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CONCORSI e PRECARIATO - Centro Studi per la Scuola Pubblica di Padova
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diritti & doveri

CONCORSI e PRECARIATO

di AA.VV

venerdì 10 gennaio 2020, di cesppadova

Nonostante che la grande stampa - qui uno stralcio dal corriere.it - cerchi di edulcorare la situazione del precariato nella scuola, possiamo, purtroppo, asserire che neppure per l’anno a venire [a.s.2020-21] la situazione migliorerà. Anzi, se quest’anno la mancanza di docenti per alcune classi di concorso è stata causa di una partenza al rallentatore delle regolari lezioni, il prossimo si avrà un ulteriore aggravamento, determinato se non altro da circa 40.000 ulteriori pensionamenti, che faranno balzare il numero dei precari ad oltre 270.000 se in essi andiamo a conteggiare anche il personale ATA.[G.Z]

CONCORSI e PRECARIATO

di AA:VV*

Sono stati annunciati già due volte e da due ministri diversi: ma toccherà alla neo ministra Lucia Azzolina, che oggi giurerà nelle mani del presidente Mattarella, affrontare il dossier concorsi. Uno straordinario e uno ordinario, per un totale di quasi 50 mila posti, che rischiano di arrivare clamorosamente in ritardo rispetto ai tempi e alle necessità della scuola. Il Consiglio dei ministri di ieri ha licenziato il decreto che ha «spacchettato» i due ministeri - delle scuole di ogni ordine e grado si occuperà l’ex sottosegretaria Azzolina, e dell’università e della ricerca il rettore Gaetano Manfredi- ma sono tanti ancora gli aspetti da definire. Entro il 30 giugno del 2020 dovranno essere adottati i regolamenti di organizzazione dei due dicasteri, i dipartimenti saranno probabilmente ridotti per diminuire l’impatto finanziario,e eil personale stesso sarà suddiviso- 60 all’università, 130 all’istruzione- per lavorare sulle pratiche. Ma quella che preme con più urgenza è proprio quella del reclutamento degli insegnanti.

Anticipati già nell’estate del 2018 dall’ex ministro leghista Marco Bussetti, confermati a giugno del 2019, e poi rilanciati a ottobre dall’ex titolare dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti, i concorsi dovrebbero stabilizzare 24 mila precari con più di tre anni di servizio e portare in cattedra altri 24 mila nuovi docenti. I bandi dovevano essere già pronti a fine anno: ma il decreto omnibus sulla scuola, approvato in prima battuta a ottobre, è stato convertito in legge solo a dicembre. E anche se l’accordo tra sindacati e ministero promette che sarà pronto entro i primi giorni di febbraio, le previsioni sono fosche: le procedure richiedono dai sei mesi (per quello straordinario, che consta di una sola prova) ai 2 anni (per quello ordinario) e le assunzioni immaginate per settembre appaiono al momento impossibili. Anche per i maestri di scuole dell’infanzia ed elementari i tempi si sono allungati: improbabile che a settembre possano esserci le nomine.

Le conseguenze? «Duecentocinquantamila supplenti in cattedra a settembre», immagina la Cisl, secondo cui il prossimo anno rischia di vedere esplodere il fenomeno della supplentite, particolarmente sentito nel campo del sostegno. «Ai numeri già preoccupanti di oggi – sono oltre 185 mila i docenti con cattedre annuali e 40 mila i supplenti temporanei- si aggiunge quota 100 che porterà in 10 anni all’uscita del 50% del corpo insegnanti», nota la segretaria Maddalena Gissi.
«Facili profezie- commenta il presidente dell’associazione nazionale presidi Antonello Giannelli- Il problema non è tanto la firma dei ministri, visto che la struttura amministrativa continua a funzionare. Ma c’è un fatto oggettivo: ogni anno si pensionano 30/40 mila insegnanti, su 800 mila insegnanti uno su 4 non è di ruolo, e visto che con la progressione della carriera i docenti tendono a spostarsi nelle scuole più centrali, c’è il rischio che quelle periferiche inizino l’anno solo con supplenti». C’è un problema di età, insomma, che senza un adeguato turn-over rischia di far collassare il sistema. «Ben il 58% dei docenti italiani, tra elementari e superiori, ha più di 50 anni, contro una media OCSE del 34%- rileva Marcello Pacifico, dell’Anief- Gli ultimi dati internazionali confermano questo andamento: il nostro è l’unico Paese europeo dove in tutti cicli scolastici l’età media degli insegnanti supera il mezzo secolo».
Il punto è che si viene assunti quando si hanno già molti anni (anagrafici e di esperienza) sulle spalle.

*di Valentina Santarpia > corriere.it