il risultato di ottenere l’abiltazione all’insegnamento, una beffa per i tant* che già lo sono e da lungo tempo.
Nel tempo che intercorre per dar seguito ai concorsi, il precariato sarà accresciuto del numero di coloro che in 2 anni escono dalla scuola per pensionamento. Una cifra che ragionevolmente può essere indicata in 70.000 persone, portando i numeri del precariato attivo nella scuola alla cifra record di 350.000 soggetti.
A fronte di una carenza di offerta per talune materie si andrà a creare una grave situazione di carenze di organico tale da mettere in seria difficoltà le ripartenze scolastiche oltre ad uno scadimento dei percorsi di apprendimento.
E’ questo che si profila solo il boomerang di una gestione incompetente e insulsa oppure è una nuova spallata neoliberista volta alla demolizione della funzione della scuola pubblica e a favore della scuola privata e d’elite?!!
E’ tutto da costruire un discorso generale sul precariato nella scuola che superi il disorientamento diffuso dagli interessi di bottega, dalle più svariate risposte individuali, dalle miopie corporative, dalle scorciatoie autoreferenziali che durano lo spazio/tempo di un mattino.
[G.Z.]

PRECARIATO, RECLUTAMENTO, CONCORSI: la linea politica di Azzolina e Ascani

di AA.VV*

Il decreto scuola recentemente varato dal Governo, sgombrando il campo da possibili deroghe in vista del rinnovo del contratto di mobilità previsto entro marzo 2020 e nonostante le proteste di alcune categorie di docenti che vedono la misura come una forzatura. Sono infatti tanti i docenti che hanno commentato il video della sottosegretaria facendo presente che se si esclude la scuola primaria, per i docenti di medie e superiori non ha alcun senso imporre un vincolo quinquennale perché nessuna classe di concorso è articolata in modo da coprire per un intero quinquennio il percorso scolastico degli studenti. Ma c’è di pi la Ascani non ha assolutamente spiegato come sia conciliabile il vincolo quinquennale esteso anche al divieto di assegnazioni provvisorie che viola le tutele costituzionali previste per l’assistenza ai minori e la tutela delle esigenze di ricongiungimento familiari come abbiamo messo in evidenza proprio in questo articolo di PSN.

La diretta ha quindi toccato i seguenti punti di cui riportiamo la trascrizione della diretta per la parte che ha riguardato la scuola:
– Blocco quinquennale dei docenti di prossima immissione in ruolo;
– Revisione dei percorsi di abilitazione dei futuri docenti;
– Rinnovo del contatto del personale della scuola;
– Chiusura ad ipotesi di riapertura delle GAE;
– Bandi dei prossimi concorsi riservato e ordinario;
– Edilizia scolastica;
– Sistema infanzia 0-6;
Queste le sue parole durante la lunga diretta per ciascuno dei punti sopra elencati a partire dal vincolo quinquennale ritenuto necessario a dare stabilità al sistema scolastico:

“Visto che tanti di voi si sollecitano una questione che quella del blocco quinquennale sulla quale In realtà noi vogliamo provare a porre il problema dal punto di vista degli studenti e della stabilità come sapete benissimo. Noi abbiamo voluto un decreto stabilizzazione dei docenti, non tanto e non solo, perché è giusto dare stabilita a chi ha fatto funzionare la scuola in questi anni e a chi l’ha mandata avanti, ha garantito la qualità anche nel sistema di istruzione del nostro paese ma soprattutto perché noi vogliamo che i ragazzi abbiano dei punti di riferimento stabili. Cioè noi vogliamo che i ragazzi e le ragazze che stanno nelle nostre scuole non debbano cambiare insegnante una volta all’anno. Allora nel momento in cui noi immaginiamo uno strumento come quello che un concorso straordinario e ordinario che ci permettono di immettere circa 50 mila docenti a tempo indeterminato nelle nostre scuole è chiaro che chiediamo nel contempo lo sforzo in qualche modo di restare su quelle cattedre per 5 anni cioè il senso è questo, dare stabilità al mondo della scuola….”

E poi ancora continuando:

“…è chiaro che le singole situazioni devono poter incrociare una disponibilità da parte dell’amministrazione di venire incontro alle storie di vita personali e professionali di coloro che hanno mandato avanti sistema scolastico in questi anni però il senso di quello che viene chiamato blocco quinquennale ma che è semplicemente un patto che si fa tra l’insegnante il suo ruolo determinante per la crescita dei ragazzi e ragazze, bambine e bambini e lo Stato è quello di dare stabilità.”

Per poi concludere

“in fondo noi abbiamo sempre detto, l’ha detto il ministro Azzolina, il giorno del giuramento, noi non vogliamo fare grandi riforme, vogliamo dare al mondo della scuola quella normalità che per troppo tempo è mancata che invece la scuola rivendica, come giusto che sia, perché per far tornare centrale la scuola bisogna anche evitare di avere nuovi strappi, di fare nuove riforme, di cambiare le regole del gioco in corsa, vogliamo dare un po’ di normalità per innalzare la qualità del sistema….”

Successivamente la Ascani ha toccato l’argomento dei percorsi di abilitazione dei docenti chiarendo anche quale sia la ratio che ha portato al concorso straordinario e della discussione sulle modalità per abilitarsi. Queste le parole della Ascani:

“…il percorso abilitante per coloro che sono in terza fascia e io ricordo che all’interno del decreto che noi abbiamo approvato il decreto scuola è previsto che ci sia un concorso straordinario per coloro che hanno 36 mesi e che prenderanno insieme alla cattedra qualora dovessero risultare vincitori l‘abilitazione raggiungendo 7 decimi di punteggio nel concorso. Cioè anche coloro che non dovessero risultare vincitori avranno però la possibilità di abilitarsi. Questa per noi è l’ultima chiamata per un certo tipo di abilitazione perché quello che stiamo immaginando, che in realtà abbiamo cominciato a mettere sul tavolo già con i sindacati da qualche tempo, immaginando un collegato alla legge di bilancio che trattasse proprio le questioni dell’abilitazione, anche qui è una normalizzazione del percorso, un transitorio per garantire, a chi è nel mondo della scuola, di avere un percorso di abilitazione. Dopodiché l’abilitazione non può essere qualche cosa che si prende ogni volta in modo diverso. Quante volte è cambiato negli ultimi anni il sistema in cui ci si è abilitati, non può funzionare così perché non c’è lealtà parte di chi governa nei confronti di chi sceglie per vocazione e per la sua professionalità di fare l’insegnante anche perché questi sistemi non funzionano, allungano il precariato invece che ridurlo e di fatto tolgono quella stabilità che noi vorremmo dare al sistema.

Un passaggio che fa il paio con le dichiarazioni di fine dicembre della Azzolini che aveva parlato di laurea abilitante a numero chiuso per i docenti, quando in una intervista al sole 24 ore aveva affermato “Penso a una laurea triennale per imparare i fondamenti della disciplina A cui aggiungere una laurea specialistica abilitante per chi decide di insegnare. Per me è inconcepibile iniziare a insegnare a 50 anni. Ma serve un percorso certo per arrivarci“. Una intervista in cui la stessa Azzolina spiegava le novità cui si lavorerà da gennaio, subito dopo la Legge di bilancio: “Si tratta di una laurea disciplinare uguale per tutti – spiega Azzolina-. Ad esempio, se voglio fare l’insegnante di matematica comincio a prendere una laurea triennale standard come la prendono anche gli studenti che non vogliono insegnare. Nella specialistica abilitante non si continua a studiare la disciplina, ma come la disciplina va insegnata“.

Tornado alla Ascani ha confermato che di abilitazione si parlerà nei prossimi incontri con i sindacati insieme ad altre questioni aperte dove si discuterà anche del rinnovo contrattuale avendo previsto nella legge di bilancio risorse importanti per garantire a tutti un aumento dovuto in busta paga. Aumento che come ammette la stessa sottosegretaria “non cambierà il tenore di vita ma sarà un riconoscimento del lavoro che gli insegnanti fanno“

Riguardo la riapertura delle Gae ha detto cono chiarezza di essere fortemente contraria perché convinta che quel sistema di graduatorie ad esaurimento, in realtà non abbia risolto un problema, ma l’abbia aggravato con riaperture costanti producendo invece grande frustrazione di chi si è trovato dentro ad aspettare un turno che non arrivava mai. Un sistema complicato che non ha aiutato la scuola né la qualità del sistema di istruzione, assolutamente da non replicare, incentivando la precarietà.

Successivamente la Ascani ha spiegato a che punto è l’iter per i concorsi ordinari e straordinari: “con la ministra Azzolina stiamo definendo i bandi dei concorsi del concorso straordinario e del concorso ordinario che partiranno contestualmente, in un confronto con i sindacati cercheremo di chiudere nel miglior modo possibile per il riconoscimento dei titoli e per tutto quello che in un bando naturalmente deve stare dopo di che, vogliamo partire in fretta perché l’obiettivo”, nonostante le dimissioni del ministro Fioramonti non all’ordine del giorno, è “provare comunque a mettere in cattedra a settembre 24mila docenti del concorso straordinario e ad avviare il percorso al concorso ordinario da mettere il prima possibile stabilmente i docenti a insegnare a tempo indeterminato ai loro ragazzi, che è l’obiettivo che ci siamo dati con questo decreto. Quindi mettiamo subito al lavoro sui bandi…”

Infine sulle specifiche competenze della Ascani ha chiuso il suo intervento illustrando quelli che saranno i suoi impegni con la ripartenza della commissione 0-6 infanzia per fare il punto sui soldi spesi dalle regioni e per immaginare nuovo piano triennale per finanziare i servizi che non ci sono e poi la questione dell’edilizia scolastica convocando subito l’osservatorio sull’edilizia scolastica, la cabina di regia con gli enti locali per capire a che punto si sia con lo stanziamento dei 510 milioni prima di partire con l’altra tranche da 320 milioni.
Si continua dunque a lavorare per mettere in sicurezza i 40.000 plessi scolastici per tantissimi anni non si è fatta neanche la manutenzione ordinaria e tanti edifici sono stati lesionati versando in una condizione per cui hanno bisogno di una manutenzione straordinaria e profonda avendo bisogno di tante risorse che questo governo sta stanziando.

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intervista Ascani da PSN - professionisti della scuola network